CARITAS IRAQ
La collaborazione con la Caritas italiana
“Una centrale operativa a Baghdad, più altri undici centri sparsi in tutto il territorio, a cominciare dalle città di Kirkuk, Bassora e Mosul. Nell’ultimo anno abbiamo portato aiuto sanitario ad oltre 23 mila bambini, a 8.000 donne incinte e a diverse migliaia di persone abbiamo fornito formazione nel campo della salute. Abbiamo oltre 220 impiegati e qualche centinaio di volontari che ci aiutano a portare avanti i 6 progetti di solidarietà che abbiamo in atto grazie alla collaborazione di Caritas Italia”. Nabil Afram Naisan è il direttore della Caritas Iraq e con orgoglio spiega al SIR “l’azione di solidarietà che conduciamo verso tutta la popolazione irachena, senza distinzioni di etnia o religione. La solidarietà – dice – è il modo migliore per riconciliare questo Paese. Più di tante parole servono fatti concreti e la condivisione di ogni cosa, anche della sofferenza. Quando possibile nelle nostre iniziative coinvolgiamo anche associazioni islamiche che si occupano del sociale”.
Direttore, in che condizioni vive attualmente la popolazione irachena?
“Innanzitutto occorre ricordare che il popolo iracheno oltre a subire due guerre, viene da un lungo embargo economico. Il tutto ha contribuito a distruggere le infrastrutture del Paese, quelle che garantivano i servizi essenziali della popolazione. Oggi paghiamo le conseguenze di tutto ciò”.
Vale a dire?
“Non abbiamo energia elettrica sufficiente, restiamo ore senza elettricità. Diventa così difficile conservare i cibi, far funzionare i condizionatori – in Iraq l’estate le temperature possono arrivare anche a 50 gradi – l’acqua è scarsa e si stima che solo il 60% della popolazione abbia accesso all’acqua potabile. I prezzi dei generi di prima necessità sono alti. Per non parlare poi delle medicine necessarie alla popolazione anziana, ai malati, ai bambini”.
Quanto pesa, in questa situazione, la mancanza di stabilità e di sicurezza?
“Molto. La gente ha paura. La minoranza cristiana, in particolare, è soggetta ad attacchi e in realtà si stenta a capirne i motivi. Il governo si sta adoperando per proteggere le minoranze ma si dovrebbe fare di più. Non riesce a controllare tutto. Ci vorrà tempo per ricostruire il Paese, e non mi riferisco solo alle infrastrutture ma anche alla fiducia del suo popolo”.
In che modo, allora, Caritas Iraq cerca di contribuire a quest’opera di ricostruzione?
“Come dicevo all’inizio, abbiamo in corso diversi progetti insieme a Caritas Italia. Il più importante è il Well baby program con 23.500 bambini curati, 8.000 donne incinte, più migliaia di donne e bambini che seguono piccoli stage di formazione sanitaria. Per il 2009, abbiamo, poi, il progetto “Volontari” in cui formiamo oltre 300 giovani alla solidarietà e alla cittadinanza attiva in tutte le parrocchie del Paese. Forniamo anche aiuti umanitari per anziani e disabili, 7.800 persone. Esiste anche un fondo per l’emergenza per le famiglie sfollate senza risorse (2.450 sfollati). Un progetto particolarmente significativo è quello di formazione alla risoluzione pacifica dei conflitti che si rivolge agli alunni delle scuole e ai giovani. Infine, stiamo pensando ad una nuova attività di integrazione delle persone disabili. Si parte a breve con 100 bambini. A Mosul stiamo fronteggiando l’emergenza per 1.228 famiglie sfollate”.
a cura di Daniele Rocchi
Caritas Italia per l’Iraq
Il sostegno di Caritas italiana alla popolazione irachena tramite l’azione della Caritas Iraq nasce già negli anni Settanta, con il sostegno ai profughi palestinesi, ma diventa più significativo a partire dal 1992, dopo la “Prima guerra del Golfo” (1991). I beneficiari diventano gli stessi iracheni, colpiti dall’embargo dichiarato dalle Nazioni Unite al regime di Saddam Hussein. A riguardo la rete Caritas si è sempre impegnata in una azione di “advocacy” per chiedere la fine dell’embargo. A partire dal 2000 Caritas Iraq lancia un appello d’urgenza “Life-saving program”, un progetto nutrizionale per bambini con meno di 5 anni, per donne in gravidanza e per mamme allattanti. Le conseguenze dell’embargo colpiscono le categorie più vulnerabili. Appare la denutrizione, mai conosciuta prima in Iraq. Dopo la Seconda guerra del Golfo (2003) il programma si intensifica, e prende il nome di “Well Baby program”, in collaborazione con la Croce Rossa irachena. I punti di assistenza diventano 12, sparsi in tutto il Paese. Oltre a un supplemento alimentare si provvedono anche apparecchiature per la potabilizzazione dell’acqua. Dal 2005, nonostante l’aggravarsi della situazione interna del Paese, con violenze e attentati che hanno colpito anche degli operatori di Caritas Iraq, il programma della Caritas non solo viene portato avanti con molto coraggio, ma si diversifica e si amplia nei programmi per il 2009 citati da Nabil Afram Naisan nell’intervista. Caritas Italia si impegna, insieme a molte Caritas diocesane, in un sostegno regolare. I 70.000 euro raccolti nel 2003, sono diventati 575.113 nel 2005. Nel 2008 ha contribuito per 115.000 euro. Nell’intero periodo 2003-2008 la Caritas italiana ha sostenuto le attività di Caritas Iraq per un totale di 1.396.629 .