Portogallo, Polonia, Italia

Portogallo: contro il traffico di personeNel documento conclusivo dell’incontro nazionale dei segretariati della pastorale della mobilità umana e delle cappellanie di immigranti, tenutosi nei giorni scorsi a Lamego, la Chiesa ha lanciato un pubblico appello, chiedendo “un maggiore impegno nella lotta al flagello del traffico di persone, che attinge particolarmente il territorio portoghese sia come paese di transito, sia come luogo di arrivo”. La nota finale delle diverse giornate di dibattito, dirette dal presidente della Commissione episcopale della Mobilità Umana, mons. Antonio Vitalino, in collaborazione con il vescovo emerito di Bragança-Miranda, mons. Antonio Rafael, e del vescovo di Algarve, mons. Manuel Quintas, afferma che “è senz’altro necessario fare pressione sui rappresentanti parlamentari, affinché sia redatta una legge che colmi il vuoto legale esistente in materia”. Tuttavia, esso lancia una sfida alle stesse strutture ecclesiastiche, rilevando “l’urgenza di intensificare in ciascuna diocesi il lavoro coordinato dalla Commissione di Appoggio alla Vittima di Traffico di Persone (Cavitip), specificatamente la formazione di giovani e adulti, e l’informazione su questo flagello sociale”. “Occorre realizzare un forte impegno per dotare i nostri servizi di persone qualificate per offrire assistenza e appoggio giuridico, e dare esecuzione a politiche pubbliche trasversali e settoriali rilevanti, fondamentali per l’integrazione dei migranti e delle minoranze etniche”. “Dal punto di vista morale – conclude il documento dei vescovi – in quanto Chiesa ci sentiamo obbligati a denunciare tutta la legislazione che si oppone ai Diritti Umani, principalmente il rifiuto del diritto a emigrare e del dovere di accoglienza. Invitiamo tutti i cittadini portoghesi a considerare il migrante come un agente attivo della società, e ai cattolici vogliamo ricordare che ognuna di queste persone ha il diritto di essere corresponsabile nella costruzione di una comunità cristiana e di un’istituzione ecclesiastica che si pongano obiettivi d’integrazione”.Polonia: in vacanza anche le famiglie povereIn Polonia le famiglie povere quest’estate potranno andare in vacanza. L’iniziativa, chiamata “Le vacanze con Dio”, è organizzata dalle Pontificie opere missionarie, dalla Caritas e dall’Azione cattolica per circa 1800 bambini delle famiglie povere di Czestochowa e di tutta l’arcidiocesi di Czestochowa. I bambini e giovani di famiglie, che versano in una difficile situazione economica o sono nella fascia più povera della popolazione e che non hanno le possibilità finanziarie per assicurare ai più piccoli un periodo di vacanza, potranno godere di un periodo di vacanza e di riposo durante il periodo estivo di luglio e agosto. “La nostra iniziativa ha non soltanto un valore caritatevole ma anche formativo, sociale e cristiano. Le vacanze organizzate da noi sono infatti anche un’occasione per la formazione cristiana” spiega mons. Stanislaw Ilczyk, direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Czestochowa. “Le vacanze organizzate per i bambini meno fortunati hanno anche un valore missionario. Specialmente in questo Anno sacerdotale vogliamo essere vicini come sacerdoti ai bambini e ai giovani che sperimentano ogni giorno la povertà e vogliamo offrire loro qualche momento di gioia e un sorriso”, aggiunge don Jacek Gancarek, direttore delle Pontificie opere missionarie dell’arcidiocesi. Italia: un giornale nel terremotoViene distribuito in questi giorni nelle tendopoli, negli alberghi sulla costa e nelle parrocchie il “Numero 0” del quindicinale “Vola” che la diocesi di L’Aquila ha pensato come un filo per tenere in contatto le molte comunità frammentate dal terremoto. Il gruppo che pensa e realizza “Vola” si riunisce in una tenda nel campo di Lucoli ed è formata da giovani e adulti che nella fase sperimentale sono affiancati dall’agenzia SIR e dalla Fisc, la federazione dei settimanali cattolici italiani. Dodici pagine a colori: “Un giornale che senza troppa ambizione – afferma don Claudio Tracanna, direttore dell’ufficio diocesano comunicazioni sociali – vuole raccontare la vita dei cristiani mettendo in luce il legame profondo tra la fede e la vita quotidiana delle persone che sono messe così a dura prova dal sisma”. Una riflessione che l’arcivescovo mons. Giuseppe Molinari riprende nella nota pubblicata in questo stesso numero. “Non possiamo dimenticare – scrive l’arcivescovo – che, come cristiani siamo felicemente condannati ad essere gli uomini e le donne della speranza. Il che non significa che siamo dei poveri sognatori, non significa che siamo degli inguaribili venditori di favole terribilmente lontane dalla realtà. Anzi noi siamo più radicati nella realtà di questo mondo e nella sua storia”. Tra gli articoli nel numero “O” c’è un intervento sulla ripresa dell’attività pastorale, che ha bisogno della riapertura di quelle chiese e di quegli spazi senza lesioni pericolose. Vengono anche presentati il sussidio dei vescovi di Abruzzo-Molise, “Il Dio vicino. La fede nel tempo del terremoto”; numerose testimonianze ed esperienze.