Svizzera

Festa federale: lettera dei vescovi”Viviamo in una società e in una Chiesa non riconciliate. In Svizzera non è più tutto armonia”. Lo scrivono i vescovi svizzeri nella loro lettera pastorale per la festa federale di azione di grazia, di penitenza e di preghiera del 19 e 20 settembre. Si tratta di un appello alla riconciliazione e al perdono che parte da una denuncia: “Esistono tensioni tra svizzeri e immigrati, tra la Svizzera tedesca e quella romanda, ci sono conflitti e mobbing nel mondo del lavoro, dispute in quello politico, familiare, tra genitori e figli, dissensi per eredità, una crescita del numero dei divorzi. Come vescovi vediamo l’intransigenza che esiste tra cattolici per una diversa concezione della nostra fede a causa di controversie nelle parrocchie e nelle diocesi”. “Da battezzati e come Chiesa – si legge ancora nel testo – abbiamo una missione di riconciliazione, urgente in questo mondo globalizzato”. L’impegno per la riconciliazione, secondo i vescovi, deve partire da “dove si può fare veramente qualcosa”. “È illusorio – affermano – sognare grandi azioni internazionali di riconciliazione o di pacifismo, dobbiamo agire nel nostro ambiente, nel cerchio della famiglia e delle amicizie, nel lavoro, nella nostra parrocchia così come in un contesto politico ed ecclesiale più ampio. I nostri sforzi di riconciliazione e i risultati eventuali avranno anche altrove delle ripercussioni”. Tuttavia il primo passo è “riconciliarsi con se stessi, riconoscendo i propri sbagli” anche attraverso “un esame di coscienza” lasciando da parte “rancori e ferite passate”. Solo riconciliati con se stessi sarà possibile perdonare. Ma il perdono è anche un dono di Dio, che si riscopre nel sacramento della Riconciliazione. Da qui l’esortazione dei vescovi a rivalutarlo: “Siamo convinti che più numerosi saranno coloro che accoglieranno il perdono di Dio, più la riconciliazione si diffonderà tra gli uomini. Un uomo riconciliato con Dio, è riconciliato con se stesso e con gli altri”. Il testo della lettera sarà letto nelle messe del 19 e 20 settembre, in tutte le chiese del Paese.Mass media: ponte tra cattolici autoctoni e immigrati”I media: ponte tra cattolici immigrati e autoctoni? Ricerca di nuove prospettive” è il tema della giornata di studio promossa nei giorni scorsi a Berna dalla Commissione per i migranti della Conferenza episcopale svizzera (Migratio), guidata dal nuovo direttore nazionale Marco Schmid. Da studi recenti, ha osservato Constanze Jecker, dell’Università di Friburgo, “si rileva una tendenza all’emarginazione degli stranieri nei media: prevale una rappresentazione negativa” e “si parla di loro senza che essi possano esprimere la propria opinione”. Occorre pertanto “rendere più obiettiva” questa rappresentazione e “coinvolgere sempre più operatori dei media che abbiano un retroterra migratorio”. Mike Qerkini, collaboratore di origine kosovo-albanese di Forum Kirche, bollettino delle parrocchie dei cantoni Sciaffusa e Turgovia, ha presentato il progetto “Chiesa senza frontiere”, rubrica nella quale giovani cattolici di diverse nazionalità scrivono articoli in tedesco sulle tradizioni religiose del proprio Paese, su temi specificamente migratori o su iniziative delle missioni etniche. “Un modo – ha spiegato Qerkini – per dare voce ai cattolici di origine immigrata e coinvolgere le nuove generazioni come ponte tra le varie comunità linguistiche”. Ann-Katrin Gässlein ha presentato i risultati preliminari di un’inchiesta che sta svolgendo, su mandato di Migratio, sui fogli informativi e i giornali delle missioni cattoliche di lingua straniera. “In generale – ha rilevato – i fedeli di origine immigrata non sono sufficientemente rappresentati e sono scarsi i contatti e le collaborazioni tra i bollettini svizzeri e quelli delle missioni linguistiche. Maggiore collaborazione rappresenterebbe un grande arricchimento”. La necessità di nuove forme d’incontro tra cattolici svizzeri ed immigrati è emersa dalla tavola rotonda conclusiva. “I media – è stato detto – dovrebbero favorire questo cammino di comunione perché esso è il futuro della Chiesa in Svizzera”.San Gallo: la tendopoli della tolleranzaUna tendopoli per sensibilizzare i giovani sulla convivenza interculturale e religiosa. L’iniziativa è promossa nel Cantone di San Gallo, che tra il 17 e il 19 settembre ospiterà presso l’area dell’abbazia di San Gallo “Respect Camp” un’azione finalizzata a creare discussioni su temi come il rispetto, la tolleranza e la non violenza. L’evento, organizzato dagli uffici per la pastorale giovanile delle Chiese del Cantone, s’inserisce nell’ambito della settimana di iniziative per il dialogo interreligioso, mentre in Svizzera si stanno moltiplicando episodi di violenza giovanile e a novembre si svolgerà un referendum sull’iniziativa contro la costruzione di minareti nel Paese. La visita delle tende è organizzata per gruppi e dura circa un’ora e mezzo: i destinatari primari – scuole, associazioni giovanili e i cresimandi del Cantone – riceveranno un opuscolo con il programma e la spiegazione di ciò che troveranno nelle diverse tende.