CHIESE CRISTIANE
Il patriarca di Mosca in Ucraina”Il patriottismo cristiano è cosa diversa dal nazionalismo. Per questo quando parliamo di patriottismo, non pensiamo al patriottismo dei cittadini della Federazione russa, o comunque non solamente. Noi parliamo dell’amore di ogni membro della Chiesa per il Paese o per i valori etici nei quali egli si identifica”. Così il patriarca di Mosca Kirill, in visita in Ucraina fino al 5 agosto. Per questa ragione, ha precisato, “il patriottismo cristiano è differente dal nazionalismo” ed è sempre “equilibrato dall’universalismo cristiano, cosa che non avviene nel caso del nazionalismo”. In tale prospettiva, ha spiegato Kirill, non si può parlare di “imperialismo” o “dominio sugli altri. Esiste una sola, chiara ecclesiologia ortodossa: il patriarca è il padre di tutti; poco importa quale sia il colore del passaporto e lo Stato nel quale si vive”. Pur senza riferirsi direttamente allo scisma del 1992 in seguito al quale il patriarcato di Kiev, allora presieduto dal metropolita Filarete, e la piccola Chiesa autocefala guidata dal metropolita Mefodiy hanno lasciato la Chiesa ortodossa ucraina legata al patriarcato di Mosca di cui non riconoscevano più l’autorità, Kirill ha fatto riferimento alle “ferite comparse sul corpo” della Chiesa ortodossa di Kiev e ha aggiunto che “bisogna guarirle”. L’unità della Chiesa ortodossa ucraina è stata auspicata anche dal presidente Victor Yuschenko. Da parte sua, alla vigilia del viaggio del patriarca di Mosca, il metropolita Filarete ha invitato Kirill a confrontarsi con le comunità dissidenti e a proporre “delle soluzioni che tendano a superare le contraddizioni esistenti”. “Preghiamo perché il pellegrinaggio” del patriarca di Mosca “nella santa terra di Kiev – gli ha fatto eco il metropolita Mefodiy – diventi un punto di partenza per un primato della Chiesa russa che, libero da stereotipi ideologici, sviluppi una nuova disponibilità verso il problemi della Chiesa in Ucraina”. Mefodiy ha peraltro ribadito che “l’unica strada reale per superare le divisioni tra le Chiese è un dialogo pieno e inter-giurisdizionale per la creazione di una Chiesa ortodossa ucraina unificata”. “La piena indipendenza canonica – ha concluso – non è una divisione tra le nazioni ortodosse dell’Ucraina e della Russia ma, al contrario, il modo migliore per unificare tutti i cristiani ortodossi in Ucraina intorno al comune calice eucaristico”.L’arcivescovo di Canterbury: no alle divisioniIn un documento intitolato “Communion, Covenant and our Anglican Future”, pubblicato il 27 luglio sul proprio sito, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams affronta il nodo dell’unità degli anglicani minacciata dai contrastanti atteggiamenti dei fedeli di fronte al tema dell’omosessualità. Il testo segue le due risoluzioni approvate al termine della recente Convenzione generale ad Anaheim, in California: una sulla nomina episcopale di religiosi e di religiose che intrattengono relazioni con persone dello stesso sesso; l’altra sull’approntamento di una speciale liturgia per la benedizione di coppie omosessuali. Pur non nascondendo “seria e profonda apprensione” per le decisioni della maggioranza dei vescovi e rappresentanti episcopaliani ad Anaheim, Williams chiarisce che il problema della benedizione delle coppie omosessuali è per gli anglicani “una questione basata non sul riconoscimento della dignità umana, sul problema delle libertà civili o sul grado di sensibilità del pastore chiamato a celebrare la liturgia”, bensì sul fatto che “questo tipo di unione non ha nessun fondamento nelle Sacre Scritture e non è condiviso dalla maggioranza dei fedeli”. Dal primate la ferma condanna di ogni atto di intolleranza verso gli omosessuali ma, al tempo stesso, l’affermazione che “la disciplina della Chiesa non può e non deve seguire le mutevoli regole sociali”. Per quanto riguarda le nomine alla carica episcopale di religiosi conviventi con persone dello stesso sesso, Williams precisa: “Una scelta di un certo stile di vita ha oggettive conseguenze. Poiché la Chiesa cattolica e anche la Comunione anglicana nel suo insieme non benedicono le unioni tra persone dello stesso sesso, una persona che vive in tale tipo di unione non può ricoprire una carica rappresentativa all’interno della Chiesa senza incorrere in una grave incongruità tra quello che deve essere il suo insegnamento pastorale pubblico e quello che invece si trova a vivere nel privato”. Per evitare che la Comunione anglicana si disintegri oppure si trasformi in una federazione di Chiese, l’arcivescovo di Canterbury sottolinea che è importante arrivare alla formulazione di una Convenzione sull’ortodossia biblica che le quarantaquattro province potranno o meno sottoscrivere. Questa Convenzione non produrrà l’effetto di “far calare l’oscurità più profonda” nel dibattito biblico, ma dovrebbe permettere “una realtà ecclesiale a doppia faccia” dando vita a “due strade per testimoniare la tradizione anglicana”. In altre parole, offrire la possibilità ad ognuno dei 77 milioni di fedeli di dare testimonianza della propria fede con due diversi stili in coerenza alla propria sensibilità religiosa dovrebbe, secondo Williams, evitare i rischi di divisione all’interno della comunione anglicana.