CARITAS IN VERITATE

Per una coscienza collettiva ” “

Lavoro: globalizzazione come “umanizzazione solidale”

“Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune”. È l’appello lanciato nella “Caritas in veritate” (n.71), in cui Benedetto XVI afferma con forza che non si può affrontare la questione sociale senza riferirsi alla questione etica, perché “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica” (n.75). “Il primo capitale da salvaguardare e da valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”, ammonisce il Papa (n.75), che tra le priorità indica “l’obiettivo dell’accesso al lavoro” e ricorda che “i costi umani sono sempre anche costi economici” (n.32). Sulle conseguenze che ciò comporta nell’ambito sociale e del lavoro – non solo in tempi di crisi – abbiamo rivolto alcune domande a mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro.

“Il primo capitale da salvaguardare è l’uomo”, è una delle affermazioni di fondo della “Caritas in veritate”. Un forte monito anche al mondo del lavoro…
“La vocazione dell’uomo è quella di riconoscersi creatura amata da Dio, ed è proprio a partire da questo grande amore e dalla forza della verità che viene dal Vangelo che ognuno di noi si relaziona agli altri. All’interno del vasto mondo delle relazioni, di cui il Papa parla diffusamente nell’enciclica, si colloca quell’orizzonte di fraternità che per Benedetto XVI deve caratterizzare l’intero ambito del vivere sociale, e dunque anche il mondo del lavoro. Va da sé che se si assumesse davvero, e fino in fondo, questa prospettiva, si ribalterebbe la visione oggi prevalente del mondo del lavoro, dominato dalla logica del profitto a tutti i costi”.

Come coniugare, nell’ambito lavorativo, carità e verità?
“Nel magistero del Papa, a partire dalla sua prima enciclica, la Deus caritas est, mettere insieme carità e verità significa optare per una carità che non diventi sentimentalismo, e per una verità che non si riduca a puro raziocinio, ma mostri il vero volto del cristiano, che è poi il vero volto di Dio rivelato in Cristo, verità e amore. Sta in questo binomio carità-verità la radice e la sorgente ultima di ogni opera di umanizzazione della società, urgente e necessaria anche in un ambito decisivo come quello del lavoro”.

Nell’enciclica l’obiettivo dell'”accesso al lavoro” viene indicato come “priorità”…
“Il Papa tratta a tutto campo della questione del lavoro, inquadrandola all’interno delle trasformazioni economiche e finanziarie ma anche della crisi in atto, e non manca di segnalare questioni come quella della mobilità e della flessibilità giudicandole dei passi importanti, a patto però che non si trasformino in situazioni di insicurezza permanente, e dunque fonte di vero e proprio disagio per i lavoratori e le loro famiglie”.

“I costi umani sono sempre anche costi economici”: secondo lei quella del Papa è un’affermazione condivisa, in tempi di crisi come questi?
“A mio avviso, le parole del Papa in questo ambito non sono ancora diventate coscienza collettiva. Basta pensare alla piaga della disoccupazione, ancora più drammatica in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo, e stigmatizzata da Benedetto XVI non solo a livello, appunto, di costi economici, ma proprio e sostanzialmente in termini di costi umani, e molto concreti, che comporta. Di qui la necessità di una maggiore valorizzazione e attenzione agli artefici dello sviluppo, all’interno dei quali assume un peso specifico anche il singolo lavoratore”.

A partire dalla consapevolezza che “ogni decisione economica ha una conseguenza anche morale”, il Papa lancia un appello per “leggi giuste”, forme di “redistribuzione” della ricchezza e forme di “economia solidale”. Come raccoglierlo?
“Io credo che un appello di tale ampiezza, oltre che dai responsabili della cosa pubblica e dagli addetti ai lavori, vada raccolto e ascoltato a tutti i livelli, a partire dall’esperienza «dal basso». È quello che la Cei cerca di fare con realtà come il Progetto Policoro, che da anni punta a favorire sul territorio esperienze di economia solidale che puntano alla reciprocità tra le Chiese locali, nell’ottica della valorizzazione della sussidiarietà, con progetti lavorativi e di imprenditoria locale attenti alle condizioni delle persone meno favorite, come i disabili o le donne”.

È ancora lunga la strada verso la “globalizzazione come umanizzazione solidale”, auspicata da Benedetto XVI?
“Nella Populorum progressio, Paolo VI parlava di sviluppo dei popoli. Nella Caritas in veritate, Benedetto XVI parla di sviluppo umano integrale nella carità e nella verità. Due grandi encicliche in continuità tra di loro, nell’ultima delle quali allargare la prospettiva allo sviluppo umano integrale significa chiamare all’appello ogni uomo e tutto l’uomo. È dal nostro tipo di risposta che potremo verificare la bontà delle coordinate del nostro impegno”.