PARLAMENTO UE

Non deludere i cittadini

L’impegno del nuovo presidente Jerzy Buzek

La presenza degli euroscettici è cresciuta all’interno dell’Assemblea: quale la ragione secondo lei? “Se i partiti che non credono all’Europa aumentano i consensi, significa che noi non abbiamo fatto abbastanza per convincere i cittadini della necessità dell’integrazione comunitaria”. Jerzy Buzek, neo eletto presidente dell’Europarlamento, spiazza i giornalisti che lo bersagliano di domande. L’aula di Strasburgo gli ha attribuito, nella sessione insediativa del 14 luglio, 555 voti su 713 votanti. Nel suo primo discorso rivolge il pensiero agli europei: “È un momento di crisi e i cittadini si aspettano molto dall’Ue; non possiamo deluderli”.Da Solidarnosc alla guida dell’emiciclo. Buzek è il primo deputato di un paese dell’est ad assumere la presidenza del Parlamento dei 27. Nato nel 1940 nella Slesia polacca, ingegnere, inizia l’impegno politico nel 1980 con la nascita di Solidarnosc. Partecipa attivamente alla vita del sindacato libero per la difesa dei diritti dei lavoratori e per le libertà civili. Fra il 1997 e il 2001 assume la carica di primo ministro a Varsavia, operando per l’ingresso della Polonia nell’Unione. Dal 2004 siede nell’emiciclo europeo. La sua elezione alla carica di presidente, che deterrà per due anni e mezzo, è stata sostenuta da popolari, progressisti, liberaldemocratici, verdi e conservatori. La sinistra ha votato un candidato “di bandiera” (la svedese Eva-Britt Svensson), mentre gli euroscettici hanno annullato la scheda. Appena proclamato il risultato del voto, Buzek ha assunto la presidenza e ha rivolto un discorso all’aula, citando il suo percorso in Solidarnosc “per la difesa dei diritti delle persone e della democrazia contro il regime” e ha ricordato il ruolo svolto per l’Europa da Giovanni Paolo II.Statuetta di santa Barbara al predecessore. Jerzy Buzek ha poi sostenuto il “dovere di rispondere insieme alle grandi sfide che l’Europa ha dinanzi” in ambito economico, demografico, ambientale, e ha sottolineato “il valore del Trattato di Lisbona per dare all’Ue le riforme necessarie per il suo funzionamento”. Buzek ha ricordato Simone Veil, primo presidente donna dell’Assemblea nel 1979, sottolineando il fatto che “la presenza femminile al Parlamento è cresciuta”, con il 35% di elette; “e questo è un buon segno e occorre adoperarsi perché le donne possano lavorare, fare politica senza per questo dover rinunciare alla dimensione familiare e alla maternità”. Quindi il presidente ha ringraziato il suo predecessore, il tedesco Hans-Gert Poettering, cui ha regalato una statua di santa Barbara, “protettrice dei minatori, scolpita nel carbone da un minatore della regione dalla quale provengo”. Sostegno convinto al Trattato di Lisbona. Dopo l’allocuzione, il presidente si concede ai giornalisti ed esordisce sottolineando “l’alto valore dei mass media, essenziali per far conoscere l’Ue ai cittadini”. Poi è un fiume in piena: “La Russia è un grande paese – risponde a chi gli domanda dei rapporti tra l’Ue e Mosca – e noi dobbiamo fare una marcia di avvicinamento. Ma una cosa è certa: sui diritti umani non ci possono essere fraintendimenti”. Perché insiste – gli viene chiesto – sull’importanza del Trattato di Lisbona? Si tratta di un messaggio al presidente polacco, noto euroscettico, oppure agli elettori irlandesi che il 2 ottobre si pronunceranno con un nuovo referendum? “Sì, il mio è un messaggio chiaro. Senza le riforme contenute nel Trattato è più difficile rispondere alle attese concrete dei cittadini. Con Lisbona daremmo all’Ue una vera capacità di agire”. Il Parlamento ha deciso di spostare a settembre il voto sulla candidatura di Barroso a un nuovo mandato come presidente della Commissione: cosa ne pensa? “Io sono convinto che occorre far presto. I problemi da risolvere sono tanti e non possono aspettare”. Lei ha parlato dell’allargamento come di una “priorità”: quando i Balcani potranno entrare nell’Ue? “Quando saranno pronti. Sono al momento in corso serrate trattative e i paesi candidati devono rispondere a precisi criteri dettati dall’Unione. A quel punto l’Ue potrà nuovamente ampliare i propri confini”.I commenti dei gruppi politici. I pareri sulla elezione di Buzek trovano voci concordi nella maggior parte dei deputati a Strasburgo. Joseph Daul, presidente del gruppo dei Popolari, afferma: “Con questa elezione non c’è più un’Europa dell’est distinta da un’Europa dell’ovest. Il presidente sarà un simbolo di unità”. Martin Schulz, capogruppo dei Socialisti e democratici, aggiunge: “La sua elezione è un momento storico per l’Europa a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino”. Guy Verhofstadt, Liberaldemocratico, specifica che il presidente si dovrebbe sempre ricordare “di avere, dietro di sé, una solida maggioranza parlamentare europeista che lo sostiene”. Dal canto suo il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, conferma: “La scelta di Buzek rappresenta il successo dell’Europa riunificata”.