UE
L’Agenzia per i diritti fondamentali
Persone con disabilità fisiche, membri di comunità rom, credenti di diverse fedi, bambini, donne… Sono numerosi i cittadini europei che, in ambienti e circostanze differenti, subiscono un sopruso, una qualunque forma di violenza o un atto discriminatorio. L’Ue ha attivato molteplici forme di allerta e tentativi di risposta in tale direzione: fra queste figura l’Agenzia per i diritti fondamentali, istituita nel marzo 2007.“I cittadini non conoscono i loro diritti”. L’Agenzia (European Union Agency for Fundamental Rights, sigla Fra) ha sede a Vienna e ha sostituito il preesistente Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia. Svolge, statutariamente, tre compiti principali: “raccogliere informazioni e dati sui diritti fondamentali”, “fornire consulenza all’Ue e agli Stati membri”, “promuovere il dialogo con la società civile per sensibilizzare sui diritti fondamentali”. La Fra pubblica ogni anno una relazione sulla propria attività, oltre a una serie di indagini su fenomeni correlati a diritti e libertà individuali e sociali. Nell’ultima relazione, resa nota a fine giugno, si forniscono informazioni su razzismo, xenofobia e altre forme di intolleranza. Ma dalle ricerche condotte nella capitale austriaca si conferma soprattutto “un dato preoccupante, ossia lo scarso numero di persone che sono consapevoli dei propri diritti o sanno dove recarsi per denunciare episodi di discriminazione”. La Fra punta inoltre il dito sulla scarsità dei dati raccolti nell’Ue27 e sulle lacune persistenti nei sistemi giuridici nazionali per proteggere le vittime delle discriminazioni. Giustizia vera, non solo sulla carta. Il direttore dell’Agenzia, Morten Kjaerum, ha spiegato a tale proposito: “Esiste l’urgente necessità di un miglioramento dell’informazione. La maggior parte delle vittime di discriminazione non è consapevole del fatto che ciò che subisce è illegale. Nel contempo, molte persone non sanno come presentare una denuncia”. La conseguenza è il numero elevato di casi di discriminazione che restano sommersi. “I governi hanno il dovere di informare tutti dei loro diritti e di garantire l’accesso alla giustizia nella pratica e non solo sulla carta”. Anastasia Crickley, presidente del consiglio di amministrazione dell’Agenzia comunitaria, aggiunge: “Esistono ancora molte lacune in materia di tutela giuridica contro le discriminazioni. Perché dovrebbe essere possibile intentare una causa contro un locatore per le discriminazioni fondate sull’origine etnica o il sesso, ma non per quelle fondate sulla religione, l’età, gli handicap o l’orientamento sessuale? Perché i disabili sono protetti dalle discriminazioni quando si tratta di lavoro, ma non lo sono nella stessa misura per quanto riguarda l’istruzione?”.Discriminazioni contro i musulmani. Alla fine di maggio aveva suscitato un certo interesse la relazione della Fra dedicata alle discriminazioni nei confronti dei cittadini musulmani. Vi si leggeva: “In media, uno su tre fra i cittadini musulmani interpellati dichiara di aver subito discriminazioni negli ultimi 12 mesi”. I livelli di discriminazione più elevati si verificherebbero in ambito lavorativo. Il documento segnala al contempo che “numerosi incidenti razziali non vengono denunciati alla polizia”. I musulmani interpellati non considerano però la religione il motivo principale della discriminazione nei loro confronti, bensì tendono a indicare l’origine etnica. La tratta dei minori. Oltremodo preoccupante risulta l’ultimo studio pubblicato all’inizio di luglio sulla tratta dei minori. Più che soffermarsi su dati e statistiche, l’Agenzia segnala le difficoltà di conoscenza del fenomeno e di risposta da parte delle forze dell’ordine e della giustizia. Il direttore Kjaerum denuncia: “La tratta è un problema che riguarda tutta l’Unione ed è una forma moderna di schiavismo. Ogni anno un numero considerevole di bambini” “è vittima della tratta finalizzata a scopi quali sfruttamento sessuale o di manodopera, adozione ed estrazione di organi. Si tratta di segnali allarmanti. Dobbiamo compiere ogni possibile sforzo per proteggere i bambini”. La relazione lancia un allarme particolare: “In base ai dati ufficiali, la scomparsa di minori dalle strutture di accoglienza negli Stati membri dell’Unione è un fenomeno molto diffuso e le destinazioni restano in larga misura sconosciute”. Con ogni probabilità, denuncia Fra, i minori finiscono nelle mani di trafficanti. “Il problema resta tuttavia ampiamente ignorato, e ciò è dovuto a una grave mancanza di controlli da parte delle autorità degli Stati membri”. Paradossalmente, in alcuni Stati membri i bambini vittime della tratta “rischiano di essere sottoposti a misure di detenzione per reati transnazionali, quali la prostituzione”. La normativa comunitaria – suggerisce l’Agenzia – “dovrebbe prevedere norme minime per una politica di non punizione delle vittime”, accanto ad azioni efficaci di prevenzione e intervento.