ASSEMBLEA KEK

Cristiani in Europa

La proposta di una Conferenza di tutte le Chiese

Una Conferenza di tutte le Chiese cristiane d’Europa alla quale è chiamata a partecipare anche la Chiesa cattolica. La proposta circola da molti anni in ambito ecumenico ma a lanciarla questa volta è stato il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Lo ha fatto intervenendo domenica 20 luglio a Lione alla celebrazione del 50° anniversario della Conferenza delle Chiese europee. In platea la proposta è stata accolta con una standing-ovation. Erano i 750 delegati delle 126 Chiese membro Kek (ortodossi, anglicani, protestanti, vetero-cattolici), riuniti nella città francese per la XIII Assemblea Generale della Conferenza delle Chiese europee. Erano presenti anche alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica tra cui il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, e padre Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee. Le parole del Patriarca. “Solo dialogando e cooperando strettamente, le Chiese saranno in grado di proclamare al mondo il Vangelo di Cristo in maniera convincente ed efficace”. Con queste parole si è aperto l’atteso discorso del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ai delegati della Kek. Nell’affrontare il futuro del movimento ecumenico in Europa, il Patriarca ha detto: “Noi vorremmo sottolineare che la cooperazione tra la Kek e il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa è stata necessaria e costruttiva. Per migliorare questo impegno ecumenico, noi proponiamo di mettere in atto una cooperazione meglio organizzata e strutturata tra questi due organismi”. La Chiesa cattolica non fa parte della Kek sebbene intrattiene con essa un rapporto stretto. I due organismi europei hanno promosso insieme importanti iniziative e significativi eventi ecumenici europei. Prevedere una entrata del Ccee nella Kek – ha ammesso lo stesso Patriarca – implicherebbe “lavori preliminari ed emendamenti ai regolamenti relativi”. “Tuttavia – ha proseguito Bartolomeo I – siamo convinti che una Conferenza di tutte, e sottolineo tutte, le Chiese europee possa rispondere meglio e all’unisono al comandamento sacro dello ristabilimento della comunione ecclesiale e servire l’uomo contemporaneo che si trova ad affrontare una moltitudine di problemi complessi”. Poi rivolgendosi all’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, che era seduto in prima fila nell’auditorium di Lione, Bartolomeo ha detto: “Rivolgo questo invito in particolare al card. Barbarin, perché lo trasmetta là dove occorre”. In Europa – ha concluso Bartolomeo I – “Tutti cercano disperatamente una speranza. Ecco perché nessun arretramento sarebbe giustificato. Al contrario, la collaborazione delle nostre Chiese, ma anche la cooperazione con i responsabili europei, competenti in materia politica, economica e sociale, è oltre che necessaria, un imperativo”.La risposta dell’arcivescovo. Interpellato dai giornalisti, il card. Philippe Barbarin ha detto che scriverà direttamente al Papa per informarlo della proposta di Bartolomeo. L’arcivescovo fa notare che la questione non rappresenta una “novità” in ambito ecumenico perché “è stata già posta dalle Chiese in passato”. Ed osserva anche che la proposta implica “modificazioni di struttura abbastanza importanti” ed una certa correlazione con la non-partecipazione della Chiesa cattolica al Consiglio mondiale delle Chiese. “Posso però dire personalmente – sottolinea – che questo appello è stato ascoltato. È stato un appello forte, pieno di speranza e fraterno. Il Patriarca si è poi rivolto a me personalmente perché io porti questo suo messaggio. Cosa posso fare è scrivere al papa, gli dirò che sono stato al 50° anniversario della Kek e che il Patriarca Bartolomeo mi ha incaricato di essere suo messaggero, compito che accetto volentieri”. L’arcivescovo ha poi sottolineato che bisogna distinguere “due piani”: da una parte “il terreno concreto della collaborazione che esiste e può essere sicuramente intensificato”; dall’altra “la questione della integrazione della struttura che presuppone una riflessione”.…e del segretario generale del Ccee. “Anch’io – commenta padre Duarte da Cunha – credo che le Chiese cristiane in Europa siano chiamate All’unità secondo il comandamento del Signore “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21) così da servire meglio l’uomo contemporaneo confrontato sempre più ad una molteplicità di sfide complesse anche di carattere etico e sociale. Questo è stato anche l’invito di Papa Giovanni Paolo II quando nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Europa scriveva: Il rafforzamento dell’unione in seno al Continente europeo stimola i cristiani a cooperare nel processo di integrazione e di riconciliazione attraverso un dialogo teologico, spirituale, etico e sociale.(188) Infatti, nell’Europa in cammino verso l’unità politica possiamo forse ammettere che sia proprio la Chiesa di Cristo un fattore di disunione e di discordia? Non sarebbe questo uno degli scandali più grandi del nostro tempo?(Ecclesia in Europa, 119)”. Insieme, la testimonianza delle Chiese cristiane in Europa, ricche del loro patrimonio di fede, di valori e delle loro esperienze sociali, risulterà più credibile ed incisiva presso le Istituzioni europee”.