ABORTO

Atto di autentico progresso

La mozione del Parlamento che impegna il Governo per risoluzione Onu

Quello della Camera è stato un atto di coraggio e di autentico progresso. L’Aula di Montecitorio ha, infatti, approvato, il 15 luglio, una mozione che impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite “che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire”. L’iniziativa è partita dal presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, che per primo ha presentato una mozione sul tema, ma nel corso del dibattito parlamentare ha raccolto un larghissimo fronte trasversale. Su quali fondamenti si basa questo provvedimento? Innanzitutto, sul diritto alla vita di ogni essere umano, ribadito anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi, sul fatto che le moderne conoscenze scientifiche mostrano come dal primo istante del concepimento si trovi fissato il programma di ciò che sarà quell’essere umano: una persona. Ancora, la mozione intende tutelare le donne, che non potranno mai essere costrette ad abortire.
Il messaggio che viene dal Parlamento italiano è che, nonostante sia permesso, l’aborto resta un male e un disordine anche per lo sviluppo dei popoli. I programmi internazionali, che promuovono l’aborto, costituiscono un regresso per la storia dell’umanità del nostro tempo. Al contrario, occorre promuovere strategie di autentica solidarietà verso i Paesi in via di sviluppo e verso ogni donna. Iniziando, ad esempio, a rivedere quegli stili di vita consumistica, che si realizzano a danno di altri. Risuonano quanto mai profetiche le parole di Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate”: “Il tema dello sviluppo dei popoli è legato intimamente a quello dello sviluppo di ogni singolo uomo”.
La posizione dell’Italia segna un cambiamento di rotta persino di fronte all’Europa. Nell’aprile del 2008 il Consiglio d’Europa aveva approvato una risoluzione – la numero 1607 – molto preoccupante. Là, per la prima volta, si parlava dell’aborto come di un diritto, che andava il più possibile garantito. Venivano, così, posti sotto accusa quei Paesi che non avevano una legislazione idonea. Questo era un fatto grave, perché una cosa è permettere o depenalizzare l’aborto effettuato in determinate circostanze, ben altro è definirlo un diritto. Se è un diritto, è una cosa buona e impone un corrispettivo dovere. Ma come può essere una cosa buona l’uccisione di un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo? Su quali basi giuridiche e razionali, si potrebbe giustificare diritto di interrompere la vita di un essere umano innocente e, per di più debole ed indifeso? È, dunque, evidente la deriva verso cui si sta andando e come, invece, la posizione del nostro Paese segni un colpo di timone.
La Chiesa non si è mai rassegnata nel considerare l’aborto una scelta necessaria o un segno dei tempi da seguire. Al contrario, ha sempre invitato ad avere una coscienza critica. “Fedele al comando del suo Signore – ha ricordato Benedetto XVI nel discorso ai membri del Movimento per la vita (Mpv) italiano, ricevuti in udienza il 12 maggio 2008 – non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore”. L’aborto colpisce la famiglia, ma anche l’intera società umana: non è mai un fatto individuale. Infatti, è un’offesa al valore fondamentale dell’accoglienza e offende l’uguaglianza tra le persone. Queste cose si capiscono facilmente, senza dover fare una professione di fede. Una vita non accolta, una discriminazione perpetuata tra una madre e il proprio figlio, sono segni di inciviltà. Come è possibile conciliare i diritti dell’uomo – sanciti oltre 60 anni fa – con l’uccisone di un figlio nel grembo della madre?
Quello voluto dall’Italia è un primo importante passo, a cui altri dovranno seguirne. Si tratterà, cioè, di individuare le strade, dove madri e figli possano avere una vita degna. Se su questo punto molto fa il volontariato, occorre che lo sforzo sia recepito a livello di istituzioni. A queste spetta il compito di dare sicurezza: favorendo i posti di lavoro, tutelando le donne in maternità, sostenendo la famiglia. Opportunamente Benedetto XVI ha sottolineato, sempre nell’udienza al Mpv: “È necessario unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno”. E anche i corpi “intermedi” hanno un compito delicato: i Consultori, ad esempio, possono fattivamente aiutare le donne in difficoltà a rimuovere quelle cause che le condurrebbero all’aborto.

Marco Doldi