PARLAMENTO UE
L’intervento del presidente Jerzy Buzek
Dibattiti politici, impegni istituzionali, qualche nuova procedura. Il Parlamento europeo si è riunito in sessione plenaria dal 14 al 17 settembre a Strasburgo, ponendo in un’agenda già piuttosto fitta il voto per la nomina del futuro presidente della Commissione (si veda altro articolo in questo numero di SIR Europa). Fra gli argomenti affrontati, la posizione dell’Unione al G20 di Pittsburgh (oggetto del summit informale dei capi di Stato e di governo del 17 settembre a Bruxelles), il salvataggio di migranti nelle acque del Mediterraneo; il gasdotto Nabucco per le forniture energetiche.Cinque impegni per l’Emiciclo. Il deputato polacco Jerzy Buzek, già primo ministro nel suo paese, tra i leader storici di Solidarnosc, eletto a luglio alla guida dell’Europarlamento, ha tenuto il discorso inaugurale del suo mandato. Buzek ha affermato che “il Parlamento Ue è l’essenza fondamentale del sistema democratico europeo”, “è il custode delle idee e delle radici dell’integrazione” ed è al contempo “impegnato per costruire l’Unione del domani”. In questa direzione l’oratore ha sottolineato “cinque sfide principali che dovremo affrontare insieme in quest’aula”: “la crisi economica e la solidarietà comunitaria, l’energia e la questione ecologica, la politica estera, i diritti umani e il sistema dei valori, il Parlamento europeo e la sua riforma”. L’oratore ha quindi ricordato l’anniversario della caduta del Muro di Berlino che aprì la strada all’allargamento dell’Ue: “Venti anni fa in Europa abbiamo vissuto un miracolo” verso la costruzione di un’Europa unita. Famiglia, donne, lavoro. Sulla crisi economica, il presidente ha osservato: “È la sfida più importante che abbiamo dinanzi; occorre occuparsi della crescita, del lavoro, dell’innovazione e dell’istruzione”. “Il principio di solidarietà e quello della coesione sociale ci devono guidare dovendo aiutare chi perde l’impiego, le fasce più povere della popolazione e chi resta escluso”. Quindi ha specificato: “Occorre rafforzare la famiglia, che non può essere sacrificata per il lavoro” dei coniugi; “dobbiamo promuovere il ruolo delle donne nelle nostre società e nella vita professionale”; “è nostro compito accogliere gli immigrati, che possono arricchire le nostre società, attendendoci da loro una reale apertura all’integrazione”. Nel suo discorso Buzek ha parlato della cooperazione tra Parlamento europeo e assemblee nazionali, così come stabilito dallo stesso Trattato. Questo cosa comporta? “Bisogna rafforzare la nostra collaborazione – risponde Buzek a SIR Europa – perché qui si produce oltre la metà delle leggi vincolanti nei paesi membri. In questo senso possiamo produrre norme più coerenti” e “vicine agli interessi dei cittadini”. Appello agli irlandesi. Nei primi due mesi del suo incarico, Buzek si è attivato per innovare le modalità di lavoro dell’emiciclo: durante le plenarie si svolgerà un “question time” tra deputati e Commissione; inoltre i deputati dispongono di una nuova “carta blu” per interrompere un relatore al fine di porgli direttamente delle domande. Il presidente dell’Europarlamento ha colto l’occasione della sessione per invitare i suoi predecessori a Strasburgo, con otto dei quali ha lanciato un appello affinché gli elettori irlandesi si rechino alle urne il 2 ottobre esprimendosi a favore della ratifica del Trattato di Lisbona. Al messaggio hanno aderito Hans-Gert Poettering, Pat Cox, Nicole Fontaine, José Maria Gil-Robles, Klaus Hansch, Enrique Baron Crespo, Emilio Colombo ed Egon Klempsch. Il documento riconosce che la decisione “spetta solo al popolo irlandese”, ma si osserva che essa “avrà implicazioni per tutti noi, in questa grande famiglia di nazioni”. “Speriamo in un sì” alla ratifica del Trattato, prosegue il testo, “nell’interesse dell’Irlanda e di tutti noi”.Migranti: regole e solidarietà. Partecipando a un dibattito in aula, Jacques Barrot, commissario alla giustizia, libertà e sicurezza, ha affrontato il tema dei movimenti migratori, ribadendo la necessità del “rispetto delle regole” “così come del principio di solidarietà”. “C’è bisogno di una strategia europea per affrontare le migrazioni, perché esse riguardano tutti gli Stati membri, non solo quelli che hanno confini esterni all’Ue”. “È necessaria una cooperazione fra tutti i paesi – ha insistito Barrot – che avvenga su base volontaria, ma che risulti reale ed efficace”. Il commissario francese ha ribadito che “le regole comunitarie vietano il respingimento alle frontiere o sulle coste, negando soccorso ha chi ne ha bisogno e l’eventuale diritto di asilo a chi ne può fare richiesta”. “Occorre sempre dare protezione ai profughi e a quelle persone che nel loro paese potrebbero essere sottoposte a misure coercitive contrarie ai diritti umani”.