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L’Europa non si scoraggi

Ha risorse per rispondere a relativismo e crisi culturale

La vecchia Europa non sembra più saper fare la differenza tra il bene e il male, i nostri contemporanei sono presi nelle reti di un relativismo assoluto, che tocca tutti i campi della vita umana, sessuale, morale, politica, economica. Questo relativismo, che fa possibile e anche accettabile ogni comportamento, poggia su tre principi.Il primo è l’individualismo: ognuno non soltanto può, ma deve, organizzare la propria vita come vuole, senza tener conto degli altri. Conta soltanto l’interesse personale. La crisi economica attuale ne dà un buon esempio: è legata alla deriva della finanza e delle banche che, nonostante le rovine sparse nel mondo, proseguono tranquille negli stessi errori per difendere il proprio interesse. Il secondo principio è la menzogna: esattamente come nei regimi comunisti si parla di democrazia per meglio impedire la sua espressione. Il matrimonio omosessuale diventa il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’eutanasia diventa la scelta della propria morte nella dignità, l’eugenismo è ribattezzato come lotta contro le malattie gravi.Ma forse il terzo principio è il più pesante e pericoloso: è la libertà assoluta che porta in sé l’ignoranza dell’altro. Il vivere insieme non è separabile dall’amore per il prossimo, cioè dall’attenzione che si deve per il vicino, quello che è accanto, anche per impedire certi comportamenti pericolosi. Il relativismo rinuncia all’unità fondamentale della stirpe umana per sviluppare il particolarismo, contro l’universalismo. Il dibattito in Europa sul burqa è significativo: in nome della tolleranza bisognerebbe accettare che una parte delle nostre concittadine siano costrette a portare questo vestito che con il nascondere il viso, cioè la parte più importante della persona, nega la loro qualità di persona umana. La tolleranza è sinonimo di indifferenza, di accettazione dell’esclusione. La tolleranza non è fraternità, non è carità, non è amore. Come ricorda Benedetto XVI a conclusione dell’enciclica “Caritas in veritate”, “l’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo inumano”.L’Europa è portatrice attraverso il cristianesimo dei valori universali che fondano l’unità intrinseca dell’umanità. Ma non ha saputo riconoscere le sue radici cristiane in nome di un laicismo ottuso, nel momento dell’elaborazione della sua Costituzione. Tale rifiuto, denunciato da Giovanni Paolo II, è significativo della crisi di identità degli europei, e si traduce nel cancro del relativismo che impedisce di identificare i valori ereditati da secoli, per aprire la strada ad ogni tipo di comportamento, anche a quelli che negano i principi fondamentali di unità e dignità. Ma non bisogna scoraggiarsi. L’Europa ha risorse molto importanti di forza morale, di mobilitazione, di solidarietà, sopratutto tra i giovani. Il magistero pontificio è da questo punto di vista importantissimo per tracciare la strada e ricordare i principi fondamentali, come Benedetto XVI fa ancora una volta nella sua ultima enciclica: “Perché dono ricevuto da tutti, la carità nella verità è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere né confini”.