ABRUZZO
Un problema che vede attenta anche la diocesi ” “
Trovare una casa per molti aquilani è ormai la prima delle necessità, la preoccupazione principale, quasi un’ossessione. La paura di non ottenere subito il posto nei villaggi antisismici in costruzione, perché gli ultimi appartamenti non saranno consegnati prima di dicembre, il timore di non riuscire a ristrutturare la propria abitazione prima dell’inverno o semplicemente la volontà di avvicinarsi al capoluogo, sta spingendo molte famiglie aquilane a cercare da sole una sistemazione.
La corsa agli affitti. È iniziata così una vera e propria corsa agli affitti. Un boom delle richieste a cui, come le regole del mercato insegnano, è corrisposto un aumento dei prezzi, in alcuni casi più che raddoppiati. Una denuncia arrivata da più parti: sindacati, politici e singoli cittadini. “Negli ultimi mesi – dichiara il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Giorgi – è stato registrato un picco dei prezzi relativi agli affitti. Per un monolocale in periferia c’è chi chiede anche 800 euro. Cifra che sale vertiginosamente se l’abitazione ha una metratura superiore”. Sono tante le storie che si sentono raccontare per le strade del capoluogo. Famiglie che si sono viste chiedere più di mille euro per l’affitto di un appartamento che fino a poche settimane fa era sfitto e il cui canone non superava i cinquecento. Proprietari che pretendono pagamenti in nero di parte della somma o dei primi mesi, almeno fino a settembre. Questo in una città in cui l’occupazione degli appartamenti sfitti è considerata una delle priorità per trovare una sistemazione agli sfollati. Una soluzione complementare rispetto alla costruzione dei nuovi edifici (circa 4 mila appartamenti), dove saranno ospitati dalle 12 alle 15 mila persone, ma che potrebbe non bastare. Tanto che sembra sempre più probabile l’accoglienza, con la chiusura delle tendopoli, di alcune migliaia di persone nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito, sede del G8.
Affitti a carico dello Stato. I criteri e le modalità di assegnazione degli alloggi sfitti sono stabiliti dall’ordinanza 3769 della presidenza del Consiglio approvata nel maggio scorso. Nei Comuni sono nati appositi Uffici con il compito di raccogliere le disponibilità dei proprietari di appartamenti e case da assegnare secondo i criteri stabiliti dalla Protezione Civile: vicinanza dell’immobile al Comune di residenza, numero di componenti del nucleo familiare, presenza di disabili, anziani e bambini. Il canone, oscillante tra i 400 e gli 800 euro, sarà a carico dello Stato e l’affitto durerà per un periodo di sei mesi prolungabile fino a 18. L’unico requisito richiesto è quello di avere l’abitazione classificata come “E”, ovvero completamente inagibile e di “non disporre di altre soluzioni abitative all’interno della Regione”. Nel solo Comune di L’Aquila gli edifici così classificati sono 7.152, quasi il 30%. L’ordinanza prevede anche la possibilità di accordi tra privati a patto che vengano rispettati i massimali previsti e che i contratti vengano depositati nei Comuni. Pena il mancato pagamento da parte dello Stato.
Un mercato fuori controllo. La corsa agli affitti riguarda, però, anche persone con case “B” o “C”, ovvero parzialmente inagibili, ma anche uffici e esercizi commerciali. Soggetti che non avendo i requisiti non possono usufruire dei contributi. In questa situazione molti proprietari di immobili preferiscono aspettare e affittare a prezzi di mercato piuttosto che mettere gli alloggi a disposizione degli elenchi comunali accettando prezzi più bassi. “Ad oggi al Comune di L’Aquila – spiega l’assessore alle Politiche abitative, Luca D’Innocenzo – sono solo 80 gli appartamenti messi a disposizione degli sfollati e tutti tramite accordi tra privati. I proprietari preferiscono, infatti, scegliere a chi affittare non lasciando che sia il Comune ad assegnarli. Continuando così saremo costretti alla requisizione. Stiamo cercando con Prefettura e Protezione Civile soluzioni ad un mercato fuori controllo ed, eventualmente, siamo pronti a chiedere controlli a tappeto da parte della Guardia di Finanza”.
Il messaggio della Chiesa aquilana. Una questione delicata su cui interviene anche “Vola” il nuovo bisettimanale della diocesi di L’Aquila, in uscita la prossima settimana. “Forse oggi molti più aquilani riuscirebbero a tornare in città se gli affitti non arrivassero anche a 800 mensili per un appartamento di medie dimensioni”, scrive il direttore, don Claudio Tracanna, in una lettura della nuova enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”. “Se prevarrà la logica mercantile – scrive don Tracanna – non ci sarà futuro per l’Aquila. Se prevarrà la logica del portafogli, del guadagno a tutti i costi, del cercare di accaparrare il più possibile adesso che il piatto è molto ricco, L’Aquila non rinascerà ma sopravvivrà. Se, invece, la logica del profitto saprà far spazio alla gratuità e sarà finalizzata al perseguimento del bene comune allora L’Aquila tornerà a volare con l’Abruzzo e per l’Abruzzo. Forse qualche palazzo non sarebbe crollato se qualche costruttore o qualche tecnico o qualche politico avesse pensato al bene della città e non solo al proprio profitto. Forse molti rimarrebbero all’Aquila se alcune aziende oltre al proprio profitto riuscissero ad inserire nei loro bilanci anche il futuro di tanti uomini e donne che in pochi secondi hanno visto stravolta la loro vita. Riferite a noi aquilani, le parole del Papa ci dicono che la causa del nostro sottosviluppo, di una mancata rinascita della città sarà non tanto legata alla ricostruzione delle case ma alla mancanza di fraternità tra noi”.