ISLAM IN FRANCIA
Il parere di Azzedine Gaci, presidente del Crcm
La costruzione di “un Islam di Francia” e la necessità di una seria formazione degli imam è il duplice auspicio di Azzedine Gaci, presidente del Consiglio regionale del culto musulmano (Crcm) per la regione Rhône Alpes – Francia, intervenuto alla riunione annuale del Comitato scientifico internazionale della Fondazione Oasis (www.oasiscenter.eu), che si è chiusa ieri 23 giugno a Venezia. Nata nel 2004 per iniziativa del cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola come Centro internazionale di studi e ricerche, e costituitasi quest’anno in Fondazione, Oasis promuove l’incontro e la conoscenza tra cristiani e musulmani. Un’autorità religiosa “multicefala”. “In Francia vivono circa sei milioni di musulmani” ha detto Gaci tracciando una fotografia dell’Islam nel Paese. D’origine essenzialmente maghrebina e africana, ma anche turca, ha spiegato, “questa popolazione, in larghissima misura sunnita, conta dal 10 al 20% di praticanti che compiono regolarmente le cinque preghiere quotidiane, uno dei cinque pilastri dell’Islam insieme alla professione di fede, al digiuno del mese di Ramadan, all’elemosina obbligatoria e al pellegrinaggio alla Mecca”. “In Francia come altrove – ha precisato il relatore – i musulmani non hanno una gerarchia clericale sul modello di quella cattolica, e il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm, nato nel 2003, ndr)” non da tutti viene riconosciuto come “interlocutore unico” delle istituzioni, perché “l’autorità religiosa dell’Islam è multicefala e nessuna personalità, per quanto rispettata, può pretendere d’esprimersi a nome di tutti i musulmani”. Scuole giuridiche e correnti di pensiero. “In Francia – prosegue il presidente del Crcm – tra i musulmani vi sono essenzialmente due scuole giuridiche: la scuola malikita, che riguarda i musulmani originari del Maghreb (Algeria, Marocco e Tunisia), e la scuola hanafita per i musulmani originari della Turchia”, mentre l’Islam “è attraversato da movimenti e correnti di pensiero”. Su due, in particolare, si sofferma Gaci: “i letteralisti, che adottano una lettura ‘letteralista’ dei testi fondatori dell’Islam (Corano, hadith) ai quali intendono adattare il contesto”, e i riformatori “che adottano una lettura contestualizzata” degli stessi testi e “invitano ad adattarli al contesto europeo senza toccare naturalmente i fondamenti dell’Islam”.La “triplice indipendenza”. Secondo il presidente Crcm, “i musulmani di Francia stanno tentando di costruire un ‘Islam di Francia’”, ma esso deve “avere una triplice indipendenza”: essere “libero da influenze straniere nella propria organizzazione, nella costruzione delle moschee e nel dialogo interreligioso; essere indipendente politicamente, finanziariamente e intellettualmente” e infine deve “essere praticato liberamente e senza costrizioni”. Si avverte in particolare “la necessità di creare un istituto per la formazione degli imam”. “I musulmani di Francia, e soprattutto i giovani – sottolinea Gaci -, hanno bisogno di imam che li comprendano, siano come loro impregnati di cultura francese, della sua organizzazione e delle sue tradizioni, parlino la loro lingua” e siano al tempo stesso capaci di “un’interpretazione profonda e autentica dei testi fondativi e di un’adeguata analisi della situazione sociale, politica ed economica nella quale vivono i musulmani nel Paese e in Europa”. Per quanto riguarda l’organizzazione del culto, tra le priorità Gaci indica “la costruzione/ristrutturazione delle moschee”, l’istituzione “di settori musulmani nei cimiteri” e di “cappellanie” nelle prigioni, negli ospedali e nell’esercito. Tra identità e secolarizzazione. “Con i suoi oltre 1.500 luoghi di culto – spiega ancora il relatore -, l’Islam costituisce la seconda religione in Francia”; di qui la creazione nel 2003 del Cfcm, “inedita istanza rappresentativa dell’Islam di Francia” che “non ha funzionato del tutto” ma è stata in grado di resistere “ai tentativi di destabilizzazione ed eliminazione di cui è stata oggetto all’esterno e all’interno della comunità”. Tuttavia ad avviso di Gaci il Cfcm “deve evolvere e trasformarsi. Deve soprattutto imparare a risolvere i problemi e le divergenze che lo minano al suo interno: lotte tra i capi; mancanza di competenza, progettualità e comunicazione; influenze straniere”. Quanto ai Consigli regionali del culto musulmano, essi “costituiscono – spiega – una grande opportunità”. Uno dei loro obiettivi “consiste nel convincere le autorità locali che non esiste soluzione alle difficoltà che vivono attualmente i musulmani di Francia”, se essi non vengono aiutati “a costruirsi un’identità in questo Paese profondamente secolarizzato. Quest’identità passa per il rispetto della dignità di ciascuno – in particolare attraverso la lotta contro le discriminazioni -, la promozione sociale e la possibilità di praticare la propria religione in condizioni degne”. L’esortazione, infine, “al dialogo con chi non è musulmano per cooperare insieme alla costruzione di un futuro migliore per tutti”.