MEETING DI RIMINI

La “novità” che costruisce ” “

Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione meeting

Era nel gruppetto iniziale che ha “immaginato” e organizzato l’evento fin dalla sua prima edizione: Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione meeting per l’amicizia fra i popoli dal 1993, ha visto nascere e crescere la manifestazione che quest’anno ha celebrato trent’anni di vita. Il SIR l’ha incontrata nei giorni conclusivi della 30° edizione dell’evento (Rimini, 23-29 agosto).

Il meeting ha avuto negli anni tanti ospiti importanti ma lei ha affermato che l’incontro più bello è stato quello con Giovanni Paolo II, nel 1982. Cosa ricorda in particolare di quel momento?
“La sua venuta fu un evento per la consegna che ci lasciò «Lavorate senza stancarvi mai per costruire la civiltà della verità e dell’amore» e per la profonda comprensione che lui ebbe di ciò che è il meeting. Ci disse che è un evento che nasce da un incontro, quello con la fede cristiana, e che da questo incontro si generano altri incontri, quegli incontri e quel grande sviluppo di dialogo e di confronti che il meeting rappresenta. Un’altra cosa che mi commosse fu la grandissima umanità nei confronti di tutto e di tutti: visitò per 50 minuti tutto il meeting, le mostre, gli stand, le persone. Alla fine del suo intervento rispondendo a quattro domande fuori programma ci disse una delle cose più importanti della nostra storia: «Con il vostro movimento e con il vostro meeting voi date un contributo alla missione della Chiesa, che è una missione storica e non solo spirituale». Parole riconfermate quest’anno da Benedetto XVI nel messaggio inviatoci, che è stato la guida di questa edizione”.

In che misura il titolo scelto quest’anno “La conoscenza è sempre un avvenimento” potrà continuare a declinarsi con le diversità che ogni giorno interrogano i cattolici?
“Come dice il Vangelo siamo chiamati a diventare creature nuove, rigenerate dalla novità di Cristo e il problema di una conoscenza che nasce da una fede è la sfida fondamentale che il cristiano ha davanti. Certo, la tentazione di vivere come se Cristo non fosse risorto penso che appartiene a tutti, anche a noi credenti”.

Questa edizione ha toccato tutte le grandi questioni d’attualità: se dovesse fare un primo bilancio a quali temi il meeting sta dando il suo contributo più importante e in che termini?
“Il primo contributo è la testimonianza di come una novità umana che nasce da una passione ideale costruisce positivamente nella società. In questo meeting abbiamo avuto testimonianze di realtà del Brasile ma anche di carcerati italiani, che nel lavoro e nell’amicizia sono rinati. La mostra sul quartiere Sanità di Napoli ci ha raccontato la storia di un mondo cambiato, di gente che ha ritrovato la speranza di rimanere nella propria terra. La novità umana ha anche la capacità di mettere insieme gli uomini intorno a una possibilità di costruzione del bene comune. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è entrato in queste cose e ha documentato questa volontà di una percezione positiva, di un voler andare veramente oltre alla crisi economica. Uno sguardo positivo è la ricetta per vincere la crisi, non un piangersi addosso”.

Degli oltre tremila volontari del meeting la maggioranza sono ragazzi che appaiono impegnati nel loro lavoro e interessati alle grandi questioni: sono solo una minoranza legata a un movimento o la loro presenza dice una verità diversa sui giovani italiani?
“Non ci sono solo italiani ma anche ragazzi provenienti da Paesi europei e da altri continenti. La maggior parte proviene dall’esperienza del movimento di Comunione e liberazione ma alcuni ci hanno contattato tramite l’iscrizione al sito. Ogni anno ne arrivano di nuovi, per effetto anche di un passaparola che funziona: se vengono è perché trovano qualcosa che li affascina, ovvero lo sperimentare un ideale che può guidare la loro vita. Qui ci sono molti lavori umili e ripetitivi e, quando per tutto il giorno devi alzare e abbassare i cancelli sotto il sole, sei obbligato a chiederti perché lo fai e ti interroghi sulla tua vita”.

Una curiosità: ma alla famosa “cena degli amici di Rimini”, che ebbero l’idea del meeting, lei c’era?
“Veramente no! Ma era presente mio marito e fin da subito si pensò a un grande evento, di respiro anche internazionale e culturale, attraverso incontri, eventi e mostre, nella forma che il meeting ha ancora oggi”.