RUSSIA

A scuola con rispetto

L’ora di religione dopo un dibattito durato 10 anni

Dopo 70 anni di ateismo di Stato, La Russia ha deciso di introdurre l’ora di religione a scuola dopo un dibattito decennale. Gli alunni o i loro genitori potranno scegliere l’insegnamento della fede ortodossa professata da oltre il 70% dei russi. La legge apre anche alla religione islamica, ebraica e buddista. In alternativa, gli alunni possono frequentare lezioni di storia comparata delle principali religioni del mondo. Atei o agnostici potranno seguire lezioni di educazione civica. Gli insegnanti (ne servono 44 mila) saranno tutti laici, anche in osservanza del principio costituzionale della separazione tra Stato e Chiesa. Una rivoluzione culturale che il leader del Cremlino, Dmitri Medvedev, ha annunciato il 21 luglio davanti ai leader delle quattro religioni più diffuse in Russia. L’ora di religione sarà introdotta in via sperimentale dal prossimo settembre in 14 regioni russe (rappresentative delle principali realtà religiose) per un totale di 12 mila istituti e 256 mila studenti. Dal 2012 diventerà “obbligatoria”, a partire dalla quarta classe, ossia dall’età di dieci anni. Abbiamo chiesto un parere a mons. Paolo Pezzi, arcivescovo dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca.Mons. Pezzi, che ne pensa della legge? “In linea generale, anche in passato avevamo visto positivamente la possibilità che venisse introdotto l’insegnamento della religione nelle scuole. Comprendendo che ci si trova in un Paese a maggioranza cristiano-ortodossa, è comprensibile che l’insegnamento desse priorità ad un insegnamento di un cristianesimo ortodosso. Una ulteriore considerazione che avevamo fatto, è che anche le altre religioni potessero avere uno spazio, soprattutto nelle regioni della Federazione russa dove queste religioni, soprattutto l’Islam e il buddismo, si trovano in uno stato di quasi maggioranza. La legge prevede anche l’alternativa di scegliere tra questi fondamenti religiosi ed un corso di etica. Direi quindi come valutazione in generale che la legge tiene conto della realtà e va nella direzione di non escludere la dimensione religiosa dalla educazione e questo a me sembra l’aspetto più importante”.Perplessità?“Restano aperte almeno due domande. La prima: da chi viene svolto questo insegnamento, cioè come avviene la preparazione degli insegnanti perché sia una autentica formazione religiosa? Dette in altre parole: qual è il ruolo della Chiesa in questa formazione? Mi sembra che questo problema non venga affrontato dalla legge. Mi pare che si tenda ad avere un corpo insegnante laico. Questo significa che occorre prevedere una garanzia su questo insegnamento. Garanzia che per esempio in Italia viene data dalle diocesi. L’altra domanda riguarda i contenuti. Cioè, chi cura i manuali e quale sarà la libertà di utilizzo di questi testi da parte degli insegnanti? Occorre cioè evitare il più possibile che ci sia un utilizzo di questo insegnamento della religione legato ad altri aspetti più politici. Un problema che si è rivelato in Occidente con l’insegnamento della religione islamica”.A quale rischio fa riferimento?“Alla preoccupazione che questo insegnamento non sia utilizzato per scopi di indottrinamento. Un problema di questo tipo si è verificato in alcuni paesi occidentali con l’insegnamento della religione islamica dove è emerso che questo insegnamento era finalizzato ad essere di supporto ad una certa posizione ideologica. Un altro aspetto è che sia un insegnamento della religione che sia rispettoso di quello che viene detto delle altre religioni e confessioni cristiane”. A questo proposito, quale spazio è stato dato alla Chiesa cattolica?“Noi abbiamo partecipato, anche se molto parzialmente, ad alcuni incontri in cui abbiamo sottolineato gli aspetti positivi della legge ma anche le preoccupazioni che avevamo. Siamo consapevoli di essere una minoranza. La legge parla di cristianesimo, islam, buddismo ed ebraismo e non dà una definizione di quello che è il cristianesimo per cui nella prassi è prevalsa la considerazione che per cristianesimo si debba intendere ortodossia. Questo è comprensibile visto che l’ortodossia è la confessione di maggioranza. La preoccupazione da parte nostra è che la dove viene fatto un riferimento al cattolicesimo, questo venga fatto nel rispetto. A questo proposito abbiamo dato disponibilità a valutare e correggere noi stessi quelle parti dei testi che riguardano il cattolicesimo. Una valutazione che dovremmo poi fare nel concreto e in futuro, è quella di richiedere eventualmente la possibilità di un insegnamento della religione cattolica in quelle scuole dove si presentasse concretamente un numero sufficiente di alunni che potrebbe giustificare questa presenza”.