BENEDETTO XVI

La fede adulta

Le attese del mondo, la testimonianza di S.Paolo” “

Ha voluto lui stesso mettere fine alle voci sulla data e sui rinvii della terza enciclica la "Caritas in veritate", dedicata ai temi dell’economia. Papa Benedetto all’Angelus, nel giorno della festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno) – è anche la data dell’enciclica stessa – annuncia che è "ormai prossima" la pubblicazione del suo testo che riprende le tematiche sociali contenute nella "Populorum progressio" di Paolo VI, diffusa nel 1967. Si attirò diverse prese di distanza quel testo paolino perché troppo critico sui temi dell’economia di mercato e del capitalismo. Un testo, la terza enciclica di Papa Ratzinger, che si pone in continuità anche con la "Centesimus annus" di Giovanni Paolo II, che non contemplava la questione della globalizzazione, tematica che nasce con il vertice G6 di Rambouillet, in Francia, del 1975 e che ha bisogno di diversi anni per essere compresa nella sua complessità. Manca dunque nel testo wojtyliano questo riferimento, tanto che lo stesso Giovanni Paolo II avrebbe voluto trattarlo in un documento nel 2001, ma la sua salute sempre più fragile gli impedì di realizzare questo suo desiderio.
Papa Benedetto affronta, dunque, le grandi novità arrivate nel mondo dell’economia e messe in evidenza dalla crisi che l’Occidente si trova ad affrontare; e la rotta da seguire, sembra dire il Papa nell’Angelus, è quella del bene comune: l’enciclica, afferma infatti, "intende approfondire alcuni aspetti dello sviluppo integrale della nostra epoca, alla luce della carità nella verità". E già mettere insieme carità e verità non è un passaggio secondario nella elaborazione culturale del Papa. Spiega poi ancora che il testo, affidato alla preghiera dei fedeli, vuole essere un "ulteriore contributo che la Chiesa offre all’umanità nel suo impegno per un progresso sostenibile, nel pieno rispetto della dignità umana e delle reali esigenze di tutti".
Interessante notare che il Papa parla di ulteriore contributo, cioè di un documento che si inserisce nella continuità dei testi della Chiesa che trovano eco proprio nella dottrina sociale, e, dunque, a partire da quel testo storico di Leone XIII, la "Rerum novarum". Secondo aspetto interessante, è il fatto che l’enciclica dovrebbe essere diffusa alla vigilia del G8 dell’Aquila e, dunque, un testo che in qualche modo vuole dare subito ai leader chiamati ad affrontare la crisi economica in atto. Poi, ulteriore passo, potrebbe essere il Papa stesso a dare il testo dell’enciclica ad alcuni capi di stato e di governo che vedrà prima delle giornate di riposo in Valle d’Aosta: il 10 luglio sarà la volta di Barack Obama, ma prima di lui in Vaticano arriveranno il premier giapponese Taro Aso, il primo cattolico a guidare il governo del Giappone, il 7 luglio, e il premier australiano Kevin Rudd, il 9 luglio. Dopo il presidente degli Stati Uniti varcherà il Portone di bronzo il capo del governo canadese Stephen Harper.
Un altro annuncio sembra indicare la volontà di Benedetto XVI di dire personalmente le cose cui tiene in modo particolare e che vuole affidare all’attenzione dei fedeli e della Chiesa tutta. Lo fa nella basilica di San Paolo fuori le mura, chiudendo il 28 giugno l’Anno Paolino. L’altare centrale della basilica espone in una teca alcuni anelli delle catene che tenevano prigioniero Paolo. Poco più sotto il sepolcro, ora meglio visibile, protetto da una grata. Ancora più in basso, un tratto dell’antica strada romana, la via Ostiense. La tradizione vuole che sia la tomba dell’apostolo delle genti, insieme a San Pietro patrono di Roma. Papa Benedetto nell’omelia fa, dunque, un annuncio senza nascondere la sua profonda emozione: "Nel sarcofago, che non è mai stato aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo e il secondo secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo".
Dopo questo annuncio, che farà parlare il mondo scientifico, Benedetto XVI si sofferma sulla figura di Paolo per evidenziare che la fede adulta che lui proclama oggi è intesa soprattutto come uno slogan, una sorta di atteggiamento di chi "non dà ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere", una fede "fai-da-te", insomma, che si esprime anche contro il magistero mentre ci vuole "coraggio per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo schema del mondo contemporaneo" perché è proprio questo non conformismo che Paolo chiama fede adulta. "Il mondo è sempre alla ricerca di novità, perché con ragione è sempre scontento della realtà concreta. Paolo ci dice: il mondo non può essere rinnovato senza uomini nuovi. Solo se ci saranno uomini nuovi, ci sarà anche un mondo nuovo, un mondo rinnovato e migliore".
La fede adulta di Paolo diventa anche messaggio che Benedetto XVI rivolge ai 35 arcivescovi metropoliti che hanno ricevuto dalle sue mani il Pallio, la stola bianca, segno di particolare legame con il Papa. Ricorda ai vescovi che essi hanno il compito di custodire il gregge, i fedeli, e condurli al pascolo giusto. Devono essere testimoni e mostrare la presenza di Dio nel mondo. Devono saper resistere ai nemici e ai lupi: "Come pastori del nostro tempo abbiamo il compito – afferma il Papa in San Pietro, il 29 giugno – di comprendere noi per primi la ragione della fede. Il compito di non lasciarla rimanere semplicemente una tradizione, ma di riconoscerla come risposta alle nostre domande". Questo perché il vescovo è un "sorvegliante", un custode, certo non inteso nel senso di guardia carceraria; un custode che ha come compito evitare che l’anima nell’uomo si immiserisca; far sì che l’uomo non perda "la capacità per la verità e per l’amore. Far sì che egli venga a conoscere Dio, che non si smarrisca in vicoli ciechi". Una fede adulta come dice Paolo, dunque; che "non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente", che "si oppone ai venti della moda" perché sa che "non sono il soffio dello Spirito Santo".

Fabio Zavattaro