POLONIA
Viaggio di una delegazione ortodossa russa su invito dei vescovi
Si è conclusa il 29 settembre la visita in Polonia di un gruppo di religiosi ortodossi del Patriarcato di Mosca, realizzata su invito della Conferenza episcopale polacca (Kep) e preparata insieme alla Chiesa ortodossa polacca. I religiosi fanno parte del monastero di San Nilo, che si trova sulla piccola isola Stolobny sul lago Seliger non lontano da Ostashkov. Un luogo per i polacchi particolarmente significativo. Guidati dall’archimandrita Arkadij Gubanov, i religiosi hanno visitato Varsavia e Czestochowa, Gniezno e Plock nonché i più importanti santuari ortodossi. La delegazione è stata ricevuta inoltre dal presidente della Conferenza episcopale polacca, mons. Jozef Michalik, e si è incontrata con le famiglie dei prigionieri del campo di Ostaskhov. Il sogno di Giovanni Paolo II. Durante la visita (dal 23 al 29 di settembre scorso) è stata prospettata l’eventualità di un appello comune delle due Chiese “al rispetto della verità storica e alla riconciliazione tra polacchi e russi”. Il portavoce della Kep, don Jozef Kloch è del parere che i colloqui tra rappresentanti del Patriarcato di Mosca e dell’episcopato polacco rendono probabile un futuro scambio di missive simili a quelle definite ormai “storiche” tra l’episcopato polacco e tedesco (lettera dei vescovi polacchi a quelli tedeschi con le famose parole “Perdoniamo e chiediamo perdono” del 1965 e la recente lettera sottoscritta dai presidenti delle due Conferenze episcopali in occasione del 70° della Seconda Guerra Mondiale). Don Kloch non esclude che la prossima plenaria della Kep possa poi “ispirare ulteriori passi nel dialogo tra le due Chiese”. “Il sogno di Giovanni Paolo II – aggiunge il segretario generale della Conferenza episcopale polacca, mons. Stanislaw Budzik – era che l’Europa possa respirare con i due polmoni: di tradizione latina e quello di tradizione ortodossa” ha ricordato dopo l’incontro con i religiosi ortodossi Penso, ha affermato, che in questi giorni abbiamo preso la prima profonda boccata d’aria”. Il Monastero di San Nilo. Il quotidiano Gazeta Wyborcza ha definito la visita della delegazione russa in Polonia “un evento storico” sia per la sua valenza religiosa sia quella politica. In occasione del 70° anniversario della guerra si è potuto vedere che, nonostante le commemorazioni ufficiali con la presenza dei rappresentanti di diversi Paesi allora belligeranti, le terribili esperienze sono tutt’ora causa di divisioni dovute alle differenti interpretazioni del passato. Per i polacchi poi il monastero di San Nilo è un luogo particolarmente significativo. Eretto nel seicento sull’isola Stolobny, quel posto è noto come luogo di prigionia di un numero che va da 10 a 15 mila di civili e religiosi, poliziotti e prigionieri di guerra polacchi, di cui almeno 6.200 furono giustiziati con un colpo alla nuca nel 1940 dalla NKVD e poi sepolti a Mednoye. Oggi il cimitero di Mednoye, accanto a quello di Katyn, è uno dei luoghi più significativi per l’ultimo secolo della storia della Polonia, attaccata nel settembre del 1939 sia dalla Germania nazista sia dalla Russia di Stalin. La Madonna Nera di Czestochowa. La delegazione ortodossa intende dedicare nel monastero di San Nilo una speciale cappella alla Madonna Nera di Czestochowa ed ha ricevuto a questo fine dai frati paolini di Jasna Gora la copia del celebre quadro. Così, come ha affermato don Kloch “sarà possibile celebrare la memoria delle vittime del campo di Ostashkov in segno di riconciliazione”. “Difficile sopravvalutare un tale gesto”, ha affermato mons. Budzik e, ricordando che “la cappella sarà costruita proprio in un luogo che evoca i ricordi tra i più dolorosi per i rapporti tra la Russia e la Polonia”, ha auspicato che “sulle macerie di quelle dolorose memorie si possa pregare per l’unità delle nostre Chiese e per la riconciliazione tra i due popoli”. L’archimandrita Arkadij Gubanov ha sottolineato che la cappella con l’icona della Madonna Nera sarà un luogo di preghiera di grande importanza per tutta la Chiesa ortodossa russa in quanto l’effige della Madonna di Czestochowa “unisce i cristiani polacchi e russi, unisce le due Chiese, e i due popoli”. “La copia dell’icona della Madonna Nera a Ostashkov può fare molto di più per la riconciliazione di quanto non possono fare le azioni dei politici”, ha affermato l’archimandrita. I commenti. Secondo i vari commentatori delle questioni religiose in Polonia la visita per la quale i preparativi sono stati iniziati un anno e mezzo fa (e quindi ancora durante il patriarcato di Alessio II) può essere davvero un significativo passo verso la riconciliazione. Quel “gesto meravigliosamente ecumenico” come lo definisce Jan Turnau, uno degli intellettuali cattolici polacchi più noti, tuttavia non è avvenuto nel vuoto, e non lo si può interpretare senza accennare alla visita del patriarca Kirill nelle Isole di Solovki dove fu tenuto prigioniero dei lager sovietici suo nonno, e prescindendo dalle parole dell’arcivescovo Hilarion, responsabile nel Patriarcato di Mosca per gli affari esteri, secondo il quale “Stalin può essere a pieno titolo paragonato a Hitler” in quanto “ha portato al genocidio delle intere popolazioni del proprio Paese ed è personalmente responsabile della morte di milioni di persone innocenti”.