UE

Ricerca e sviluppo in sosta

Eurostat: anche la crisi economica non favorisce gli investimenti

La spesa europea per sviluppo e ricerca (Research and Development, R&D ) è stabile all’1,85% del Prodotto interno lordo: così l’Ue rimane lontana dagli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona, che prevede stanziamenti in questo campo pari al 3% del Pil entro il 2010. Uno studio pubblicato l’8 settembre da Eurostat certifica profonde differenze fra gli Stati membri, con alcune realtà nazionali in profondo ritardo, ulteriormente aggravato dall’attuale crisi economica che non favorisce gli investimenti.Il “motore” tedesco. La pubblicazione Eurostat intitolata “Scienza, tecnologia e innovazione in Europa”, edizione 2009 (basata sui dati disponibili più aggiornati e confrontabili), verifica numerosi indicatori a livello nazionale e comunitario quali le spese e il personale impiegato nella ricerca, i brevetti, le novità in campo scientifico e tecnologico. Vi si legge: “Nel 2007 l’Ue ha consacrato 229 miliardi di euro per la ricerca e lo sviluppo” economici. La percentuale dei fondi impiegata complessivamente nel settore “è rimasta stabile rispetto al 2006”, mentre nel 2001 era all’1,86%. Una “frenata”, o almeno una mancata crescita, che viene spiegata considerando che i Paesi che hanno aderito all’Unione europea nel 2004 presentato in media investimenti piuttosto modesti. Per un confronto extraeuropeo si può considerare che negli Stati Uniti sono stati investiti nel 2007 circa 270 miliardi di euro, pari al 2,67% del Prodotto interno lordo. D’altro canto la Germania (con investimenti pari a 62 miliardi di euro), la Francia (39 miliardi) e il Regno Unito (37 miliardi) rappresentano da soli il 60% dell’intera ricerca europea. Seguono Italia (16 miliardi), Spagna (13), Svezia (11), Paesi Bassi (10). Paesi nordici in testa. Secondo Eurostat, “la maggiore intensità di investimenti per ricerca e sviluppo si registra negli Stati nordici, in Austria e in Germania”. In effetti scorrendo le tabelle presentate dall’Ufficio statistico della Commissione, risulta che le spese rispetto al Pil più elevate in ambito scientifico e dell’innovazione si registrano in Svezia (3,60%),Finlandia (3,47), Austria (2,56), Danimarca (2,55) e Germania (2,54). In fondo alla classifica figurano invece Cipro (0,45 di investimenti rispetto al Pil), Slovacchia (0,46), Bulgaria (0,48), Romania (0,53). In Turchia, il maggior Paese candidato all’adesione, la soglia degli investimenti per l’innovazione è attorno allo 0,70% del Pil. “Tra il 2001 e il 2007 i maggiori aumenti di fondi in tale settore si sono verificati in Austria (dal 2,07% sul Pil al 2,56), Estonia (dallo 0,71 all’1,14) e Portogallo (dallo 0,80 all’1,18)”. Ricercatori e imprese. Per quanto riguarda il personale che lavora nel campo della ricerca, Eurostat rileva che nel 2007 erano 2,3 milioni le persone impiegate a tempo pieno nell’Ue27, ovvero l’1,6% del totale della forza lavoro comunitaria. Anche in questo caso prevalgono i Paesi del nord: Finlandia, Svezia, Lussemburgo, Danimarca, Austria. L’indagine segnala inoltre che circa il 40% delle imprese europee con almeno 10 dipendenti presentano attività volte all’innovazione dei prodotti oppure dei processi produttivi e commerciali. La maggior presenza di imprese che investono in R&D si segnala in Germania (63%), seguita da Belgio, Austria, Finlandia e Lussemburgo. Situazione capovolta, con poche società impegnate nella ricerca, si verifica in Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Romania e Lituania. Strategia di Lisbona: obiettivi lontaniLa Strategia di Lisbona, approvata dal Consiglio europeo tenuto nel marzo 2000 nella capitale portoghese, intende fare dell’Unione europea “l’economia più competitiva al mondo” fondata sulla conoscenza e la qualità dello sviluppo. Tra le mete stabilite essa prevedeva la piena occupazione entro il 2010 (la “grande recessione” di questo biennio non era nemmeno all’orizzonte). Per la stessa data veniva fissato l’impegno a investire il 3% del Prodotto interno lordo di ogni Stato a favore della ricerca, dell’istruzione e dell’innovazione. La Strategia è stata modificata e rilanciata a “metà percorso”, nel 2005. Essa si fonda su tre “pilastri”: quello economico, ponendo l’accento sulla “necessità di adattarsi continuamente alle evoluzioni della società dell’informazione e sulle iniziative da incoraggiare in materia di ricerca e sviluppo”; il pilastro sociale, per “modernizzare il modello sociale europeo grazie all’investimento nelle risorse umane, nell’istruzione e nella formazione”; il pilastro ambientale, aggiunto in occasione del Consiglio europeo di Göteborg nel 2001, che mira a una crescita economica compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali. Il settimo programma quadro Ue per la ricerca (2007-2013) tende a sostenere gli impegni della Strategia di Lisbona, ad esempio creando lo Spazio europeo della ricerca e favorendo diversi programmi nel settore dell’innovazione, della formazione e delle più moderne tecnologie.