VOCAZIONI IN EUROPA

Risvegliare la fede

Il compito di chi ha a cuore il futuro, cioè i giovani

“Il sacerdote e l’animatore devono essere un ‘chicco di grano’, che rinuncia a se stesso per fare la volontà del Padre; che sa vivere nascosto dal clamore e dal rumore; che rinuncia alla ricerca di quella visibilità e grandezza d’immagine che oggi spesso diventano criteri e addirittura scopi di vita in tanta parte della nostra cultura, ed affascinano molti giovani”. È il monito rivolto da Benedetto XVI ai partecipanti al convegno europeo sulla pastorale vocazionale “Seminatori del Vangelo della vocazione: una Parola che chiama e invia” che si è chiuso il 5 luglio a Roma, ricevuti in udienza il 4 luglio.L’ora di Dio. “Cari amici – ha esortato il Pontefice -, siate seminatori di fiducia e di speranza. È infatti profondo il senso di smarrimento che spesso vive la gioventù di oggi. Non di rado le parole umane sono prive di futuro e di prospettiva, prive anche di senso e di sapienza. Si diffonde un atteggiamento di impazienza frenetica e una incapacità a vivere il tempo dell’attesa”. Eppure, secondo il Papa, “questa può essere l’ora di Dio: la sua chiamata, mediata dalla forza e dall’efficacia della Parola, genera un cammino di speranza verso la pienezza della vita. La Parola di Dio può diventare veramente luce e forza, sorgente di speranza”. È questo, ha precisato Benedetto XVI, “il messaggio che ci viene dall’Anno Paolino appena concluso” e anche “il messaggio dell’Anno Sacerdotale appena iniziato”.Giovani e futuro. Sui giovani si è concentrata anche parte dell’intervento al convegno dello psicologo e formatore padre Amedeo Cencini. Nel contesto attuale di loro “progressivo distanziamento psicologico dalla Chiesa; di rottura, ignoranza o atteggiamento di sufficienza nei confronti della proposta credente”, secondo Cencini “l’occasione buona per riaprire un certo discorso” può essere costituita dall’introdurre in questa proposta “il tema del proprio futuro, cui ognuno è inevitabilmente interessato”. “Una sollecitazione pastorale intelligentemente proposta (al di fuori cioè di interpretazioni mercantili o non rispettose del cammino di un giovane) – spiega l’esperto – potrebbe essere la strada per risvegliare una fede sopita o farne nascere una nuova”. “Geografia europea” della fede. Tentando di tracciare delle piste per la pastorale delle vocazioni nell’Europa di oggi, padre Cencini ha delineato una “geografia europea della fede” precisando che “la pastorale vocazionale si identifica spesso con il primo annuncio”. Quattro le macroaree identificate, ognuna delle quali richiede un’attenzione personalizzata. Anzitutto l’area interessata a ciò che Cencini definisce “l’extraculturazione della fede”: Belgio, Francia, Paesi Bassi e, in misura leggermente diversa, Paesi Scandinavi. Come reagire ad una situazione in cui “il cattolicesimo sembra non fare più parte dell’universo culturale” ed esiste “una vera e propria rottura della trasmissione della fede, consumata tra amnesia e resistenza?”. “Far sperimentare e argomentare”, è la risposta del sacerdote, coniugando l’annuncio del Vangelo sul registro “esperienziale iniziatico” e su quello “apologetico, inteso come capacità di ridire la fede in modo culturalmente abitabile”.Quattro sfide pastorali. La seconda area (Italia, Polonia, Portogallo e Spagna), osserva padre Cencini, è caratterizzata da “un processo di secolarizzazione delle mentalità (soprattutto nei Paesi iberici), che tuttavia non è tale da soppiantare del tutto le tracce dei riferimenti cristiani”. In tale contesto occorre “aiutare il transito da una fede tradizionale ad una fede liberamente ed esistenzialmente assunta, modificando le diverse rappresentazioni religiose ancorate nelle mentalità che sono di ostacolo alla fede o ne distorcono il volto”. Di “clandestinità della fede” si può parlare nei Paesi dell’est usciti dalla dominazione dell’ex Unione sovietica, ad eccezione della Polonia. “La caduta del muro di Berlino e dell’Urss segnano il ritorno della fede – osserva l’esperto -, ma il lungo tempo di clandestinità fa sì che essa continui ad essere vissuta in una dimensione piuttosto privata, fondamentalmente cultuale, con scarsa incidenza sulla vita pubblica”. Di qui l’importanza di “accompagnare un percorso di riappropriazione serena e ricreare un tessuto comunitario di fede”. Eccezione significativa tra i suddetti Paesi la Germania dell’est, “con la specificità, unica in Europa”, di una “areligiosità serena che coinvolge il 75% della popolazione” (il 4% si dice cattolico, il 21% protestante). Una areligiosità pacifica, nota Cencini, e “avvertita come normale”. In tale contesto “l’annuncio dovrebbe presentarsi come capacità di scuotere e sorprendere, dono gratuito che può offrire nuovo senso e sapore alla vita”. Per il sacerdote “è utile mettere in reciproca relazione le differenti geografie e le sfide pastorali che ne conseguono; ogni Paese ‘preavverte’ l’altro di quanto potrebbe accadere o forse sta già accadendo”. Ad esempio, conclude, “la Germania dell’est e la Francia sono già largamente presenti in Italia, e situazioni analoghe a quella della Germania dell’est sono riscontrabili in Svezia e Repubblica ceca”.