ITALIA
Vescovi di Abruzzo-Molise: i cristiani nel tempo del terremoto
La notte del 6 aprile, alle ore 3,32, un sisma di grande intensità, 6,3 di magnitudo, colpisce e devasta vaste zone dell’Abruzzo, regione situata nel Centro Italia, in particolare il suo capoluogo L’Aquila. Il bilancio finale del terremoto parla di circa 300 morti, migliaia di feriti e 53438 sfollati (al 22 giugno), di cui circa 30 mila ospitati sulla costa adriatica e 23 mila nelle oltre 150 tendopoli allestite dalla Protezione Civile. Tra i primi ad accorrere per portare aiuto alla popolazione anche i volontari della Caritas italiana e di molte diocesi della intera penisola. Una lunga catena di solidarietà, che ancora continua, culminata con una raccolta nazionale di fondi, promossa dalla Cei il 31 maggio scorso, che ha fruttato, fino al 24 giugno, la consistente somma di oltre 20 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 5 che la stessa Conferenza episcopale italiana aveva stanziato subito dopo la catastrofe. Alla ricostruzione materiale si affianca anche quella morale e spirituale: il sisma non ha solo devastato case, monumenti o uffici ma ha anche decimato famiglie, distrutto legami e affetti, spezzando intere comunità ecclesiali, mettendo a dura prova la loro fede. A queste, ai loro fedeli, ma anche a chi non è stato colpito direttamente dal sisma, si rivolgono ora i vescovi della Conferenza episcopale delle regioni Abruzzo-Molise (11 diocesi), con un sussidio dal titolo “Il Dio vicino – Vivere con fede il tempo del terremoto” (testo integrale in .pdf: clicca qui) che ripropone un analogo documento redatto in occasione di un altro sisma, quello del 1980, in Irpinia (Sud Italia) con circa 3000 morti.Lo schema. Il documento presenta delle schede per “la riflessione, il dialogo e la preghiera, utili ad aiutare la lettura di fede degli eventi accaduti”. Ciascuna scheda comprende tre punti: alla costatazione di fatti e problemi (I fatti), segue il richiamo di testi biblici particolarmente significativi e un avvio di valutazione alla luce di essi (Il confronto), per concludere con questioni e proposte operative (L’azione). Le tematiche si raggruppano intorno a tre momenti: il terremoto, l’emergenza, la ricostruzione. Sul primo momento – il terremoto – le schede riguardano le responsabilità di Dio e quelle degli uomini, sul secondo – l’emergenza – affrontano l’emergenza come ora della comunione, della corresponsabilità e della speranza, sul terzo – la ricostruzione – parlano delle mete della ricostruzione e della via difficile per perseguirla.I tre momenti. “Di fronte all’evento di dolore e di morte” quale è stato quello del terremoto il sussidio “richiama il mistero pasquale per evidenziare la paternità e la fedeltà di Dio contro ogni immagine moralistica di giudizio e castigo” mentre “dinanzi agli egoismi umani smascherati dal terremoto” evidenzia l’impegno dei cristiani “per la giustizia alla luce dei profeti e della libertà di Gesù di Nazaret”. Relativamente all’emergenza questa viene vista come “ora della comunione e della corresponsabilità”: “contro la facile tentazione dell’isolamento egoistico e dell’abdicazione dall’impegno per gli altri, si propone la carità evangelica come caricarsi gli uni i pesi degli altri e camminare insieme”. Da qui la visione dell’emergenza come “ora della speranza”: “contro la disperazione e la rassegnazione passiva si richiama la speranza cristiana come stimolo a gestire in prima persona il futuro fidandosi di Dio”. Il sussidio mette anche in guardia i fedeli dal rischio di ridurre “le mete della ricostruzione al solo bisogno materiale immediato (riavere una casa)”, evidenziando “l’integralità della visione cristiana che tende a ricostruire l’uomo e la comunità”. La via della ricostruzione, si legge, “è difficile”: “contro egoismi, accaparramenti, impazienze e lentezze si propone la vigilanza cristiana come disponibilità al sacrificio e pungolo critico verso ingiustificati ritardi”. I cristiani e la ricostruzione. In altre parole, l'”obiettivo primario per i cristiani impegnati nella ricostruzione è la ricostruzione della comunità, che abbia reali possibilità di vita e in cui ciascuno ritrovi se stesso. Occorre tracciare itinerari, pedagogicamente efficaci, per far maturare un atteggiamento di costante ricerca del Regno di Dio. Questa ricerca, in concreto, significa mettere al primo posto la ricostruzione della comunità; rifiutare le scelte contrarie, quelle cioè che soddisfano desideri egoistici o di beni puramente materiali; richiedere interventi in favore dei più poveri fra i poveri; mettere tutti in grado di vivere con il proprio lavoro; creare condizioni di vita in cui sia possibile l’esercizio dell’attività intellettuale e spirituale”. Ma la ricostruzione “non può avvenire senza un impegno in prima persona delle popolazioni direttamente interessate. È anche importante trovare la strada per esprimere sostegno a quanti personalmente e coscienziosamente sono impegnati nell’amministrazione della cosa pubblica; per promuovere l’uguaglianza dei cittadini, denunciando chiaramente clientelismi e ruberie; educarsi a chiedere conto a quanti hanno responsabilità pubbliche (programmi precisi, scadenze di tempo da rispettare, verifiche, ecc.).