CCEE: UNIVERSITÀ

Sulla via della conoscenza

Benedetto XVI:”creare laboratori della fede e della cultura”

“Cari giovani, voi siete il futuro dell’Europa”. Con queste parole il Papa ha salutato, l’11 luglio, i 1.500 studenti universitari, provenienti da 31 Paesi, che hanno partecipato al primo incontro europeo degli studenti universitari, che si è svolto a Roma, dal 9 al 12 luglio, per iniziativa della Commissione catechesi-scuola-università del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (Ccee) sul tema: “Nuovi discepoli di Emmaus, da cristiani in università”. “Immersi in questi anni di studio nel mondo della conoscenza – ha proseguito Benedetto XVI – siete chiamati ad investire le vostre migliori risorse, non solo intellettuali, per consolidare le vostre personalità e per contribuire al bene comune”. “Lavorare per lo sviluppo della conoscenza”: questa, ha ricordato il Santo Padre, la “vocazione specifica dell’università”, che “richiede qualità morali e spirituali sempre più elevate, di fronte alla vastità e alla complessità del sapere che l’umanità ha a sua disposizione”. Secondo il Pontefice, infatti, “la nuova sintesi culturale che in questo tempo si sta elaborando in Europa e nel mondo globalizzato, ha bisogno dell’apporto di intellettuali capaci di riproporre nelle aule accademiche il discorso su Dio”. Auspicando, riguardo alla pastorale universitaria, “ulteriori tappe”per “una più organica progettualità che favorisca il coinvolgimento e la comunione tra le diverse esperienze già operanti in tanti Paesi”, il Papa ha poi invitato gli studenti, insieme con i loro docenti, “a creare laboratori della fede e della cultura” e ad “amare” le loro università, definite “palestre di virtù e di giustizia”. Nei saluti iniziali, Benedetto VI si è rivolto “in modo speciale” al cardinale vicario , Agostino Vallini, esprimendogli “gratitudine per il prezioso servizio che la pastorale universitaria di Roma rende alla Chiesa che è in Europa”. La vera crisi. “La vera causa della crisi mondiale è la crisi della persona umana, la crisi della moralità, la mancanza di valori spirituali”. Lo ha detto Alexander Studenikin, dell’Università statale di Mosca. Nella società post-industriale, che può definirsi “società dell’informazione”; ha proseguito il relatore, il paradigma che si è affermato è “l’approccio relativistico”: sotto questa “pressione”, secondo Studenikin, “solo la Chiesa mantiene un sistema di valori che rende l’uomo capace di distinguere il bene dal male”. Sia papa Benedetto XVI che il patriarca Kirill, ha fatto notare il relatore, hanno insistito “sui rischi del progresso scientifico e tecnologico nel contesto della crisi culturale”. Nel dibattito, che spesso si trasforma in scontro, tra le ragioni della scienza e le ragioni della fede, ciò che è in gioco – secondo Studenikin – è “la nozione di qualità della vita umana”.Ospiti “indesiderati”? Negare le “radici cristiane” dell’Europa significa “commettere un errore storico”, che consiste in “qualcosa di analogo al revisionismo o al negazionismo, cioè alla negazione della Shoah. Ad affermarlo è stato Pilippe Nemo, del Centro di Ricerca in Filosofia ed Economia di Parigi. “Negare l’identità di una comunità e compromettere il suo futuro”: Nemo ha riassunto così il revisionismo e il negazionismo. “La negazione della Shoah – ha spiegato – tende a banalizzare le sofferenze degli ebrei e ad assimilarli ad altri popoli”, mentre il negazionismo “nega totalmente l’identità giudaica”. Allo stesso modo, per il relatore, “la negazione delle radici cristiane del’Europa tende a trasformare gli europei che si sentono cristiani – sia che siano credenti, sia che provino semplicemente simpatia nei riguardi della tradizione ricevuta – in ospiti superflui e potenzialmente indesiderati”. In questo modo, secondo Nemo, si “impone forzatamente a tutti gli europei un’altra identità rispetto a quella che è realmente la loro”.No alla “fuga” e al “primato della tecnica”. “Il futuro dell’Europa dipenderà molto dalla presenza dei cristiani in università”, per “orientare la ricerca” dal punto di vista etico e morale. Ne è convinto il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, che ha celebrato la messa prima dell’udienza con il Papa, ricordando che “talvolta la vita universitaria è posta in antagonismo con la vita di fede”. Di qui la necessità di vincere la tentazione della “fuga della realtà”, che negli atenei può ridurre “la realtà stessa e la scienza ad una dimensione prettamente funzionale”, e la necessità di portare invece “realismo” nella cultura contemporanea, cui “il cristianesimo può dare un grande contributo”. Sui significati del termine “cultura” e sul “primato della tecnica” si è soffermato anche Peter Koslowski, dell’Università di Amsterdam, secondo il quale “la tecnologia appartiene alla sfera della cultura, non alla sfera della natura, benché si sviluppi con l’ausilio delle scienze naturali”.