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Con due incognite e molti temi caldi
Con due incognite che potrebbero rivelarsi sorprese peggiori del previsto (il possibile perdurare della crisi economico-finanziaria mondiale e la non escludibile estensione incontrollata della pandemia influenzale), si riaprono in Europa i cancelli di un cantiere politico-istituzionale mai come quest’estate dormiente. Le aspettative sono molte. Andiamo per ordine.1 – La legislatura del Parlamento Europeo entrante si è aperta con un accordo importante riguardo la presidenza dell’emiciclo: due anni e mezzo al Gruppo Popolare, due anni e mezzo al Gruppo Socialista. Implicitamente, si tratta di un impegno a collaborare senza ostacoli partitico-ideologici per aumentare finalmente i poteri degli Eurodeputati e quindi la capacità dell’Assemblea di “dire la sua” all’interno di un triangolo istituzionale fino ad oggi tutt’altro che equilatero.2 – La nomina della nuova Commissione Europea, si sa, è un affare dei Governi: prova ne è stata la conferma dell'”esecutore” José Manuel Barroso alla sua guida. L’attenzione è ora tutta sulla composizione del Collegio e sull’attribuzione dei portafogli: indipendentemente da ciò, comunque, ed oltre al lavoro quotidiano, i neo-Commissari sono chiamati a dar prova di rispettare il mandato conferito loro dai Trattati limando e limitando in piena autonomia le ingerenze delle Capitali. Se compiuto, sarà un primo buon passo verso il decentramento dei poteri decisionali che ancora difetta alla governance europea. L’auspicio è che la dedizione, la serietà e la comprensione della diversità della dimensione europea rispetto a quella nazionale da parte di Commissari e Deputati siano tali, quando presenti, da trasformare l’immobilismo del recente passato in dinamismo costruttivo.3 – Le riforme istituzionali circa il funzionamento degli Organi Ue sono a tutt’oggi ostaggio di un congelamento figlio dell’incapacità di mettersi d’accordo (e di vedere il vero interesse paneuropeo). Non crediamo che lo stallo possa perdurare oltre, pena la paralisi decisionale ed il sostanziale degrado dei palazzi bruxellesi a meri uffici notarili. Alla Svezia l’ingrato compito di rimettere i Ventisette attorno al tavolo del dialogo, in attesa della riesumazione dell’afflato costituzionale che le future Presidenze di Spagna e (soprattutto) Belgio dovrebbero garantire.4 – Lisbona dov’è? La crisi economica è dura ed i Governi la gestiscono sommariamente anche per la mancanza di un quadro sociale certo e solidale (e di adeguate coperture finanziarie) che l’Europa odierna non assicura. L’agenda sociale era sparita dall’ordine del giorno dell’Unione Europea: dal modello svedese, simbolo dell’integrazione e dell’assistenza non assistenzialista, si aspettano proposte concrete.5 – Entro l’anno iniziano i negoziati sulla riforma agricola, che riproporranno il confronto-scontro tra i sostenitori delle sovvenzioni ai produttori ed alle produzioni, da un lato, ed i paladini del libero mercato concorrenziale, dall’altro. In medio stat virtus. Se è vero che l’importanza economica dell’agricoltura diminuisce (e che quindi gli aiuti a pioggia del passato non hanno più alcun senso), è altrettanto vero che nel III millennio il rispetto della terra e la sicurezza alimentare sono indispensabili per la qualità della vita a livello planetario. Comparto per comparto, caso per caso, le nuove regole comunitarie dovranno garantire reddito, qualità, competitività e sostenibilità dell’ambiente. Compito tanto difficile quanto necessario.6 – La politica regionale e di coesione non vive un buon momento. I Fondi Strutturali – il cui periodo di programmazione è iniziato ben trentadue mesi orsono – presentano ancora ritardi enormi di impegno e di spesa. Per non parlare delle mastodontiche ed inefficienti procedure di controllo e rendicontazione che invece di favorire lo sviluppo lo bloccano. Miliardi di Euro, già si può facilmente prevedere, andranno perduti. In alcuni Paesi (Est e Mediterraneo) più che in altri, certo, ma è il segno di un sistema immobilizato che deve essere modificato radicalmente.A metà dell’anno prossimo la Commissione Esecutiva presenterà le proposte di riforma del settore che entreranno in vigore dopo il 2013: ufficialmente, dialogo e consultazioni non hanno ancora avuto inizio, in attesa di conoscere gli orientamenti definitivi del nuovo Collegio. Natale è il limite ultimo per mettere a disposizione di Europarlamento e Regioni i testi sui quali imbastire un negoziato degno di questo nome.I temi caldi sono ovviamente molti di più, speriamo non troppi per chi, in fin dei conti, ai cittadini chiede e dai cittadini spesso ottiene il voto e la fiducia per occuparsene.