CONSIGLIO EUROPEO
Molte decisioni al vertice 18/19 giugno: i risultati si vedranno più avanti
Il fitto ordine del giorno, da trattare come sempre in un tempo limitato (meno di una giornata effettiva di lavoro), non ha scoraggiato i 27 capi di Stato e di governo Ue, convocati il 18 e 19 giugno a Bruxelles per la riunione del Consiglio europeo. I dossier politici e di taglio economico sono passati velocemente al tavolo del summit, che si è concluso con numerose decisioni, i cui riscontri pratici si potranno misurare però solo nel medio periodo.I punti dell’accordo. “Non occorre essere esperti di statistica per comprendere che abbiamo avuto un successo al 100%”: Jan Fischer, premier ceco e presidente di turno del Consiglio europeo (il mandato scadrà il 30 giugno), ha commentato così i risultati del vertice. Lo stesso Fischer ha elencato gli “obiettivi raggiunti”: “In questi due giorni abbiamo approvato le garanzie affinché l’Irlanda possa indire il nuovo referendum per la ratifica del Trattato di Lisbona; è stato raggiunto il pieno consenso sulla persona che potrebbe guidare la prossima Commissione. Abbiamo poi concordato una posizione sul cambiamento climatico in vista del vertice di Copenaghen di dicembre; infine è stato chiarito il quadro per una regolamentazione efficace dei mercati finanziari”. Su questo punto Fischer ha aggiunto: “La presidenza ceca è stata in grado di evitare ogni ritorno al protezionismo in questa fase di recessione”. Per il presidente di turno, “il protocollo per l’Irlanda in realtà contiene garanzie su fisco, neutralità e affari sociali che possono riguardare tutti gli Stati. Esso non cambia di una virgola la sostanza del Trattato”. Rimettere in moto l’Ue. Il primo ministro irlandese Brian Cowen ha confermato la propria soddisfazione. Prima di ripartire per Dublino, ha ribadito la volontà di indire un secondo referendum, dopo quello del giugno 2008 che aveva bocciato il Trattato di Lisbona. Cowen ha sostenuto che “le garanzie vincolanti ricevute dal Consiglio Ue rispondono alle preoccupazioni dei cittadini irlandesi”. Il premier ha fatto cenno allo spirito di solidarietà dimostrato dagli altri Stati, che avrebbero a suo avviso compreso la necessità di confermare che il nuovo trattato non andrà a ledere il diritto interno irlandese sui temi fiscali, sociali ed educativi, del rispetto alla vita, e neppure la tradizionale neutralità dell’isola. “Si tratta – ha aggiunto – di un successo enorme che ha un grande significato per l’Irlanda e per l’intera Unione”; “dopo questo summit sono fiducioso di avere una base solida per tornare dai cittadini e chiedere loro di ratificare” il testo di Lisbona “per rimettere l’Ue in movimento ed eliminando le mistificazioni che sono circolate in occasione del referendum dell’anno scorso”.Per un mercato “etico”. La parola “fiducia” è tornata nelle dichiarazioni rilasciate da José Manuel Barroso, presidente della Commissione: “Sono particolarmente lieto dell’accordo raggiunto in merito alle garanzie per l’Irlanda. Il governo” di Dublino “ha ottenuto tutto ciò che aveva chiesto e può ora rivolgersi ai suoi cittadini invitandoli a dire sì al Trattato” di Lisbona. “E adesso ho fiducia in un esito positivo del voto”. Lo stesso capo dell’Esecutivo – che ha lasciato il summit con in tasca una designazione unanime da parte dei leader dei 27 per un secondo mandato quinquennale -, ha commentato il risultato ottenuto sulla vigilanza finanziaria: “Un mercato etico e sostenibile è anche in grado di creare posti di lavoro. Fino a qualche mese fa erano molti gli scettici sulla capacità dell’Unione di raggiungere una posizione comune su tale punto, eppure ci siamo riusciti”. “Numerosi altri” temi sono passati al vaglio del Consiglio, fra i quali, ha puntualizzato Barroso, “l’immigrazione clandestina e la sicurezza energetica”. Famiglia e diritto alla vita. Più precisamente, nelle Conclusioni della presidenza (documento di oltre 30 pagine che suggella i risultati del vertice), sul Trattato di Lisbona si legge: “Il Consiglio europeo rammenta che l’entrata in vigore del Trattato richiede la ratifica di ciascuno dei 27 Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali” e ribadisce l’auspicio che esso “entri in vigore entro la fine del 2009”. Quindi, facendo riferimento anche alle Conclusioni del summit del dicembre 2008, si conferma che la Commissione avrà un membro per ogni Stato aderente (quindi 27) e si ripone definitivamente nel cassetto il ridimensionamento del collegio, come previsto proprio a Lisbona. Il Consiglio “ha altresì convenuto che le altre preoccupazioni del popolo irlandese” presentate dal primo ministro Cowen “per quanto riguarda la politica fiscale, il diritto alla vita, l’istruzione e la famiglia, nonché la politica tradizionale di neutralità militare dell’Irlanda saranno affrontate con reciproca soddisfazione dell’Irlanda e degli altri Stati membri nel rispetto delle necessarie garanzie giuridiche”. Per far ciò, le Conclusioni prevedono tre appositi “allegati” che lasciano intravvedere un “sì” al Trattato con il referendum d’autunno.