BIOETICA
Parlamento e introduzione della Ru486
Nel cuore dell’estate è arrivata la notizia dell’introduzione in Italia della RU486. Conoscendone da tempo la gravità, è stato chiesto che il Parlamento, attraverso una Commissione specifica, valuti l’opportunità della scelta ed eventualmente vigili sul suo utilizzo. La richiesta appare, davvero, urgente e motivata. Infatti, occorre superare l’equivoco che si tratti solo di una scelta di natura tecnica. Aiuta grandemente a capire questo la "Caritas in veritate" di Benedetto XVI, perché in modo chiaro sfata l’idea che il progresso sia semplicemente un fatto di procedure. Come a dire: se fino ad oggi l’aborto era praticato in modo chirurgico, oggi è possibile farlo in modo chimico e, quindi, va tutto bene. Non è così: l’aborto, in qualunque forma venga praticato, interpella sempre la coscienza individuale e collettiva. Questa particolare pratica, ancora di più. Vale la pena, per un momento, interrogarsi su che cosa sia veramente il progresso: su questo punto il Magistero della Chiesa propone una parola significativa e singolare; una parola "profetica", perché, al momento, è unica. Il pensiero cristiano coniuga insieme carità e verità, giungendo ad una visione della vita, che è di natura sapienziale. La carità ha un compito nei confronti della verità: la guida a conoscere in modo armonioso. Davanti ai fenomeni del nostro tempo, la Chiesa invita, prima di tutto, a conoscere e a capire, tenendo conto della competenza specifica di ogni livello della conoscenza. "La carità ricorda il Santo Padre nella Caritas in veritate non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall’interno".
Lo sviluppo umano dipende, oggi, dal far interagire i diversi livelli della conoscenza: quello scientifico, ma anche quello antropologico, quello etico, quello giuridico, etc. L’errore, invece, è di ritenere che scelte, le quali toccano così da vicino la persona, siano solo di natura scientifica, come se la persona si capisse principalmente con le leggi della biologia. È necessario allargare gli spazi della ragione per giungere ad un sapere integrale. "Il fare è cieco senza il sapere". Se si tralascia l’armoniosa complessità, cui la ragione può giungere, l’agire dell’uomo si riduce a calcolo e ad esperimento, perché le sole scienze umane non riusciranno ad indicare la via verso lo sviluppo integrale dell’uomo: c’è bisogno di andare più in là. Al contrario, l’eccessiva settorialità, la chiusura della scienza nei confronti della filosofia e della teologia sono un autentico ostacolo nella via del progresso. Ora, se ci si pone a questo livello di considerazione, l’unico veramente adeguato, si capisce facilmente perché l’aborto non potrà mai essere ridotto ad una questione di procedure: l’uccisione di un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo non potrà mai lasciare tranquille le coscienze. Né da un punto di vista scientifico l’embrione è uno di noi né da un punto di vista filosofico è una persona né da un punto di vista etico non è mai lecito sopprimere una vita umana innocente né da un punto di vista giuridico: i deboli vanno sempre difesi. Questo è lo sguardo sapienziale, animato dalla carità. Ora, la politica non può disinteressarsi di questo. Se essa è il buon governo della vita sociale, come può accontentarsi di assolvere la funzione di notaio? Sì, come un notaio che, sottoscrivendo decisioni che altri hanno preso, invoca la propria neutralità. Resta sempre illuminante l’insegnamento del Concilio circa l’autonomia delle realtà terrene; non è necessario che l’autorità politica cerchi ragioni di fede o si domandi all’autorità religiosa quali passi da compiere. Essa possiede già abbondantemente tutte le ragioni per promuovere il bene comune.
I valori su cui si fonda il rispetto per l’accoglienza della vita debole in tutte le sue forme appartengono, da sempre, al patrimonio sapienziale della nostra cultura. Si tratta di applicarli nei diversi casi. Se la politica abdica a questa sua nativa vocazione, perde la sua bellezza. Un’aria di freschezza giunge dalle parole del Santo Padre: problemi nuovi, richiedono soluzioni nuove. Occorre rinunciare a qualche "dogma" della cultura moderna, rivelatosi ingannatore; per esempio, quello illuministico, secondo cui la scienza o la tecnica sarebbero fatti neutri. Non è così! La ricerca, realisticamente, al giorno d’oggi è mossa da "fini", eticamente non indifferenti; la tecnica, applicata all’uomo, è espressione della persona, dell’uomo che opera. Questi, responsabilmente, deve accettare che la propria e l’altrui vita sono beni indisponibili.
Marco Doldi