Europarlamento: 367 neodeputati sono “matricole”Il Parlamento europeo, la cui composizione è stata definita dal voto popolare del 4-7 giugno, si troverà per la prima seduta plenaria nei giorni 14-16 luglio nella sede principale di Strasburgo. Il giorno precedente è stata fissata una cerimonia informale per un saluto ai deputati uscenti, che sono circa la metà dell’intero emiciclo. Infatti i deputati rieletti sono complessivamente 369, mentre le “matricole” risultano 367 (anche se per alcuni Paesi la lista degli eletti non è ancora ufficiale e sono possibili rinunce al mandato europeo per conservare cariche istituzionali nazionali). “Malta è il Paese che conferma più deputati uscenti, ossia 4 su 5 – si legge in una nota del Parlamento -, mentre il turnover più significativo si registra in Lituania, dove i tre quarti degli eletti sono novizi in Europa”. La danese Emile Turunen, classe 1984, a soli 25 anni è la più giovane eurodeputata; il parlamentare più anziano è invece l’italiano Ciriaco De Mita, di 81 anni, già europarlamentare per due legislature. Sarà dunque lo stesso De Mita, in qualità di deputato anziano, ad aprire la seduta del 14 luglio, come stabilito dal Regolamento del Parlamento. Secondo i numeri diffusi dall’Assemblea, appare in aumento la percentuale di seggi “al femminile”, con il 35% di donne elette, contro il 31% del Parlamento uscente. “Senza troppe sorprese, è la Finlandia a eleggere il maggior numero di deputate: oltre il 60%” dei suoi esponenti. “Fanalino di coda Malta, che non manda a Bruxelles nemmeno una rappresentante femminile”. Aumenta anche il numero di ex premier a Strasburgo (fatto ritenuto positivo, nel senso di un crescente interscambio tra le istituzioni comunitarie; ciò vale anche per il passaggio da deputato a commissario e viceversa): oltre a De Mita, ex premier a Roma, figurano il polacco Jerzy Buzek, uno dei possibili candidati Popolari alla presidenza del Parlamento, gli ex premier lettone, lituano, finlandese, romeno e sloveno. Per il Belgio figurano invece due ex capi di governo: il cristiano-democratico Jean-Luc Dehaene e Guy Verhofstadt, eletto nei giorni scorsi presidente del gruppo dei liberaldemocratici. Presidenza Ue: la Svezia “accetta la sfida” Entrano nel vivo i lavori della nuova presidenza di turno del Consiglio europeo, dopo il passaggio di testimone avvenuto il 30 giugno tra il governo ceco e quello svedese. Il 1° luglio l’Esecutivo presieduto da Fredrik Reinfeldt ha ricevuto a Stoccolma la visita della Commissione per programmare i prossimi mesi di lavoro ed è ora atteso a Strasburgo dal 14 al 16 luglio per un primo contatto con l’Europarlamento, benché l’ordine del giorno dei lavori dell’Emiciclo sarà fissato solo il 9 luglio. “La Svezia ha ispirato molti dei nostri valori europei, ad esempio per quanto riguarda i diritti sociali, la solidarietà, i diritti dell’uomo e la trasparenza. Sono certo che questi principi saranno i motori del nostro lavoro durante i prossimi sei mesi”. José Manuel Barroso, presidente della Commissione, si è così espresso in margine alla visita ufficiale nella capitale svedese. Barroso ha avuto un colloquio personale con il premier Fredrik Reinfeldt, mentre i singoli commissari hanno incontrato i ministri per colloqui a tema (energia, economia, allargamento, sicurezza, intercultura…). Barroso ha segnalato la necessità di “pervenire a nuovi accordi su scala mondiale relativi alla crisi economica e al contrasto ai cambiamenti climatici”. “Si tratta – ha affermato Reinfeldt – delle due priorità della presidenza svedese”, il cui motto è “La Svezia accetta la sfida”. Margot Wallstrom, commissaria svedese e vicepresidente dell’Esecutivo, dal canto suo ha spiegato: “Detenere la presidenza Ue non è un compito facile dato che la questione istituzionale”, ossia il Trattato di Lisbona, “non è risolta. Occorre però concentrarsi sui temi principali, prendere le cose per tempo, pianificare l’imprevedibile, essere flessibili, sapendosi adattare alle varie situazioni”.Fischer (Repubblica ceca) elenca i successi del semestre”La forza della presidenza non dipende dalla taglia del Paese che l’assicura, ma dalla sua attitudine a discutere e ad animare il dibattito nell’interesse dell’Unione europea nel suo insieme”: Jan Fischer, premier ceco, si è congedato il 30 giugno dal ruolo di presidente di turno dell’Ue, sottolineando alcuni aspetti del semestre appena concluso, ringraziando, per la collaborazione ottenuta, gli omologhi degli altri 26 Paesi membri, la Commissione, ma tralasciando di menzionare il Parlamento Ue. Tra i successi che Fischer ritiene di aver raggiunto, appaiono la buona riuscita del summit del 18-19 giugno, che ha varato le “garanzie” per lo svolgimento del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona, l’accordo sulle misure per fronteggiare la crisi finanziaria, la preparazione del vertice di Copenaghen sull’ambiente e il dopo-Kyoto, la candidatura di Barroso per un nuovo mandato alla Commissione.