GIOVANI E SOCIETÀ

Uno sguardo in prestito

G8: da una protesta aggressiva a un dialogo rigoroso

Sul G8 svoltosi a L’Aquila si sono spenti i riflettori. Lungo quella terra devastata dal terremoto, rimangono, però, alcuni bagliori dell’evento e i loro riflessi possono aiutare a raccogliere alcune riflessioni sulle conseguenze per il futuro. Per questo può essere utile osservare l’orizzonte chiedendo in prestito alle nuove generazioni uno sguardo a lungo termine.
Innanzitutto, dopo otto anni dal tragico e violento G8 di Genova del quale il nostro Paese ancora porta con sé, da una parte e dall’altra, ferite non sanate, appare evidente la differenza nella partecipazione e nella presenza dei giovani ai movimenti della società civile globale. Questa volta, forse anche per la scelta della sede, si è facilmente esaurita l’attualmente quasi inconsistente spinta di protesta più aggressiva, mentre è apparsa assai più matura la parte dialogante. Il “we camp” che evidenziava la solidarietà con le popolazioni colpite dal disastro naturale cercava in qualche modo di sottolineare la stretta connessione che ormai hanno le dinamiche locali e quelle globali. Ma soprattutto il Manifesto a cui hanno aderito molte sigle del mondo dell’associazionismo anche cattolico: “Riformiamo la finanza per un’economia civile e solidale” sembra condividere anche alcuni obiettivi che i capi di Stato dei “grandi” hanno condiviso: la necessità di alcune regole per limitare la “finanza creativa”, la lotta alla fame nel mondo, o ancora l’impegno per adeguare le dinamiche dei consumi della produzione mondiale alla salvaguardia del creato. Sembra evidenziarsi una sintonia di intenti che nel passato non esisteva, ma come dopo il G8 la terra a L’Aquila continua a tremare e molti abruzzesi sono ancora senza tetto, così gli effetti delle dichiarazioni sui mercati dovranno essere valutati nel proseguire degli eventi globali e locali.
Inoltre con la prospettiva delle nuove generazioni si può intravedere come il futur o sarà più complesso del recente passato. Si nota nei giorni conclusivi del G8, che ammettendo la sua insufficienza nella leadership mondiale diventa G14. Si aggiungono nuovi seggi al tavolo dei “grandi” e tra gli altri viene riconosciuto il ruolo mondiale di alcuni giganti come Cina, India, Basile. Così il mondo “che conta” del futuro diventa assai meno occidentale e più planetario.
Le sfide delle prossime generazioni saranno ancora più ampie perché dovranno conciliare richieste legittime di crescita per ampie fasce della popolazione e limiti di sostenibilità. Si aprirà un nuovo dibattito sulla democrazia che viene interpretata in modo assai diverso da un cinese o da un indiano rispetto che da uno statunitense o un europeo. E la società civile del futuro dovrà fornire nuove ragioni per giustificare e promuovere la partecipazione e la governance di fronte a nuovi “grandi”.
Come auspica Benedetto XVI nella “Caritas in veritate”, occorre andare verso una civilizzazione dell’economia che colga la pluridimensionalità dello sviluppo, affinché si possa finalmente cogliere che “la verità dello sviluppo consiste nella sua integralità: se non è di tutto l’uomo e di ogni uomo, lo sviluppo non è vero sviluppo”.

Andrea Casavecchia