Italia: “Tu prepari il frumento per gli uomini””La Parola del Signore ci accompagna in questa riflessione annuale e guida il discernimento che come comunità ecclesiale siamo chiamati a fare per identificare percorsi e mezzi affinché la terra torni a essere il luogo in cui l’uomo vive la sua relazione con Dio”: sono le parole con cui si apre il Messaggio per la Giornata del Ringraziamento che verrà celebrata l’8 novembre, reso noto nei giorni scorsi dalla Commissione per i problemi sociali e il lavoro la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana, col titolo “Tu prepari il frumento per gli uomini”. Il documento (www.chiesacattolica.it) evidenzia l’importanza della “conservazione del territorio” e della tutela delle zone agricole, specie quelle più povere e isolate della montagna e collina, affermando che “oggi sono sempre più numerosi i cosiddetti ‘neorurali’, persone che abbandonano l’ambiente urbano per andare a vivere in campagna, pur continuando a lavorare in città”. Il messaggio sottolinea poi come il lavoro agricolo consenta di “realizzare un rapporto diretto e assiduo con la terra” secondo il “progetto originario di Dio”, evidenzia il ruolo svolto dai singoli per mantenere l’integrità dell’ambiente, parla dei paesi emergenti dove si registrano “effetti gravissimi di ingiustizia e di squilibri sociali” facendo appello alla giustizia e solidarietà internazionale.Francia: un colloquio sulla “colpevolezza””Reinventare la colpevolezza” è il tema del colloquio interdisciplinare che si terrà il 12 settembre a Parigi, al Collège des Bernardins, promosso dai padri Antoine Guggenheim, dello stesso Collegio; Jacques Arènes (Centre Sèvres) e Philippe Bordeyne (Theologicum). “Il mondo contemporaneo sfugge la portata soggettiva della colpevolezza e valorizza i pentimenti collettivi, spettacolari ma privi di dimensione personale” spiegano gli organizzatori in una nota. “Molti adolescenti e adulti” sono infatti “esclusi dalla colpevolezza ed hanno grande difficoltà a percepire il peso dei loro atti”. “Siamo usciti da un sistema culturale in cui la colpevolezza era uno dei fondamenti del rapporto con l’altro nella vita privata, professionale e sociale, per entrare in una cultura della de-colpevolizzazione nella quale paradossalmente sorgono altre forme di colpevolezza attraverso cui il soggetto postmoderno si misura con se stesso e le proprie aspettative sempre deluse”. Il colloquio, si legge ancora nella nota, intende fare “una diagnosi di questa de-colpevolizzazione”. Sociologi, storici, filosofi, psicanalisti, scienziati, teologi “tenteranno di individuare se nuovi cammini di saggezza sono possibili o stanno già nascendo”. Tra i relatori Natalie Depraz (Université de Paris IV), Guillaume Cuchet (Université Lille III), Jean-Pierre Lebrun, psichiatra e psicanalista. Fondato nel XIII secolo, il Collège des Bernardins è stato restaurato dall’arcidiocesi di Parigi per iniziativa del card. Lustiger quale “luogo di ricerca e dibattito per la Chiesa e la società”.Portogallo: quali le ragioni del calo vocazionale?In coincidenza con la proclamazione dell’Anno Sacerdotale da parte di Benedetto XVI, presso il Santuario di Fatima si è svolto il VIº Simposio del Clero portoghese, che ha visto la partecipazione di oltre 750 sacerdoti provenienti da tutte le diocesi del Paese. L’incontro, che si è concluso il 4 settembre, era incentrato sul tema: “Ravviva il dono che c’è in te”, e si proponeva di affrontare le problematiche connesse alla formazione continua e permanente dei sacerdoti. In apertura dei lavori, mons. António Francisco, presidente della Commissione episcopale delle Vocazioni e dei Ministeri (Cevm), ha espresso l’augurio che “il Simposio sia capace di scoprire ed esprimere, in modo ponderato e corretto, tutti i punti essenziali che possano essere portatori di dinamiche per il futuro, e sui quali sia necessario investire fortemente”, ed ha voluto sottolineare che “il lavoro del clero non è burocratico, amministrativo o statistico; esso è piuttosto un servizio voluto da Dio”. Padre Jorge Madureira, segretario della Cevm, ha dichiarato che “di fronte alla trasformazione culturale contemporanea, la formazione permanente del sacerdote è un dovere che questi deve assumere, sia nei confronti di sé stesso, sia del compito che è chiamato a svolgere”. In riferimento al constatabile aumento delle vocazioni a livello mondiale, ha quindi aggiunto che “le comunità cristiane europee si devono interrogare sulle ragioni del loro declino vocazionale rispetto a Paesi che subiscono i medesimi influssi della globalizzazione”, ed ha avanzato la propria soluzione affermando che “nel contesto di una società distratta e superficiale, la scelta di una condizione di vita sacerdotale è oggi un’opzione di rottura, che trova le sue profonde radici nel Mistero di Dio e nel suo libero arbitrio”.