RAPPORTO SVIMEZ
Nord – Sud: una riflessione e un appello da Calabria e Sicilia
Sul rapporto Svimez, presentato il 16 luglio a Roma (info: www.svimez.it), ecco i commenti di Enzo Gabrieli, direttore del settimanale diocesano “Parola di Vita” di Cosenza-Bisignano, e di Carmelo Petrone, direttore del settimanale diocesano “L’Amico del Popolo” di Agrigento.
Calabria: è giunto il momento
I dati dicono con estrema chiarezza che l’economia meridionale ha sofferto di più la crisi con effetti fortemente negativi rispetto al Nord per la fragilità delle aziende e proprio perché erano stati da poco avviati quei processi di aggiustamento nel pubblico e nel privato. Ci sono esempi positivi in Calabria, come nel resto delle Regioni del Sud, ma sono isole felici in un mare di “debolezze” strutturali nel quale si fatica a navigare.
Dal Rapporto viene fuori che tra concorrenza nazionale ed estera, fatalismo e tentativi di sopravvivenza sia nel pubblico sia nel privato, le Regioni del sud ansimano rispetto al Nord e raggiungono alcuni obiettivi per inerzia e non per complessiva capacità progettuale.
La scarsa efficacia di programmazione ai fini dello sviluppo del Mezzogiorno sta chiaramente ad indicare che è necessaria una svolta sia per quanto riguarda le modalità di programmazione e la focalizzazione della spesa, sia per quanto riguarda la realizzazione degli interventi. È giunto il momento che la politica e anche il privato pongano in essere quelle riforme interne che superino la sopravvivenza e la dispersione delle risorse. Vanno sfruttate perciò le potenzialità di un Sud, cuore del Mediterraneo, gli investimenti strettamente orientati, il richiesto riequilibrio della spesa pubblica, peraltro inferiore a quella del Nord, il consolidamento della rete bancaria locale.
Tutto inquadrato da una vera politica di sviluppo nazionale dove il Nord non reclami la maggioranza delle risorse e degli investimenti tesa a restringere la forbice di questo divario che potrebbe diventare insanabile nei prossimi anni in tutti i settori della vita sociale ed economica.
Solo così la criminalità organizzata troverà meno manovalanza e non sarà risolutrice dei problemi di sopravvivenza, lo stesso lavoro in nero che in Calabria emerge con particolare preponderanza sarà assorbito nelle spese di investimento aziendale che attualmente sembrano andare a discapito della poca produzione e della vita stessa delle aziende. È necessario dunque il colpo d’ali per le Regioni del Sud, è necessario ancora di più una politica dal volto nuovo, che faccia cogliere all’intero Paese che il Mezzogiorno non va trainato né assistito, altrimenti rischia di diventare zavorra. Il Sud, come il Nord, deve crescere insieme e le istituzioni preposte devono prendere in tutte le Regioni del Paese una migliore qualità dei servizi, una regolarità dei rapporti di lavoro, un sostegno alle aree più deboli in momenti di crisi, come quelli che si stanno attraversando, con l’aiuto alle imprese e con quei meccanismi di finanziamento nazionale o comunitario che porta ossigeno.
È necessario che si colga che il gap negativo del Sud dell’Italia, non solo abbassa la percentuale nazionale di produttività e competizione, ma rallenta il passo dell’intera nazione. La soluzione non è quella di tagliare l’arto ma di curarlo e, dopo la riabilitazione, riportarlo in campo e rimetterlo in gioco.
Enzo Gabrieli
Sicilia: la beffa oltre al danno
I dati del Rapporto non possono stupire, perché nella nostra provincia, come del resto in tutta la Sicilia, per avere contezza di quanto forte sia il fenomeno dell’emigrazione basta scendere in strada e guardarsi intorno. Ad una Chiesa poi che si fa vicina alle famiglie e agli anziani non occorrono statistiche e numeri. Basta fare un giro, magari quando si benedicono le abitazioni, per capire che sta diventando quasi una tradizione avere in casa un angolo del ricordo. Intere pareti accolgono le foto dei figli o dei nipoti ormai lontani. Per comprendere l’ineluttabile esigenza dell’andar via che colpisce le nuove generazioni, occorre semplicemente guardare la società nella quale viviamo. E facendolo, la migrazione che colpisce la Sicilia appare in tutta la sua dura realtà.
I motivi della fuga? Ricerca del lavoro, ma anche di maggiore dignità. Indubbiamente l’epoca attuale è segnata dalla mobilità, ma la partenza oggi non è più una scelta: i giovani sono costretti ad andar via. La vecchia generazione di migranti partiva con l’idea di tornare, ma la nuova? Anche la qualità dell’emigrazione è differente: un tempo si emigrava con la valigia di cartone, oggi con il computer, un tempo partivano le braccia più forti, oggi le intelligenze più formate. Oltre al danno anche la beffa: questo territorio spende fior di quattrini per la formazione, investendo nel capitale sociale, ma poi non offre sbocchi professionali adeguati. Come Chiesa siamo da tempo impegnati nella sensibilizzazione, facciamo da pungolo, scuotiamo le coscienze, ma senza un adeguato impegno della politica, la situazione non è destinata a migliorare.
Carmelo Petrone