CHIESA E FAMIGLIA

Quel vento di profezia

Il matrimonio nelle parole del card. Bagnasco

“Come credenti che vivono nella storia a modo di lievito e luce, non possiamo non desiderare che i giovani che guardano al matrimonio trovino anche l’aiuto dell’intera società dove vivono e di cui sono parte viva”. Quindi “il contesto socio-culturale dovrebbe accompagnare i giovani in generale nei loro progetti di vita”. È uno dei pensieri offerti il 25 giugno dal card. Angelo Bagnasco nell’omelia della messa celebrata al termine della seconda giornata del convegno Cei “Insieme verso le nozze. La preparazione al matrimonio” al quale partecipano circa 400 delegati tra famiglie con bambini, sacerdoti, cardinali e vescovi. Il convegno in corso a Cotronei (Kr) si concluderà domenica 28 giugno. Di seguito alcuni stralci dell’omelia del presidente della Cei, card. Bagnasco.

Ideali alti e nobili. “Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti”.
“Dobbiamo onorare quella moltitudine silenziosa che vive ogni giorno questi ideali umani ed evangelici, con umiltà e concretezza, senza clamore e riflettori. Moltitudine che esprime il vero ethos di fondo del nostro popolo e che è aliena da derive ed eccessi di qualunque tipo siano”.

Costruire la vita sulla roccia della famiglia. “Occorre costruire la vita sulla roccia della famiglia in quanto tale: è questa un soggetto preciso e peculiare, cellula fondamentale e ineguagliabile della società, e – in quanto tale – bisognoso di fondamento stabile e di criteri certi e veri, ma anche soggetto di doveri e di diritti precisi”.
“Dalla persona e dalla famiglia debbono derivare una cultura e una società coerenti che ispirino e incarnino quell’umanesimo plenario che il Vangelo ispira, sostiene e garantisce ovunque approda nel mondo ed è accolto dal cuore dell’uomo”.

La maternità della Chiesa. “Voi siete una particolare espressione della maternità della Chiesa che si fa prossima a coloro che si preparano a realizzare il loro sogno di amore: sogno che si fa progetto di vita e, con il sacramento del matrimonio, diventa impegno e luogo di grazia per gli sposi, per la famiglia, per la comunità cristiana e per l’intera società. Nel cuore della coppia e della famiglia fondata sul matrimonio sta la sua vocazione di grembo naturale della vita, di prima scuola di umanità, dove le diverse generazioni imparano ed esercitano ogni giorno il gusto e le virtù del vivere non solo accanto ma, ben di più, insieme nel segno delle diverse sfumature dell’amore: dono e perdono, concretezza e sacrificio, pazienza e quotidianità, gioia e dolore…”.
“Il Magistero della Chiesa si è speso senza risparmio nell’approfondire questa realtà tanto decisiva e centrale per la vita dei singoli e della comunità stessa. Possiamo dire che ne parla con quel vento di profezia che è particolarmente necessario e urgente nel mondo contemporaneo, nel quale la realtà della coppia, del matrimonio e della famiglia, ma direi dell’amore nel suo complesso, sembra essere affrontata dalla cultura e dal costume in modo relativistico ed emotivo. Come se il valore oggettivo di certi beni fosse vecchio e superato, e la ricaduta generale delle scelte personali non esistesse o, quanto meno, fosse irrilevante”.

La bellezza umana e sacramentale.
“La bellezza umana e sacramentale del matrimonio richiede tutta la nostra attenzione di Chiesa e da sempre la cura della coppia e della famiglia fa parte integrante della nostra pastorale”.
“La preparazione al matrimonio deve avere un chiaro impianto catecumenale, vale a dire che deve essere un’occasione per riscoprire la fede, per incontrare il Signore. È, infatti, nel dinamismo dell’incontro con lui che la bellezza e l’impegno del matrimonio cristiano può essere colto e vissuto”.
“La preparazione al matrimonio richiede anche una comunità cristiana e vitale, chiede cioè un contesto che lasci intravedere il volto di Cristo, il rapporto sponsale tra lui e la sua Chiesa. Si tratta non tanto di interrogarci su quali iniziative particolari siano da inventare e da svolgere nelle nostre comunità, ma soprattutto curare l’attenzione e l’affetto verso chi si prepara alle nozze e si dispone a creare un nuovo nucleo d’amore che riguarda i due ma che riguarda la comunità cristiana e la società tutta. Questa attenzione affettuosa, questo sguardo del cuore, si sente e si avverte, diventa come un grembo che accompagna e che genera. Tutto ciò è indispensabile in sé e per noi doveroso”.