Il laicato è atteso

SETTIMANA SOCIALE

“Nella Caritas in veritate Benedetto XVI ci presenta la dottrina sociale come un servizio alla verità e delinea quello che è il compito del laicato cattolico: portare unità tra tanti frammenti di verità”. A parlare è Edoardo Patriarca, segretario del Comitato scientifico e organizzatore della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010 e ha per tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. Mentre sta prendendo il via l’anno preparatorio dell’evento, il SIR ha incontrato Patriarca per una riflessione a partire dall’enciclica sociale recentemente pubblicata.

Qual è il primo insegnamento che ha ricavato dalle lettura dell’enciclica?
“Nelle parole del Papa, e nella stessa enciclica, ritroviamo passaggi appassionati, e vediamo come su questi temi Benedetto XVI vi abbia messo cuore e passione civile. Innanzitutto individua nella carità la via maestra della dottrina sociale. In secondo luogo si ritrova un appello all’impegno e alla responsabilità del laicato cattolico”.

Dal “principio” della carità nella verità il Papa ricava due “criteri orientativi dell’azione morale”. Il primo è la giustizia…
“La vedo come una chiamata alla responsabilità. La giustizia è la base minima della carità: non si può donare ciò che per diritto spetta all’altro. Solo a partire da questo presupposto possiamo parlare di diritti, doveri, welfare… Certo, poi la città dell’uomo si fonda anche sulla gratuità, la comunione, la fraternità, e a tal proposito il Papa esorta a tessere reti di carità”.

Secondo criterio, invece, è il bene comune, che è stato anche messo a tema nella scorsa Settimana sociale, nel 2007…
“Si fa fatica a pensare il bene comune perché nessuno raccoglie i «frammenti di verità» presenti all’interno della società. Da qui l’esigenza di un discernimento comunitario per individuare competenze e risorse, ed è questo il lavoro che siamo chiamati a fare in questo anno in preparazione alla prossima Settimana sociale. Al laicato cattolico si chiede di portare unità tra tanti frammenti di verità per ricostruire un percorso orientato al bene comune. Tuttavia la mobilitazione dei saperi, ci ricorda il Papa, dev’essere condita «con il sale della carità», altrimenti sarebbe sterile, fine a se stessa”.

A proposito di globalizzazione, il Papa rivendica il valore dei “processi di globalizzazione” purché siano “adeguatamente concepiti e gestiti” e invita a “correggere le disfunzioni” che introducono divisioni tra i popoli. Come interpretare questo messaggio?
“La globalizzazione non riguarda solo la finanza, ma anche la costruzione di rapporti tra uomini coscienti, liberi e responsabili. In termini politici, queste parole del Santo Padre si possono declinare in un appello a costruire la fraternità, termine rimasto nell’ombra all’interno della triade «libertè egalitè fraternitè» che animò la Rivoluzione francese, ma che sottende a libertà e uguaglianza. È un bel messaggio, questo, al mondo laico”.

L’enciclica, e la preparazione della prossima Settimana sociale, giungono in un periodo connotato fortemente dalla crisi economica e finanziaria. Cosa ne consegue?
“L’enciclica ha ben presente questa crisi, invitandoci a una saggezza sapiente, che sappia distinguere e ricerchi il giusto equilibrio. Nel rapporto tra Stato, mercato e formazioni sociali, ad esempio, ben venga il ruolo dello Stato, ma attenzione a derive stataliste che uccidono la sussidiarietà. La costruzione del bene comune non dev’essere demandata solo alle istituzioni, ma ha bisogno del contributo di queste unitamente a quello della società civile”.

Il tema della Settimana, invece, cosa ci dice a proposito della modalità di superare la crisi? In altri termini, quale “agenda di speranza” serve per l’Italia?
“Più che un titolo, è un percorso, e l’agenda della Settimana andrà costruita insieme. È giunto il tempo di ascoltare questo Paese: gli imprenditori, le realtà sociali, quella politica che si misura sui problemi concreti e cerca di dare un prospettiva futura. Credo si possa uscire dalla crisi solo se si smette di guardare il Paese dall’alto in basso, a vantaggio di una prospettiva «orizzontale»: le risorse ci sono e attendono solo di avere i loro spazi. Nel nostro cammino in preparazione alla Settimana sociale siamo partiti dall’«Appello ai liberi e forti» che don Sturzo fece nel 1919, in un momento di forte difficoltà per l’Italia. Era una chiamata impellente ai cattolici affinché scendessero in campo. Anche oggi ci troviamo su una frontiera molto difficile, seppur differente, e proprio i cattolici devono dare un contributo per il superamento della crisi e per ricreare un orizzonte possibile”.

(17 luglio 2009)