INTERNET E MINORI
Ue: una ricerca per politiche che permettano un utilizzo sicuro della rete
Sono tre su quattro i bambini e adolescenti europei che navigano in internet, dato costantemente in crescita, mentre tende ad abbassarsi l’età in cui s’inizia ad utilizzare la rete. Secondo i sondaggi Eurobarometro, nel 2005 il 70% dei minori nell’Unione Europea usava internet, mentre nel 2008 la percentuale è cresciuta al 75%, con un incremento soprattutto tra i più piccoli: sono on line il 60% dei bambini con età compresa tra 6 e 10 anni. All’uso di internet fra i minori europei, nonché alle opportunità e ai rischi che essi sperimentano, è stato dedicato nel triennio 2006/09 il progetto di ricerca Eu Kids online (www.eukidsonline.net), finanziato dal Safer internet plus programme e coordinato da Sonia Livingstone della London School of Economics. Giunto al termine il primo progetto, ha preso ora il via Eu Kids online II, ricerca empirica che nel biennio 2009/11 coinvolgerà campioni nazionali di ragazzi di età compresa fra i 9 e i 16 anni, assieme ai loro genitori, per produrre una base empirica quantitativa, rigorosa e comparabile a livello transnazionale, sugli usi di internet in Europa.Una politica per l’utilizzo sicuro della rete. Eu Kids online ha costituito gruppi di ricerca in 21 Paesi europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito) per valutare ogni singolo studio esistente sull’uso di internet da parte dei bambini. L’analisi dei dati, nelle intenzioni dei ricercatori, dovrebbe condurre a sviluppare una politica di raccomandazioni per favorire l’utilizzo sicuro della rete. Il quadro emerso, per quantità e qualità delle ricerche, è variegato: Germania, Regno Unito e Danimarca dedicano molta attenzione al tema, al contrario di Cipro, Bulgaria, Polonia, Islanda, Irlanda e Slovenia. Viene indagato approfonditamente l’accesso e l’uso di internet, mentre si riscontrano lacune relativamente ad alcuni tipi di rischi, ai bambini più piccoli e all’utilizzo delle nuove piattaforme, come ad esempio i cellulari e i giochi on line. Ancora, nei Paesi con un maggiore utilizzo di internet tra i bambini, i media svolgono un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione, ma si concentrano sui rischi piuttosto che sulle opportunità: quasi due terzi di tutte le notizie pubblicate riguardano i rischi, meno di un quinto le opportunità. I rischi di internet. “Le politiche d’inclusione” rispetto alla rete sono per lo più “rivolte agli adulti”, ha evidenziato Sonia Livingstone presentando le conclusioni del progetto; d’altra parte “quando sono indirizzate ai bambini, si punta generalmente sulle scuole”, mentre occorre non sottovalutare “l’accesso da casa”. Al contempo, un migliore utilizzo di internet è direttamente proporzionale allo status socio-economico, e dallo studio emerge che i bambini provenienti da famiglie con un reddito basso sono più esposti ai rischi on line. Rischi che sono “abbastanza simili in ogni Paese europeo”. Nello specifico, “i ragazzi hanno più probabilità d’imbattersi in contenuti violenti o in materiale pornografico, d’incontrare off line persone conosciute on line, e di essere a loro volta produttori di rischi (come il cyberbullismo)”. Le ragazze, invece, “sembrano più vulnerabili e turbate dalla visione di contenuti offensivi, violenti o pornografici; tendono a chattare di più con sconosciuti; sono più esposte alle molestie sessuali ma sono più consapevoli dei rischi relativi alla privacy”. Incontrare fisicamente uno sconosciuto incontrato in rete, anche se infrequente, resta il più pericoloso dei rischi.Il ruolo dei genitori. Manca un’unanimità nel modo di affrontare i rischi. “C’è chi ignora il problema, chi verifica l’attendibilità del sito o lo segnala; chi ne parla con un amico o (raramente) con un genitore, o chi decide di esacerbare il problema rispondendo con ostilità”. Da parte dei genitori, il sondaggio Eurobarometro 2008 esprime preoccupazione, soprattutto tra quanti vivono in Paesi dove il numero dei bambini-internauti è basso (Francia, Portogallo, Spagna e Grecia). Inoltre, i genitori che sono essi stessi utenti internet sono meno preoccupati rispetto a chi non lo usa: promuovere l’uso di internet fra i genitori è quindi un buon mezzo per ridurre l’ansia. Inoltre, “la dimensione valoriale e culturale riveste importanza” e, come con la maggior parte dei mezzi di comunicazione, i genitori riportano diverse strategie per mediare le attività on line dei loro figli: dall’imporre regole e restrizioni ad approcci relazionali (navigare insieme ai loro figli, condividere i contenuti online, parlare di internet con i propri figli), fino all’utilizzo di strumenti tecnici come i filtri.