TRENTINO ALTO ADIGE

Un mazzo di 60 carte

Il “Libro bianco sulle politiche familiari e per la natalità”

Diciotto milioni di euro per il reddito di garanzia o di cittadinanza. Alloggi a canone moderato, destinati al ceto medio che non ha comunque la possibilità di comperarsi un appartamento. Presa in carico – con copertura totale – del bambino dagli zero ai tre anni. Gratuità a partire dal terzo figlio: autobus per la scuola, mense scolastiche, all’anticipo e al posticipo. È questa la cultura che sta alla base del “Libro bianco sulle politiche familiari e per la natalità”, che la Giunta provinciale di Trento ha approvato il 10 luglio: non un libro dei sogni, ma un progetto fatto di sessanta azioni, che – come ha spiegato il presidente Lorenzo Dellai – conferiscono concretezza, coerenza e sistematicità alle politiche familiari della legislatura. La sfida – spiegano in Provincia – è essenzialmente culturale: si vuole fare del Trentino un territorio “amico della famiglia”, coinvolgendo i Comuni (già 5 quelli che hanno aderito, con tariffe attente alla realtà delle famiglie), la mobilità urbana ed extraurbana (già oggi una famiglia che paga due biglietti interi fa viaggiare tutti gli altri membri gratis), i ristoranti (con l’acqua gratuita e un menù a prezzi inferiori per la famiglia), gli impianti sciistici (dove la risposta si fa ancora attendere). Sul “Libro Bianco” pubblichiamo una nota di Ivan Maffeis, direttore del settimanale della diocesi di Trento (“Vita Trentina”).Parole e promesse sulla famiglia abbondano ad ogni tornata elettorale; a volte manca perfino il pudore di evitare di farne oggetto di strumentalizzazione di parte o di potere. La si usa come una clava, la famiglia, per scontri ideologici e pregiudiziali; poi la si bastona con tasse ed imposte, che si muovono unicamente secondo il criterio del reddito delle singole persone, lontane dal considerare il quoziente familiare come metro per mettere a punto una strategia fiscale più equa.La nostra stagione, a fronte di un aumento della speranza di vita, vede calare le nascite. Il declino demografico parla nel numero medio di figli per donna: in Trentino si attesta attorno all’1.4, leggermente superiore alla media nazionale, ma non abbastanza per evitarci di essere il fanalino di coda dell’Europa quanto ad abitanti al di sotto dei 14 anni.Il “Libro Bianco”, approvato dalla Giunta provinciale, va giudicato non sulle intenzioni, ma sui fatti, quindi sulla concretezza, sulla coerenza e sulla sistematicità che contribuirà a dare alle politiche familiari di questa legislatura.Intanto va riconosciuta la volontà di incentivare la natalità, riducendo la distanza tra i figli che si hanno e quelli che si vorrebbero avere, ma che si escludono a fronte della complessità della vita odierna.In secondo luogo, trattare il tema “famiglia” oltre i termini delle politiche sociali rappresenta una svolta culturale: troppo si è lavorato (e si lavora) in maniera assistenziale, intervenendo sui bisogni, sul disagio, sull’emergenza. Impostare politiche familiari è una novità che porta ad agire in maniera preventiva rispetto al rischio di impoverimento in cui oggi incappa la stessa classe media. Di più: è riconoscimento del ruolo essenziale che la famiglia svolge non solo tra le pareti di casa, ma a livello sociale ed economico.Infine, fa ben sperare anche l’assunzione di una prospettiva di medio-lungo periodo: gli interventi “alla carta” non bastano a contenere l’insicurezza e la precarietà; non sono comunque ingredienti determinanti per due giovani che progettano una vita familiare.Nel merito, estrapolando alcune carte dalle 60 che formano il mazzo del “Libro Bianco”: il reddito di cittadinanza supera le logiche del minimo vitale ed offre alla famiglia un sostegno nel mantenerla in una condizione dignitosa; la presa in carico della fascia che va da zero a tre anni può ridurre difficoltà e stress di tante coppie, mettendole in condizione di conciliare meglio i tempi della famiglia con quelli del lavoro; la gratuità delle tariffe provinciali dal terzo figlio in poi esprime la volontà di tutelare le famiglie numerose.Lo snodo rimane culturale. Richiede che chi è chiamato ad amministrare non si fermi a considerare la famiglia come un problema o un costo, ma una risorsa sociale primaria.Ivan Maffeis(17 luglio 2009)