Papa in Valle d'Aosta
Per pregare, pensare, incontrare
L’emozione sui volti dei bimbi della scuola materna di Introd che guardano in alto mentre l’elicottero atterra. Qualche dito va al cielo e pochi secondi dopo gli stessi visi sono di fronte al Pontefice a recitare il loro saluto di benvenuto in italiano, francese e patois, il dialetto locale, accompagnato da una piccola preghiera in tedesco.
Se si aggiunge il volto felicemente contemplativo del Papa nell’ammirare il panorama, non appena ha posato i suoi piedi nella piana di Les Combes, si ha in due immagini quello che è per noi valdostani accogliere il Pontefice.
Garantirgli un’accoglienza festosa e discreta e offrirgli, ma questo non è merito nostro, scenari naturali maestosi, utili al riposo e alla meditazione. La piana di Les Combes, come ha sottolineato il Papa, è davvero "un posto bellissimo". Non potrebbe che essere così per un luogo che per la tredicesima volta, dal 1989 ad oggi, accoglie un Pontefice. E se Giovanni Paolo II abbracciava nella sua vacanza un po’ tutta la Valle con escursioni quotidiane, Benedetto XVI fa proprio di questo luogo, immerso nel bosco, una residenza in cui trovare ristoro e ispirazione.
Tutto è stato curato nei minimi particolari per rendere il suo soggiorno il più possibile gradevole, offrendogli comfort tipicamente estivi, segno di un’attenzione all’ospite affettuosa, come un ombrellone per poter pranzare con i suoi ospiti all’aperto. C’è chi giustamente ha evidenziato l’aria familiare di questi incontri.
Anche per Benedetto XVI alcuni visi cominciano ad essere di casa da quello del vescovo a quello del primo cittadino, Osvaldo Naudin sindaco di Introd da 30 anni, con Albert Cerise, l’attuale presidente regionale del Consiglio una delle memorie storiche delle vacanze papali. E per questo anche nella formalità dei ruoli c’è tanto calore in questo "benvenuto". Stringe tante mani il Santo Padre alla discesa dall’elicottero.
Da quelle decise di un sorridente vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, passando per quelle delle autorità religiose, civili e militari presenti, fino a quelle timide e, allo stesso tempo, desiderose di un contatto dei suoi "vicini di casa", fra i flash dei fotografi e i taccuini dei giornalisti. Un passaggio rapido ma nei riguardi di tutti c’è gratitudine per quell’oasi di pace in cui il Papa potrà ristorarsi fino al 29 luglio.
Fabrizio Favre
direttore "Corriere della Valle" (Aosta)