INGHILTERRA E GALLES

Perché mai più accada

L’impegno della Chiesa cattolica nella lotta agli abusi

Un impegno serio e capillare nella lotta agli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili: con questo spirito la Chiesa di Gran Bretagna e Galles intende affrontare questo delicato tema a partire dall’esame di quanto accaduto in passato perché in futuro simili casi non avvengano più. È quanto si evince dal primo Rapporto annuale del “National Catholic Safeguarding Commission” che è stato presentato il 23 settembre a Londra. La Commissione – spiega il suo presidente Bill Kilgallon – è stata istituita nel giugno del 2008 andando a sostituire l’Ufficio cattolico per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili (il Catholic office for the protection of children and vulnerable adults, Copca), voluto dal card. Murphy O’Connor, allora primate della Chiesa cattolica inglese, in seguito alla pubblicazione del Rapporto Nolan nel 2001. La Commissione. La “National Catholic Safeguarding Commission” nasce con lo scopo di aiutare diocesi e parrocchie perché siano in grado di realizzare un monitoraggio e un presidio costante denunciando, laddove fosse necessario, qualsiasi situazione a rischio. Questo lavoro è svolto da una rete di centinaia di persone, volontari e membri della stessa Commissione, supportato da uno staff professionale. “Il monitoraggio – spiega Kilgallon nel presentare il Rapporto – è essenziale per il ministero della Chiesa. Lo stesso Benedetto XVI ne ha sottolineato l’importanza parlando degli abusi all’interno della Chiesa. Le ferite causate da simili atti – diceva il Santo Padre – corrono in profondità. È compito urgente ricostruire la fiducia laddove è stata danneggiata da quanto è successo in passato e compiere tutti i passi necessari per prevenirli in futuro, così come assicurare che i principi della giustizia siano pienamente rispettati e possano soprattutto sanare le vittime”. I volontari. Il Rapporto sottolinea “il positivo processo” compiuto dalla National Commission nelle parrocchie, nelle diocesi e nelle congregazioni religione. Un processo – si legge nel Rapporto – reso possibile grazie al lavoro che stanno svolgendo migliaia di persone, tutti volontari, che liberamente mettono a disposizione della Chiesa tempo ed energie per assicurare appunto un monitoraggio il più capillare possibile. Dal Rapporto si rileva che ben il 96% delle parrocchie inglesi e gallesi (per un totale di 2.589 parrocchie) può contare della presenza di un rappresentante locale per la tutela dei bambini. Il rappresentante locale – si legge nel Rapporto – svolge un “ruolo pastorale che richiede molte responsabilità, vigilanza e soprattutto deve essere preso seriamente”. Essenzialmente, il rappresentante locale vigila sulle procedure attraverso le quali si accettano le persone che intendono entrare nelle organizzazioni ecclesiastiche a vario titolo e soprattutto su coloro che sono chiamati a lavorare con i bambini e gli adulti vulnerabili. Il Rapporto sottolinea che se prima questo ruolo e questi monitoraggi venivano vissuti con un certo risentimento da parte delle persone, oggi l’atteggiamento nei confronti di queste procedure è cambiato e nell’ultimo anno, le persone sono diventate “molto più cooperative”. Nel 2008, sono stati effettuati circa 17 mila controlli. Le imputazioni. Altro punto estremamente delicato è il rapporto tra i rappresentanti locali della Commissione con le autorità di polizia. Rapporto – sottolinea il Rapporto – che “continua a lavorare bene quando richiesto. È vitale che le nostre strutture, le nostre procedure e il nostro staff possano godere di credibilità professionale e di condividere informazioni delicate con la polizia, per meglio capire e gestire il rischio”. A questo proposito, nel 2008, ci sono state 50 imputazioni con un coinvolgimento di 64 presunte vittime. Tutte le imputazioni sono state trasmesse alla polizia. In 29 casi, non è stata presa nessuna azione per insufficienza di prova, perché il presunto abusatore era morto o perché le inchieste effettuate hanno dimostrato la non fondatezza della imputazione. I patti per reinserire chi ha offeso. È stato anche stabilito un rapporto di collaborazione tra il “National Offender Management Service”, un’agenzia del Ministero della giustizia che si occupa di persone che hanno commesso abusi quando vengono reinserite nella comunità e la “National Catholic Safeguarding Commission”. Sono stati così pensati dei “covenants of care”, ovvero patti per monitorare chi ha commesso abusi ma viene reinserito nella comunità per evitare che si renda responsabili di nuovi crimini. In base a questi patti – ne esistono in questo momento 178 in tutto il paese – l’individuo si assume precisi impegni rispetto al proprio comportamento nei confronti della Chiesa. La Chiesa ha anche organizzato 464 eventi di training in Inghilterra e Galles nel 2008 che hanno coinvolto 5.565 persone e hanno trattato un’ampia gamma di argomenti dalla sicurezza nei pellegrinaggi a come lavorare a contatto con adulti vulnerabili. Una conferenza nazionale viene anche organizzata due volte l’anno. L’ultima risale all’ottobre del 2008 e un’altra avrà luogo nel marzo 2010. Oltre 130 persone hanno partecipato alla prima conferenza.