MISSIONE
Per capire il messaggio della Chiesa
Il nostro linguaggio è una notevole spia dello stato d’animo e della cultura, quella radicata nel profondo, non montata e costruita a suon di titoli accademici o a pezzi di carta ma sulle relazioni che hanno intessuto il nostro vissuto. In famiglia, dapprima, e poi con tutto il mondo che ci circonda. Questo deposito di immagini, ricordi, inflessioni è nostro, tipico e inalienabile.
Se provassi a dire "missione", quale sarebbe l’immagine suscitata spontaneamente?
Il laboratorio emozionale schizzerebbe…
"Missione Apollo" ci ha attratti tutti in quel caldo giorno di luglio del 1969 e tutti ci ha magnetizzati nella sua recente rievocazione, missione che suscita entusiasmo, emulazione scientifica, stupore per le capacità dell’intelligenza umana.
Le missioni Onu con i reparti armati, di osservazione o ancora di sviluppo, indicano organizzazione, strutture, organismi in atto sul teatro del mondo.
Le missioni umanitarie di chi accetta di vivere in uno stato precario quotidiano come medico, infermiere, agronomo, parlano di altruismo, di dedizione, di competenze umane poste al servizio degli altri, dei sofferenti.
Le missioni dei medici clown che curano ridendo e alleviano chi è malato fanno sorridere anche noi perché comprendiamo quanto sia importante quell’attimo di leggerezza che trapassa l’animo e fa ricominciare a sperare.
Stessa parola, diverso sentire.
Perché invece quando si parla della missione della Chiesa o dei missionari in terre lontane o magari vicine si storce il naso e si avverte un senso di fastidio?
La storia della Chiesa è esattamente parallela alla storia dell’umanità, dei popoli, delle nazioni: luci ed ombre si richiamano, l’una senza l’altra non produrrebbe il nostro quotidiano e il suo inanellarsi continuo che è poi la storia che ci sorregge.
Le inquadrature del film "Mission" chi non le conosce? Indubbiamente qualche pennellata romantica o artificiosa sarà stata anche introdotta, ma le vicende sono documentate e dimostrabili. Potere umano, nostrano, impellente in ogni dove che si scontra con una luce che promana solo dalla figura di Gesù Cristo e vuole portare solo quel "lieto messaggio" che è il Vangelo, unica forza e unica speranza.
Se il messaggio passasse senza entrare nelle strutture sociali, sarebbe senz’altro irreale, non plasmerebbe la storia dei popoli, delle persone. Mentre se passa nelle strutture lo scontro è inevitabile, gli interessi del regno umano non sono quelli del regno dell’amicizia con Dio.
Certo, l’obiezione delle distorsioni non va dimenticata ma anche pesata nelle sue proporzioni e confrontata con la storia civile. Da quale parte della bilancia penderebbe il piatto?
Conosco missionari che vivono situazioni estreme di condivisione, in povertà e forse anche miseria che noi, nei nostri evoluti Paesi, neppure siamo capaci di immaginare. Tutti abbiamo davanti agli occhi Madre Teresa di Calcutta e il suo operare con i più diseredati, quanti ricordiamo che la spingeva solo la molla della luce evangelica? "Non lo farei neppure per un miliardo" le disse qualcuno davanti ai suoi moribondi e ottenne l’unica risposta possibile: "Neppure io!".
Missione dovrebbe suonare agli orecchi di un cristiano come l’invito a contagiare e a diffondere, per riconoscenza, la luce ricevuta ed amata, quella che ha cambiato la propria vita e la ha resa una scia luminosa di bene ricevuto e donato. Non un plagio attivato sui deboli, sugli oppressi che, per un tozzo di pane, vendono anche quello che resta della loro coscienza.
La Chiesa altra parola da imparare ad ascoltare con orecchi non ostruiti dalle ortiche ha raccolto un’impronta lasciata dallo Spirito nella nostra storia: una giovane ragazza normanna ha annunciato il Vangelo, donando la propria vita ed effondendone la luce, da un buco di paese e in questo buco di paese da un buco di monastero e dal buco del monastero dal buco della sua cella, si chiamava Teresa Martin. Certo, la carmelitana passò anche per il buco della notte più desolante ma non se ne lasciò ghermire e la trasformò nel dono più limpido. Non per nulla è divenuta la patrona delle missioni, quella che ci indica come sottolinea Benedetto XVI che "l’evangelizzazione è opera dello Spirito e che prima ancora di essere azione è testimonianza e irradiazione della luce di Cristo".
Parole? Impariamone il suono corretto!
Cristiana Dobner