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Disperare della storia?

L’Unione europea dice che il passato può insegnare in positivo

Il nostro tempo dà un’importanza notevole all’idea del “dovere di memoria”. Eppure tale espressione tende a diventare piuttosto un’esigenza strumentalizzata da minoranze, e non una vera conoscenza della storia per capire il passato, e a partire da una vera conoscenza, dominare le passioni e costruire un vivere insieme tra popoli diversi e costruire un futuro comune. Invece l’attualità è segnata da drammi rinnovati senza sosta. La lettura dei giornali, la televisione, lasciano l’impressione di un brutto film che si ripete con scenari appena cambiati. L’estate 2009 con i processi Téhéran, ci ha riportati brutalmente ai processi di Mosca, di più di settant’anni fa : abbiamo osservato atterriti la stessa volontà di fare confessare agli accusati dei crimini inesistenti, di umiliare, di schiacciare le persone prima di condannarle. Su un altro registro, è facile osservare come l’antisemitismo resta vivo e distruttore anche dopo Auschwitz, sappiamo che un “documento” perfettamente conosciuto come falso, quale il tristemente famoso Protocollo dei saggi si Sion, prosegue la sua carriera ignobile in tanti Paesi musulmani. Dinanzi a tali fatti, torna alla memoria il salmo: “Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, per abbatterlo tutti insieme come un muro cadente, come un recinto che crolla ? Tramano solo di precipitarlo dall’alto, godono della menzogna. Con la bocca benedicono, nel loro intimo maledicono”. (Salmo 62, 4-5.)Il salmista ci ricorda che la violenza e l’umiliazione dell’altro sono una storia antica. Ma è vero che dopo i drammi del Novecento, era legittimo sperare che l’umanità avrebbe capito finalmente la dura lezione delle guerre mondiali e dei totalitarismi.Allora bisogna disperare della storia, pensare che le lezioni della storia sono inutili? È il destino umano che la storia sia sempre tragica? Per fortuna diversi eventi dimostrano che il peggio non è sempre sicuro: la costruzione lunga e faticosa, ma reale, dell’unione dell’Europa, perché alcuni politici di ispirazione cristiana, hanno detto no alla guerra, e hanno impegnato i loro Paesi sulla strada della riconciliazione, la caduta dei regimi comunisti e in particolare dell’impero sovietico, i progressi della democrazia in diverse parti del mondo, e della giustizia internazionale, la presa di coscienza delle poste ambientali. È possibile moltiplicare gli esempi di evoluzioni positive attraverso il mondo. Dimostrano il valore del coraggio e della volontà politica per costruire un futuro positivo, ma senza dimenticare la storia, anche, e forse soprattutto, se è tragica. La conoscenza del passato, certo non impedisce il suo ripetersi, ma permette di dire ciò che è successo, di spiegarlo, di prendere le distanze, di storicizzare il passato e quindi di dominare i conflitti, di fare del passato un bene comune attraverso la sua comprensione. La verità libera. Non bisogna mai scoraggiarsi di affermarlo. “Questa memoria storica è indispensabile per fondare la prospettiva culturale dell’Europa di oggi e di domani”, diceva papa Giovanni Paolo II, che, di fronte alla manipolazione della storia nella Polonia comunista, dava una grande importanza alla ricerca storica. E nei giorni scorsi, ricordando il 70° anniversario dell’inizio della II guerra mondiale, Benedetto XVI ha affermato: “Nella memoria dei popoli rimangono le umane tragedie e l’assurdità della guerra. Chiediamo a Dio che lo spirito del perdono, della pace e della riconciliazione pervada i cuori degli uomini. L’Europa e il mondo di oggi hanno bisogno di uno spirito di comunione. Costruiamola su Cristo e sul suo Vangelo, sul fondamento della carità e della verità”.