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Spagna: una questione che interessa anche altri Paesi d’Europa
Si chiamerà “Legge di libertà religiosa e di coscienza” e già non piace a molti perché è vista come una mossa per limitare la libertà religiosa in Spagna. L’ordinamento giuridico spagnolo intende finora l’obiezione di coscienza come “un rifiuto a realizzare servizi invocando motivazioni etiche o religiose, specialmente il servizio militare”. Ma esiste un vuoto legislativo in altri casi, come l’obiezione di coscienza di fronte alla materia scolastica “Educazione per la cittadinanza”, l’aborto, la ricerca sulle cellule staminali o la ricetta per la pillola del giorno dopo. Il Governo spagnolo ha annunciato un futuro regolamento dell’obiezione dentro la “Legge di libertà religiosa” che intenderebbe non ammettere casi di obiezione di coscienza al di fuori del servizio militare. Così si vuole garantire che non si faccia uso del diritto all’obiezione di coscienza in casi come l’aborto. Il ministro di Giustizia, Francisc Caamaño, ha ribadito che non si può obiettare a tutto e che la posizione di coscienza “non esime del compimento della legge”. Dunque la legge potrebbe costringere qualcuno a agire contro la sua coscienza. Per “Profesionales por la Ética”, la libertà religiosa, di culto e di religione, è “uno dei diritti fondamentali”. Il segretario generale, Fabián Fernández de Alarcón, facendo riferimento alle parole del ministro di Giustizia, ha ricordato che “trattare la coscienza dei cittadini come scusa è inaccettabile da parte di un politico responsabile”, e il Comitato di Bioetica ha già chiesto una regolamentazione dell’obiezione di coscienza in casi di aborto. Mentre per il governo l’obiezione è possibile solo dove la legge lo consente (servizio militare), il Foro spagnolo della Famiglia sostiene che la sentenza del Tribunale costituzionale riconosce anche l’obiezione di coscienza ai medici rispetto alla pratica dell’aborto.Il cardinale di Madrid, Antonio María Rouco Varela, ha già segnalato che i medici cattolici devono avere la possibilità di rifiutarsi di praticare aborti facendo appello all’obiezione. L’Osservatorio per la libertà religiosa e di coscienza afferma che “la coscienza è il metro più intimo e personale sui limiti ai quali una persona può sottomettere i propri atti”. Il card. Antonio Cañizares suggerisce l’obiezione di coscienza ai genitori che abbiano figli a scuola e non vogliano fare la materia obbligatoria “Educazione per la cittadinanza”; esortando i genitori a “difendere i diritti con mezzi legittimi” ricorda che l’obiezione di coscienza è “legittima” e c’e bisogno di “assicurarla e rispettarla”. La questione va oltre i confini di un Paese. Queste polemiche conducono infatti a riflettere sul diritto dello Stato a regolare le coscienze, una pratica che sottilmente sembra si stia instaurando in alcune democrazie europee. Sembra quasi che il fatto religioso disturbi, e sia necessario rincorrere a bloccare con le armi della legge il territorio sacro della propria coscienza. La buona notizia è che questi progetti legislativi evidenziano che la religione non è quel fatto di “sagrestia” che alcuni volevano irrilevante. È l’accorgersi che i cattolici si organizzano pubblicamente ma anche individualmente, e fanno uso dei loro diritti. È questo che irrita e si vuole minimizzare. In Spagna il fattore religioso è un fattore di impatto, un elemento che gioca un ruolo non indifferente nella vita dei cittadini, e che è a volte più difficile da controllare proprio perché è trasversale. La Spagna non è certo la cattolicissima Spagna di altri tempi, ma i cittadini spagnoli a cui la religione importa non sono pochi e si fanno sentire. La speranza si trova in questa minoranza convinta. La sfida, anche per l’Europa, è che questa minoranza riesca a vincere nella sua legittima lotta per i propri diritti. Perché nel terreno della coscienza nessuna legge può avere la pretesa di decidere.