CARITAS IN VERITATE
Le riflessioni dei settimanali cattolici
Ampio spazio, sui circa 190 settimanali diocesani aderenti alla Fisc, è stato riservato alla terza enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in veritate”, presentata martedì scorso (7 luglio). Proponiamo alcune riflessioni.
Affronta le sfide di questo tempo. L’enciclica non piacerà “a chi ama le semplificazioni”, “a chi si è arreso al cinismo di un mondo guidato dall’interesse del più forte”, “a chi, in nome della tutela dell’ambiente, arriva a dimenticare la superiorità della persona”. Viceversa, “l’enciclica ripagherà quanti avranno la disponibilità di prenderla in mano, di leggerla, di discuterla, di considerarla piattaforma per l’esperienza”. Con questa provocazione Ivan Maffeis, direttore di Vita Trentina (Trento), presenta la “Caritas in veritate”, “lettera che al pozzo del Vangelo attinge la sapienza per affrontare in maniera organica le sfide di questo tempo globalizzato”. Il Papa, precisa Maffeis, “denuncia come, cadute le ideologie, la tecnica sia ormai il nuovo culto, fondato sull’onnipotenza degli strumenti e sull’indifferenza per gli altri uomini”. E, “contro ogni laicismo, rivendica cittadinanza per la fede, in quanto portatrice di un progetto di carità nella verità”. Per Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), “l’inizio dell’enciclica dà il tono”. “La carità nella verità, di cui Gesù si è fatto testimone”, scrive il Papa, è “la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera”: da qui “tutta la problematica è affrontata alla luce della testimonianza salvifica di Cristo”. Il settimanale veneto trae alcuni spunti dalla “Caritas in veritate”, rimandando poi al testo integrale. Tra questi, la “carità, via maestra della dottrina sociale della Chiesa” e la “verità, condizione perché l’agire sociale non venga disumanizzato cadendo nelle logiche del potere”. “Sulla traccia della Populorum Progressio di Paolo VI – scrive Tosello – viene ribadita l’urgenza della «promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo». L’obiettivo del profitto non può essere esclusivo, ma va regolato sull’obiettivo del bene comune”.
Una missione di verità. Secondo Ernesto Diaco, vicedirettore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), “la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire ai problemi sociali, ricorda il Papa teologo, ma ha una missione di verità da compiere, cui non può rinunciare, «per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione»… Se il magistero sociale – prosegue Diaco – da Pio XII in poi definisce la politica una forma di carità, Benedetto va anche oltre e attesta che, animato dall’amore e dalla verità, l’impegno per la giustizia arriva a preparare l’eterno e anticipa in terra la «città senza barriere» di Dio”. Quello del Papa, dunque, “non è un semplice invito a immettere un po’ di etica nell’economia. L’interazione che egli indica ha come attori le coscienze e le intelligenze, la solidarietà e la sussidiarietà, la fiducia e la natalità, l’economia di mercato e la logica del dono”. Ciò che serve, conclude Diaco, è “un diverso stile di vita da parte dell’umanità intera, consapevole dei suoi doveri verso ogni persona e nei confronti dell’ambiente”. “È in questo contesto di bene comune universale – aggiunge Giordano Frosini, direttore di Vita (Pistoia) – che nella lettera pontificia si possono leggere parole ormai desuete e dimenticate nel vocabolario dell’uomo contemporaneo, come dono, gratuità, superamento delle barriere del proprio egoismo, in nome di una concezione fraterna e solidale dell’umanità. La scelta preferenziale dei poveri che ora si allarga all’intera famiglia umana, a tutti i popoli della terra. È la legge perentoria del Vangelo ed è anche la voce della ragione e della legge naturale”.
Testo unitario, articolato ma coerente. “L’enciclica contiene numerose prese di posizione importanti e rilevanti, indicazioni etiche che meritano di essere prese in considerazione singolarmente”, osserva Il Segno (Bolzano). Tuttavia “non si potrà fare a meno di leggerla come un testo unitario, articolato ma coerente, che riesce a riportare ad unità il complesso vivere del nostro mondo, soprattutto nella sua dimensione economica”. Il “principio unitario”, rileva il settimanale altoatesino, è “quello di persona umana presa nella sua interezza, nelle relazioni con se stessa, con gli altri, con il creato, ma soprattutto con il trascendente, con Dio”. Per il Settimanale della diocesi di Como si tratta di “una grande enciclica che s’inserisce perfettamente nel pontificato di papa Ratzinger, che non solo ha fatto dei due termini, carità e verità, il cuore del suo magistero”, ma “ha posto nel modo più radicale il tema di «Dio nel mondo», ossia il cristianesimo come indispensabile e non solo utile, per la costruzione di un vero sviluppo umano”. Ad avviso del giornale comasco, l’enciclica “guarda decisamente al futuro con il coraggio del realismo della sapienza cristiana. Il Papa ricorda che solo la disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli” e “sottolinea che il vero sviluppo ha bisogno di credenti con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, consapevoli che l’amore pieno di verità, da cui procede l’autentico sviluppo, non è prodotto da noi, ma ci viene dato”.