Malta: accogliere come fu accolto san PaoloIl Papa compirà una visita apostolica a Malta nell’aprile del prossimo anno. Si tratta della terza visita pontificia nell’arcipelago dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1990 e nel 2001. Benedetto XVI ha dunque accolto l’invito rivoltogli nei mesi scorsi dai vescovi locali e dal presidente della Repubblica maltese. La visita avverrà nel 1950° anniversario del naufragio di San Paolo nell’arcipelago che secondo la tradizione avvenne nell’anno 60 durante il suo viaggio verso Roma. L’Apostolo delle Genti – narrano gli Atti degli Apostoli – fu accolto dalla popolazione locale “con rara umanità”. Qui rimase tre mesi prima di salpare per la Sicilia. Il 16 giugno 2005 Benedetto XVI, ricevendo il nuovo ambasciatore maltese presso la Santa Sede, ha ricordato le profonde radici cristiane di Malta, un “patrimonio di valori culturali e religiosi” sui quali si può costruire “un futuro di solidarietà e pace”. “L’Europa – aveva sottolineato – deve saper coniugare i legittimi interessi di ogni nazione con le esigenze del bene comune dell’intero Continente”. L’arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha ricordato che accogliendo l´apostolo Paolo, i maltesi hanno mostrato “un senso forte di apertura verso il ‘diverso’, lo straniero”. Un sentimento – ha aggiunto – che “deve essere conservato e praticato anche nell’attuale momento storico segnato dalle grandi migrazioni di massa: fenomeno che a Malta si manifesta in modo particolare essendo teatro di sbarchi di stranieri irregolari provenienti dall´Africa”. Malta, indipendente dal Regno Unito nel 1964, conta oltre 410 mila abitanti, al 98% cattolici. Dal primo maggio 2004 è Stato membro dell’Ue e dal primo gennaio 2008 ha adottato l’euro.Ucraina: restituita una chiesa cattolicaDopo un contenzioso legale durato circa un decennio, la chiesa di San Giuseppe a Dnepropetrowsk, città dell’Ucraina orientale che con circa un milione di abitanti è la terza del Paese, è ritornata di proprietà della Chiesa cattolica di rito latino e nei giorni scorsi è stata solennemente riconsacrata. A darne notizia all’associazione “Kirche in Not” è padre Jerzy Zielinski, dei francescani cappuccini che quest’anno celebrano il trecentesimo anniversario della loro missione in Ucraina, e ai quali è stata riaffidata la parrocchia. La chiesa, confiscata e chiusa nel 1949 dal regime comunista, nel 1998, dopo i cambiamenti politici, era stata venduta illegalmente dalle autorità statali ad una compagnia privata e da allora aveva cambiato più volte proprietario. Nel luglio 2007 i cattolici riuniti nel luogo di culto per pregare sono stati attaccati dagli addetti alla sicurezza del nuovo “proprietario”: da allora, riferisce padre Zielinski, nonostante le ripetute minacce, “i fedeli della parrocchia si sono dati appuntamento ogni giorno di fronte all’edificio chiuso, pregando per la sua restituzione”. Alla cerimonia di dedicazione, iniziata con una solenne processione del Santissimo Sacramento lungo le strade di Dnepropetrowsk – che portano anche i nomi di Marx e Lenin – hanno partecipato vescovi, sacerdoti e fedeli provenienti da tutta l’Ucraina. Dopo la processione la chiesa è stata riconsacrata nel corso della Messa celebrata dal vescovo di Kharkiv e Zaporizhzhya, mons. Marian Buczek. Poiché le minacce proseguono, il parroco ha chiesto alle autorità la protezione della polizia, ma “anche molti parrocchiani – conclude padre Zielinski – continuano a sorvegliare la loro chiesa”. DIALOGO INTERRELIGIOSOI cento anni della sinagoga di SofiaHa compiuto cento anni la sinagoga di Sofia, la terza più grande sinagoga di rito sefardita in Europa, dopo quelle di Amsterdam e di Budapest. I sefarditi sono uno dei due principali gruppi ebraici, di comune origine geografica e tradizione culturale. Il termine designa le comunità medievali ebraiche della Spagna (sefarditi deriva da Sefarad, ‘Spagna’ nel loro idioma) e dell’Africa settentrionale, distinguendoli dagli ashkenaziti – il secondo gruppo ebraico – che fanno risalire le proprie origini alle comunità dell’Europa settentrionale, centrale e orientale.Simbolo della comunità ebrea bulgara, la sinagoga di Sofia è stata costruita tra 1905 e 1909. “È un gioiello – ha detto all’agenzia di stampa bulgara “Novinite.com” Robert Jerasi, capo del Consiglio centrale delle comunità ebraiche in Bulgaria – chiunque vi è entrato, ne rimane impressionato”. Progettata dall’architetto austriaco Friedrich Grunanger, la sinagoga ha una capienza di circa 1.300 persone. La costruzione voleva essere “un desiderio di far vedere lo sviluppo e il futuro della comunità ebrea in Bulgaria”, continua Robert Jerasi. I sei giorni di festeggiamenti (dal 6 all’11 settembre) sono culminati mercoledì 9 settembre con una celebrazione in sinagoga alla quale hanno preso parte rappresentanti delle comunità e organizzazioni ebraiche di tutto il mondo. Nel programma anche una tavola rotonda sulla Seconda Guerra Mondiale e il ruolo della Chiesa Ortodossa Bulgara, proposta come “un modello di tolleranza religiosa attiva e di solidarietà civile”, nel salvare la comunità ebrea bulgara.