LIBERTÀ DI STAMPA
L’esperienza dei settimanali cattolici del territorio ” “
“Questa Italia ci appare ciclicamente attraversata da un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti. Questa stessa Italia, nostra patria, chiede a tutti e a ciascuno un supplemento di amore, un amore fiducioso anche nel coinvolgimento degli altri, un amore capace – nel discernimento sapiente – di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando innanzitutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità più generale”.
Partiamo da queste parole del card. Angelo Bagnasco, tratte dalla prolusione tenuta il 21 settembre al Consiglio episcopale permanente, per tornare sulla questione della libertà di stampa. La domanda del presidente della Cei bussa alla coscienza e, con lo stile del rispetto, invita ad alzarsi in quota per uscire da una mediocrità che spesso imprigiona pensieri e parole.
La domanda va anche (o soprattutto?) ai media e chiede in quale misura essi, nei termini di una professionalità che dovrebbe vivere e crescere alla luce di un’etica condivisa, contribuiscano a incoraggiare e sostenere quel “discernimento sapiente” che è proprio di ogni persona e di ogni società sagge e lungimiranti.
Mentre continua, opportunamente, il dibattito sulla libertà di stampa – ogni libertà è sostanziata dalla reciprocità tra diritti e doveri – le parole del card. Bagnasco invitano a non sostare alla periferia del tema. Chiedono di entrare nel vivo di una questione che coinvolge la coscienza, una questione che non è semplicemente tecnica.
Il tentativo, ripetutosi spesso negli ultimi tempi, è invece di fermarsi agli aspetti cosiddetti tecnici al punto di ritenere che la notizia in se stessa, o una sua parvenza, sia un valore assoluto al quale sacrificare tutto e tutti.
Un cinismo che i maestri dell’informazione hanno ripetutamente rifiutato.
Una deriva che vede anche la preoccupazione di Benedetto XVI.
“Simili prospettive che enfatizzano la natura strettamente tecnica dei media – scrive il Papa nella Caritas in veritate – favoriscono di fatto la loro subordinazione al calcolo economico, al proposito di dominare i mercati e, non ultimo, il desiderio di imporre parametri culturali funzionali a progetti di potere ideologico e politico”.
Riflessioni d’attualità anche per la realtà italiana e che non possono essere lasciate alla porta del dibattito e delle iniziative sulla libertà di stampa.
La piazza ha un suo indubbio grande significato, tuttavia è un luogo che non viene mai prima dello spazio intimo della coscienza, è un luogo che non può vivere di contrapposizioni, risentimenti.
È da cercare una direzione diversa per l’informazione nel nostro Paese prima che si allunghino ulteriormente le distanze con i cittadini, prima che i media abbiano nulla o poco da dire.
Un direzione che porti a considerare l’etica professionale come bussola irrinunciabile e come terreno sul quale professionisti cattolici e non cattolici possono insieme ritrovare il significato ultimo del loro lavoro.
Alcuni sono già in questa direzione come i settimanali cattolici del territorio (186 testate, riunite nella Fisc, per 1 milione di copie): forse una stampa di serie B per la povertà di mezzi ma certamente una stampa di serie A per una professionalità che nel rispetto della dignità di ogni persona trova un sostegno sul percorso di libertà e di dialogo con la gente.
Paolo Bustaffa