ASSEMBLEA KEK

Chiese in movimento

Le conclusioni dell’incontro di Lione (15-21 luglio)

Dare testimonianza ai più profondi valori umani fondati sulla consapevolezza “cristiana” del valore di ogni persona umana creata ad immagine di Dio. Intraprendere con impegno la via ecumenica per rispondere con responsabilità alla sfida che “se le Chiese ricercano l’unità è perché il mondo viva”. Essere segno di speranza per l’Europa. Su questo “patto” le Chiese cristiane d’Europa si sono lasciate a Lione al termine della XIII Assemblea Generale che dal 15 al 21 luglio ha impegnato delegati di 126 Chiese membro (ortodossi, protestanti, anglicani, vetero-cattolici). A delineare i “tratti” del futuro impegno ecumenico in Europa è stata la pastora della Chiesa Svedese, Margarethe Isberg, nel sermone predicato a conclusione dell’Assemblea. “Siamo noi – ha detto – il popolo di Dio, qui in Europa. Sappiamo che ci sono molte cose che ci separano, la lingua, la cultura, la politica, la religione. Celebriamo feste religiose differenti. Anche la Pasqua viene celebrata in date diverse. Ma condividiamo la stessa speranza in Cristo. Possiamo offrire all’Europa un contributo prezioso”. I lavori assembleari della Kek sono stati seguiti da una delegazione della Chiesa cattolica guidata dal card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee, e composta dal segretario generale del Ccee, padre Duarte da Cunha, e dal segretario generale della Comece, padre Piotr Mazurkiewicz. Il card. Philippe Barbarin, come arcivescovo di Lione, è stato sempre presente nei momenti celebrativi più importanti dell’Assemblea. Le mozioni finali. L’Assemblea della Kek, massimo organo decisionale della Kek, si tiene ogni sei anni. A Lione ha riunito circa 700 persone, tra i 300 delegati di Chiese con diritto di voto, rappresentanti delle organizzazioni associate, ospiti, giovani “steward” e staff. I lavori assembleari si sono conclusi con l’approvazione di un messaggio finale e di sei mozioni su: migrazioni e traffico di esseri umani; la crisi finanziaria ed etica; la libertà religiosa come diritto umano; il cambiamento climatico; l’abolizione delle armi nucleari; le minoranze rom in Europa. Nella mozione sulle migrazioni, le Chiese esprimono un allarme: “Negli ultimi anni – affermano – si è registrato un preoccupante aumento del razzismo e in atti di violenza contro gli immigrati e le minoranze etniche in Europa”. La dichiarazione impegna le Chiese che fanno parte della Kek a “denunciare gli atti di discriminazione razziale e razzismo istituzionale e a chiedere alle autorità pubbliche di garantire i diritti umani fondamentali ai migranti privi di documenti, e in particolare, a chi è in stato di detenzione”. A questo riguardo, tra le decisioni prese dall’Assemblea c’è stata anche la fusione della Kek con la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), facendo della riflessione sui migranti un’area di lavoro privilegiata. Per il 2010 la kek intende promuovere l’anno delle Chiese europee per i migranti.Decisioni prese. Nel corso della Assemblea i delegati delle Chiese hanno votato anche la composizione del nuovo Comitato Centrale della Conferenza delle Chiese d’Europa che avrà il compito di eleggere a dicembre, nel corso del suo primo incontro, il nuovo presidente, incarico che attualmente è ricoperto dal pastore francese Jean-Arnold de Clermont. Soddisfazione per la composizione del nuovo Comitato è stata espressa in una conferenza stampa dal segretario generale della Kek, l’anglicano Colin Williams: “L’eterogeneità delle nostre Chiese membro – ha detto – è stata rispecchiata al meglio sotto ogni punto di vista: sia di rappresentanza nazionale, ma anche confessionale, di genere, di Chiese di minoranza e soprattutto di diverse generazioni. È la prima volta che 6 dei 40 membri del Comitato Centrale sono giovani”. In seguito invece ad una mozione presentata dalla Chiesa evangelica di Germania, è stata votata anche l’elezione di un gruppo di lavoro composto da 15 membri che da qui al 2011 avrà il compito di elaborare una proposta di revisione strutturale della Kek.Il nodo russo. All’Assemblea di Lione non ha partecipato alcun delegato del Patriarcato di Mosca. Il motivo risale all’ultima riunione del Comitato centrale della della Kek, tenutasi a Cipro in ottobre durante la quale il Patriarcato ortodosso di Mosca ha annunciato la decisione di sospendere la sua partecipazione all’organismo europeo. La ragione del ritiro è stato il rifiuto da parte della Kek di ammettere tra i suoi membri la Chiesa ortodossa di Estonia, Chiesa autonoma creata nel 1993 e legata al Patriarcato di Mosca. La questione estone (che ha avuto conseguenze anche nel dialogo cattolico-orodosso) nasconde una diatriba storica tra i Patriarcato di Mosca e Costantinopoli. A Lione si è affrontato anche questa questione. Pare infatti che la Kek, in attesa di una soluzione del problema, abbia comunque lasciato una “porta aperta”, prevedendo nel nuovo Comitato centrale posti a disposizione per un eventuale ritorno del Patriarcato di Mosca alla Kek.