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Itinerario non semplice

Quello che Slovenia e Croazia hanno iniziato guardando all’Europa

Saranno una commissione arbitrale formata da esperti di diritto internazionale, sotto la guida dell’Unione europea, o un’intesa bilaterale ad individuare le possibili soluzioni alle questioni aperte fra Slovenia e Croazia. Si tratta di un primo, importante passo verso la soluzione del contenzioso che si sta trascinando ormai dal 1991 e che, di fatto, ha fortemente rallentato negli ultimi dieci mesi il cammino di adesione di Zagabria all’Unione europea e, di conseguenza, l’allargamento dell’Ue a tutti gli altri Paesi balcanici nati dalle ceneri dell’ex-Jugoslavia. Un passo fondamentale per assicurare un futuro stabile di pace all’intera area interessata, negli ultimi anni, da pericolosi focolai di conflitto. Un’opportunità davvero unica per l’Unione di far sentire la propria voce e di rivestire un ruolo da protagonista nel futuro dello scacchiere balcanico, non lasciando il palcoscenico unicamente a Stati Uniti e Russia: un’occasione per far dimenticare all’opinione pubblica le incertezze e divisioni interne che ne hanno caratterizzato l’operatività in un passato anche prossimo e le cui conseguenze negative ancora oggi si fanno sentire (specialmente in Kosovo).Zagabria ha accettato di considerare non validi – per la soluzione della diatriba – i documenti prodotti dopo il 25 giugno 1991 (data della dichiarazione della propria indipendenza) e in cambio Lubiana – pressata in tale direzione dagli Stati Uniti e da numerosi governi occidentali – ha tolto il veto al proseguimento dei negoziati per l’adesione della confinante Repubblica all’Unione. L’arbitraggio o l’intesa bilaterale dovranno definire i confini terrestri comuni, ma soprattutto quelli marittimi, fra i due Paesi: in questo momento la Slovenia non ha accesso diretto alle acque internazionali (con conseguenze non secondarie per la pesca) e, pertanto, pretende che Zagabria sposti di un chilometro e mezzo la linea di confine nel Golfo di Pirano. Probabilmente, in questo caso, si giungerà all’individuazione di una “gestione condominiale” per non precludere gli interessi di alcuno. Ma rimangono da risolvere anche altre questioni quali quella dello stoccaggio delle scorie radioattive della centrale di Krsko (posta in territorio sloveno ma di proprietà di entrambi gli Stati) e il debito della ex-Ljubljanska Banka nei confronti dei risparmiatori croati, i cui depositi sono bloccati ormai da quasi cinque lustri.Un successo di cui il neopremier croato, Jadranka Kosor, (succeduta ai primi di luglio al dimissionario Ivo Sanader) ha decisamente bisogno per bilanciare gli impopolari provvedimenti adottati dal suo governo e finalizzati a porre un argine alla drammatica situazione economica del Paese. Nonostante questi dieci mesi abbiano fatto crescere il numero degli euroscettici, nessuno osa mettere in dubbio la convinzione che l’adesione all’Unione sia l’unica strada percorribile per dare un futuro politico e sociale più stabile alla Croazia. Dopo il via libera di Lubiana, la voglia d’Europa di Zagabria deve però fare i conti con le perplessità di numerose Cancellerie dell’Unione – in primo luogo quella olandese – che lamentano la mancata collaborazione croata con il Tribunale internazionale dell’Aja, specie per quanto concerne la consegna dei documenti riguardanti l’utilizzo dell’artiglieria nella tragica riconquista di Knin nel 1995.Comunque, nel frattempo, la conferenza intergovernativa per l’adesione della Croazia all’Unione è stata messa in calendario venerdì 2 ottobre: in discussione i 14 capitoli di negoziazione fra Zagabria e Bruxelles, 5 da chiudere e 9 ancora da aprire. Significativamente, nello stesso giorno, riprenderanno i negoziati per definire il protocollo d’arbitrato.A questo punto è ipotizzabile individuare nel 2012 l’anno dell’entrata della Croazia nell’Ue; tempi più lunghi, invece, per la sua adesione al trattato di Schengen e per l’adozione dell’Euro. Un’adesione cui dovrebbero, poi, seguire, con effetto domino, quelle degli altri Paesi dell’ex-Jugoslavia. Un itinerario non semplice – considerata la complessità dell’area – ma fondamentale per il futuro dell’Europa.