Un’idea condivisa

Testimoni digitali

Si terrà nel 2010, dal 22 al 24 aprile, la seconda edizione di “Parabole mediatiche”, otto anni dopo il convegno organizzato dalla Cei – che vide anche la presenza di papa Giovanni Paolo II – per affrontare le sfide e rispondere alle attese legate al mondo della comunicazione. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, mons. Domenico Pompili. L’appuntamento, che avrà per titolo “Testimoni digitali”, “sarà un’occasione per intessere relazioni e, in un’ottica più ampia, fare rete”, ha spiegato mons. Pompili pensando alle “numerose realtà nazionali e locali che hanno risposto in questi ultimi anni alla necessità di entrare nei linguaggi digitali e dei nuovi media”. Dopo la Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici – cfr SIR 52/2009), il SIR ha incontrato il Copercom (Coordinamento associazioni per la comunicazione), e due tra le 24 realtà del mondo cattolico che vi aderiscono: Med e Aiart.

Copercom, “piena condivisione”.
Soddisfazione e “piena condivisione” per “l’annuncio del grande incontro «Testimoni digitali», che nell’aprile 2010 metterà a confronto quanti nella comunità cristiana fanno cultura e comunicazione” giunge dal Copercom (Coordinamento associazioni per la comunicazione), a cui aderiscono 24 realtà del mondo cattolico. “Proprio per offrire una risposta operativa alle indicazioni e alle attese del primo convegno «Parabole mediatiche» e del Direttorio «Comunicazione e missione» – spiega il presidente, Franco Mugerli – il Copercom ha dato vita in questi anni al Laboratorio per gli animatori della cultura e della comunicazione”. Il Laboratorio, prosegue Mugerli, “è soprattutto una proposta di formazione di formatori che si pongono accanto a persone, famiglie, comunità, realtà socio-educative per formare e mantenere viva una coscienza critica costruttiva di fronte alla complessa realtà dei media, delle loro regole, dei loro linguaggi e dei loro messaggi”. La formazione avviene attraverso collegamenti in diretta on-line, durante i quali, con l’aiuto di un ospite, si affrontano argomenti di attualità, i loro riflessi sui media e quali attenzioni maturare rispetto alle dinamiche comunicative che essi suscitano. Le puntate vengono poi riproposte in differita sul sito del Copercom (www.copercom.it) e si propongono di favorire spunti e riflessioni a livello personale o di gruppo, con l’intento di creare una community dei partecipanti e organizzare miniprogetti di formazione sul territorio e negli ambienti.

Med, “passare all’azione”.
Per Gianna Cappello, presidente del Med (Associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione – www.medmediaeducation.it), l’appuntamento di aprile dimostra “una grande sensibilità della Chiesa italiana sul tema della comunicazione”, che, sottolinea, “va coniugato con quello dell’educazione”. Ed è ciò che fa il Med, il cui obiettivo chiave è l'”educazione ai media”, ossia “affrontare le dimensioni del vivere contemporaneo tenendo conto delle esigenze comunicative”. “L’educazione – precisa la presidente del Med – è fondamentale per governare il rapporto di ciascuno con i media”, dei quali vanno “sfruttate appieno le potenzialità cogliendone, allo stesso tempo, rischi e derive”. Oggi, sottolinea il Med, “c’è ancora tantissimo da fare”, e se “dell’importanza della comunicazione nella vita quotidiana delle persone un po’ tutti ne siamo consapevoli, ciascuno nel proprio ambito d’impegno”, occorre che “questa consapevolezza si tramuti in iniziative comuni, che possano veramente fare la differenza e incidere”. “Dal momento della consapevolezza – conclude – bisogna ora passare all’azione, e questo non si può avere se non attraverso una sinergia tra diverse realtà”.

Aiart, “otto anni di grande impegno”.
Dalla prima alla seconda edizione di “Parabole mediatiche” sono passati “otto anni di grande impegno”, commenta Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart (Associazione spettatori – www.aiart.org). Un impegno che ha visto in prima fila “la Conferenza episcopale italiana sia con i suoi vertici – prima il card. Ruini e mons. Betori, ora il card. Bagnasco e mons. Crociata – sia con l’Ufficio comunicazioni sociali e i suoi due direttori, mons. Giuliodori e mons. Pompili”. Inoltre, rileva Borgomeo, “mai come in questo periodo i messaggi del Papa – Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – per le Giornate mondiali delle comunicazioni sociali sono stati così straordinariamente incisivi”. Conseguenza di tutto ciò è stata “un’accresciuta consapevolezza da parte della comunità ecclesiale dell’importanza nevralgica dei media”, che si è tuttavia accompagnata a una “rapida evoluzione dei media stessi, sempre più incisivi, efficaci, interconnessi tra di loro e a basso costo”. Pertanto, “l’impegno dev’essere ancora più all’altezza della situazione e l’Aiart – precisa il presidente – intende proseguire nella sua intesa attività di critica, proposta, informazione, formazione ed educazione ai media”.

(24 luglio 2009)