CHIESE EUROPEE

Una missione speciale

Il centro del continente e le radici cristiane

“Le Chiese dell’Europa centrale sono chiamate a svolgere una missione speciale in Europa. È loro compito impegnarsi in prima persona per salvare l’anima del nostro Continente: un’anima che ha radici cristiane; che ha sempre saputo aprirsi alle diverse culture con cui è entrata in contatto; che è stata capace di creare un’unità umana senza distruggere ed anzi facendo diventare occasione di arricchimento reciproco le differenze di cui ciascuno è portatore. E per salvare quest’anima, sono convinto che noi europei, nei nostri Paesi dell’Europa centrale, dobbiamo sapere alzare di più la nostra voce”. Così il cardinale Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), sottolinea la vitalità delle Chiese dell’Europa centrale, che ricevettero il primo annuncio del Vangelo, venti secoli or sono, dai primi cristiani della Chiesa di Aquileia. Abbiamo incontrato il card. Bozanic a conclusione di un itinerario di approfondimento spirituale e culturale che lo ha portato nei giorni scorsi in Italia, con tappe a Venezia, Ravenna e Aquileia. Eminenza, dai martiri dei primi secoli dell’era cristiana a quelli dell’ultimo secolo: sono trascorsi dieci anni dalla beatificazione dell’arcivescovo di Zagabria, card. Alojzije Viktor Stepinac.“Ogni giorno sono tante le persone che nella cattedrale di Zagabria si raccolgono in preghiera sulla tomba del beato Stepinac. Sono giovani ed adulti. Non è un fenomeno nuovo: avveniva così anche al tempo del comunismo nonostante allora – come abbiamo scoperto in seguito – le autorità spiassero tutti coloro che venivano a pregare. Possiamo quasi dire che si tratta dell’ennesimo miracolo compiuto dal beato Stepinac: da quando ospita la sua tomba, la cattedrale è diventata ancora di più chiesa della preghiera e delle confessioni. Tutto l’anno, non solo dalle parrocchie cittadine ma da tutto il Paese giungono i fedeli che vogliono accostarsi al sacramento della riconciliazione. In questo modo, ancora di più, il beato Stepinac è divenuto il simbolo della fede del popolo croato. Significativamente la sua testimonianza ha assunto maggiore efficacia dal momento in cui – nel settembre 1946 – venne incarcerato dal regime comunista: da quel giorno non ha più potuto fare ritorno da vivo nel suo arcivescovado o nella sua cattedrale. Eppure, nonostante la prigionia, non ha mai cessato di guidare spiritualmente la sua diocesi e il suo popolo”.Nell’omelia sull’isola di Krk/Veglia (Croazia), in occasione delle celebrazioni per i 1700 anni del martirio di San Quirino, ha sottolineato come “l’industria del divertimento anche attraverso i canali d’informazione presenta ai giovani la vita familiare come peso e una realtà ormai passata”. Una tendenza pericolosa presente in tutta Europa.“Non posso che essere d’accordo: si tratta di una tendenza davvero pericolosa! Penso che non solo i cristiani ma tutti gli uomini di buona volontà si devono impegnare per salvaguardare l’istituzione famiglia. Se si distrugge questa istituzione, allora tutti – ma principalmente bambini e giovani – saranno lasciati in balia di coloro che li vogliono manipolare e la società sarà inevitabilmente destinata alla rovina. Non dimentichiamo che è la famiglia ad offrire sicurezza e stabilità per tutta la vita dell’uomo”.Proseguono i negoziati finalizzati all’adesione della Croazia nell’Unione europea. Quale valore aggiunto porterà il suo Paese all’Ue?“Ogni Paese porta le proprie specificità. La Croazia ha sempre saputo dialogare con i diversi Paesi che con lei confinano: da secoli, ormai, appartiene alla famiglia dei popoli europei. Spero che possa portare le sue specificità in campo culturale e sociale ma anche quei fondamenti su cui si è costruita la nostra nazione. Fondamenti che vanno ricercati nella fede in Dio, nell’attaccamento alla Chiesa, in una forte devozione mariana senza dimenticare che da sempre fondamento del popolo croato è proprio la famiglia”.Durante il suo viaggio in Giordania, papa Benedetto XVI ha parlato di un'”alleanza di civiltà” fra cristiani e musulmani. Può essere questa “alleanza di civiltà” un elemento di riferimento per il futuro dell’Europa?“Certamente. Noi oggi siamo chiamati a ricercare le cose che abbiamo in comune, le situazioni in cui condividiamo gli stessi principi e gli stessi ideali. In questo senso comprendiamo il significato del termine «alleanza». Sulla famiglia, ad esempio, abbiamo molti elementi di riferimento in comune con i musulmani; e questo vale anche per il rispetto dovuto verso la vita dell’uomo”.