FONDAZIONE ANTIUSURA

Un “tetto” alla fortuna

Proposta di legge per porre un limite al jackpot del Superenalotto

Un disegno di legge per fissare un tetto alle vincite del Superenalotto. A presentarlo, il 24 settembre, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per il tramite del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, mons. Alberto D’Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura. Scopo della proposta è fissare a 30 milioni di euro il tetto massimo delle vincite al Superenalotto con destinazione del sovrappiù all’investimento sociale. Un limite già esistente ma eliminato all’atto dell’introduzione dell’euro.

Una volontà condivisa. La proposta, come riferito al SIR dallo stesso mons. D’Urso, “che raccoglie la volontà non solo di tutte le Fondazioni antiusura che operano sul territorio, ma si fa interprete dei desideri emersi da più associazioni della società civile, come il Codacons, è stata accolta con attenzione”. A giustificare il disegno di legge, ha spiegato il segretario della Consulta nazionale antiusura, “sono i fenomeni di sovraindebitamento e incremento di prestiti usurai determinati, in tutte le fasce di età e cultura, dalla rincorsa patologica a vincite di spropositata entità”. Nella proposta, la Consulta insiste anche sull’utilizzo delle somme superiori al tetto stabilito per legge per finanziare opere di pubblica utilità e per iniziative sociali, fra l’altro, la cura e il recupero dei giocatori patologici”.

Incremento dell’usura. Come è noto, specialmente dopo il record del “6” che ha portato ad oltre 147,8 milioni di euro la vincita del Superenalotto, si sono alternate le opinioni a favore o contro l’inserimento di un tetto alla vincita del gioco. Dal suo osservatorio, spiega mons. D’Urso, “la Consulta nazionale antiusura ha segnalato che il gioco del Superenalotto sta determinando fenomeni di incremento dei prestiti usurai”. Per la Consulta, infatti, “davanti ad una quota di circa 150 milioni euro, si è determinata, lo scorso agosto, una forma di isterismo collettivo. Durante il periodo precedente si sono verificate presenze nella partecipazione al gioco in tutte le fasce di età e di cultura. Sono giunti in Italia giocatori anche dal resto d’Europa. Il fenomeno ha acquisito un’incidenza sociale notevole venendo a condizionare fortemente la psicologia di diversi giocatori spinti alla ricerca spasmodica, quasi coercitiva, di una vincita eccezionale e straordinaria. Tale obiettivo vincente arreca danno alla personalità dei giocatori e richiede di essere sottoposto ad una particolare attenzione con una disciplina adeguata”. In effetti, l’eccesso di puntate dei giocatori e l’incremento del montepremi, aggiunge il sacerdote, “pur producendo aumento di entrate per lo Stato, tuttavia incidono sui bilanci familiari e rendono pericolosamente fruibile l’ambito delittuoso del prestito usuraio. Non si può ignorare questo rischio che, inquadrato nell’esperienza degli ultimi anni, richiede una particolare normativa che riduca l’ammontare massimo della vincita che si può ottenere nei concorsi pronostici Enalotto, evitando profitti che vadano oltre ogni ragionevole limite”.

Proposta conforme al dettato costituzionale. La proposta di legge, di fatto, consentirebbe di utilizzare le somme superiori al tetto stabilito per finanziare opere di pubblica utilità e per iniziative sociali (tra l’altro la cura e il recupero dei giocatori patologici). “Sui quotidiani nazionali – ricorda mons. D’Urso – sono emerse critiche alla eccessività della somma vincente con indicazioni di migliore utilizzazione delle risorse acquisite, dirigendole verso le ipotesi di aiuti ai terremotati o di opere pubbliche indispensabili. Né si può obiettare che il tetto delle vincite potrebbe ridurre la partecipazione al gioco. In effetti, tale limite tende solo ad eliminare un eccesso di attribuzione patrimoniale che non trova alcuna giustificazione nello spirito della carta costituzionale che, all’art. 1, indica nel lavoro il principio fondante la Repubblica Italiana, con conseguente obbligo per tutti i cittadini di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà economica (art.2)”. Per questo, “voler porre un limite al tetto della vincita al Superenalotto, al fine di scoraggiare il ricorso patologico al gioco, specie d’azzardo, quale alternativa al lavoro, appare conforme ai già citati principi fondamentali”.

Un “limite” necessario. Così facendo, è la conclusione del segretario della Consulta nazionale antiusura, “si arginerebbero anche il sovraindebitamento e il ricorso all’usura per causa di gioco, e i pericolosi fenomeni criminali generati da tali situazioni. Esistono dunque i presupposti necessari per reintrodurre, in maniera più adeguata, un limite alle vincite dei giochi pronostici dell’enalotto, che potrebbe contenersi nella misura di 30 milioni di euro, limite che eviterebbe la sollecitazione spasmodica”.