CEI: PROGETTO CULTURALE

Per un’alleanza educativa

La presentazione del Rapporto-proposta

Un libro “rivolto non solo alla Chiesa, ma all’intero Paese e alle sue classi dirigenti, per offrire un contributo per un’alleanza educativa di lungo periodo”. Così il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, ha definito il Rapporto-proposta “La sfida educativa”, presentato il 22 settembre a Roma. Per il cardinale, si tratta della “prima iniziativa importante” da quando l’anno scorso è stato costituito il Comitato, ed è un Rapporto “che analizza la situazione italiana, ma è anche una proposta che cerca di offrire un orientamento, un’indicazione di massima per il breve ma anche per il medio e lungo periodo”, a partire dalla consapevolezza della “gravità che la questione dell’educazione ha in Italia, nel mondo occidentale e forse nel mondo intero”. Un “approccio globale, e non settoriale”, dunque, quello del volume curato dalla Cei, che “prende in considerazione certo le agenzie educative classiche, come la famiglia, la scuola e la Chiesa, ma anche gli ambienti e i contesti di vita che plasmano le persone, sia nel fare – il lavoro, l’impresa, il consumo – sia nell’immaginare – la comunicazione, lo spettacolo, lo sport…”.
“Una società ricca – ha detto Giuseppe Laterza, presidente della casa editrice omonima che ha pubblicato il volume, moderando il dibattito – è una società che ha un tessuto educativo multiplo: più ricco e plurale è, più la società si avvantaggia, purché non ci siano compartimenti stagni, ma un dialogo continuo”. Della necessità di “recuperare la funzione pubblica della verità”, pur nella consapevolezza che “i discorsi non valgono tutti allo stesso modo”, ha parlato Sergio Belardinelli, coordinatore delle iniziative del Comitato Cei, definendo il volume “una proposta di libertà”, dal “tessuto laico”, a partire da “un’idea di verità che accomuna laici, cattolici e diversamente credenti”.

Chi è l’uomo? Al centro del Rapporto, ha spiegato il card. Ruini, c’è l’educazione intesa come “processo umano globale e primordiale, in cui entrano in gioco gli aspetti fondamentali dell’uomo e della donna, come la relazionalità e il bisogno di amore e di essere amati”. In gioco, quindi, è la “credibilità degli educatori”, all’interno di una concezione di educazione “come nascita, generazione, genesi del soggetto umano”, e nella quale è dunque “decisiva la domanda antica e sempre nuova su chi è l’uomo, chi siamo noi”. Oggi, per il porporato, “c’è una grande difficoltà a fare sintesi sull’idea di uomo, sottoposta a molte tensioni: quando non si sa con precisione cosa sia l’uomo, è difficile educare”. Di qui la necessità di “incrociare” l’idea di educazione alle “situazioni umane in cui ha luogo l’educazione in Italia”. Per quanto riguarda il “versante interno”, il Rapporto si pone in relazione agli Orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio, ma “la sua finalità principale è molto più vasta”. “Come segnala il Papa – ha concluso il card. Ruini – l’educazione costituisce oggi un’urgenza, o meglio un’emergenza, ma rimane per sua natura una sfida di lungo periodo: per questo è indispensabile realizzare intorno ad essa una convergenza che superi, almeno in qualche misura, il variare delle situazioni, delle idee, degli interessi”.

Alle radici della crisi. “Alle radici della crisi educativa, c’è una crisi di fiducia della vita”, ha fatto notare il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, secondo la quale oggi è fondamentale “un’alleanza tra i due pilastri che reggono l’educazione, la famiglia e la scuola”, in un momento in cui “è venuta meno l’alleanza tra le generazioni, e le coppie incontrano maggiori difficoltà a generare figli e a formarli”. Tra gli esempi di buone prassi mirate a “favorire l’integrazione tra gli studenti e a difendere la propria identità” il ministro ha citato l’ora di “Cittadinanza e Costituzione”, istituita nelle scuole di ogni ordine e grado a partire dalla consapevolezza che “integrazione significa rispetto delle diversità, ma non comporta una resa: il rischio, altrimenti, è non consentire una vera integrazione agli immigrati, e non offrire loro quel bagaglio culturale che consenta di inserirsi nel mondo del lavoro”. Sull’importanza dell'”alleanza educativa” anche per quest’ultimo ambito si è soffermata Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che ha affermato che “se il Paese vuole continuare a crescere, deve concentrarsi sull’educazione”, in un contesto, come l’Italia, che “vanta nello stesso tempo uno dei più bassi tassi occupazionali d’Europa tra i 15 e i 29 anni e il più alto tasso di disoccupazione in questa fascia”.

No ai “compartimenti stagni”. “Aprire il dibattito su cosa vuol dire educazione nel servizio pubblico”: a lanciare l’invito è stato Paolo Garimberti, presidente della Rai, a parere del quale “non si può più andare avanti chiedendo alla Rai un servizio di qualità, e nello stesso tempo una situazione economica decorosa”. A proposito del rapporto tra verità e informazione, per Garimberti “è molto importante, per una buona informazione, che si cerchi di raccontare le cose come stanno”, mentre soprattutto sui giornali “si ha sempre meno la percezione di una realtà raccontata così come è realmente accaduta, e sempre più l’impressione che la realtà venga ritoccata perché sia come si vorrebbe che fosse, cosa che accade analogamente in tv”. Di qui la necessità di riflettere “non più soltanto sulla classica separazione tra fatti e opinione, ma anche su quale rappresentazione sia offerta dalla cronaca”.