SINODO AFRICA
Le relazioni sui rapporti degli altri continenti ” “
Nel corso della seconda congregazione generale del Sinodo per l’Africa, che si è svolta nel pomeriggio del 5 ottobre, sono state presentate le relazioni sui rapporti dei vari continenti con l’Africa. Di seguito alcuni spunti.
America Latina. “L’Africa e l’America Latina sono continenti molto diversi”, tuttavia “in America Latina la popolazione di origine africana è più numerosa” di quella indigena, ha esordito mons. Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida e presidente del Consiglio episcopale latino americano (Celam). Sottolineando l’alto tasso di persone che nei due continenti vive in situazioni di estrema povertà, l’arcivescovo ha messo in luce “alcuni punti” per un “possibile scambio fraterno” tra le due Chiese. “In ambito episcopale – ha detto – possiamo condividere con l’Africa la grande ricchezza” dei 54 anni di vita del Celam. Si potrebbero invitare, ha aggiunto, “i vescovi della Chiesa cattolica” dei due continenti “per uno scambio di esperienze” e “potrebbe essere ampliata l’esperienza già esistente di diocesi e congregazioni religiose che inviano missionari alla Chiesa in Africa”. Sarebbe inoltre “reciprocamente arricchente” offrire a seminaristi e sacerdoti una formazione “in alcune delle Chiese particolari in America Latina”.
Stati Uniti. La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti da tempo lavora con le Conferenze episcopali e le associazioni “nel continente africano per la ricerca della pace e della giustizia”, ha reso noto mons. Wilton Daniel Gregory, arcivescovo di Atlanta. “La risorsa più grande della Chiesa africana è la sua gente”. Molti degli africani giunti di recente nel nostro Paese: “Operai specializzati, esperti uomini d’affari e studenti”, ha spiegato, portano con sé “una fede cattolica profonda e dinamica” e “ci sfidano a riscoprire le nostre tradizioni spirituali, spesso messe da parte”. L’Africa “possiede molte altre risorse che il mondo oggi brama e a volte persegue con grande avidità e spesso con violenza”. Risorse che, ha sottolineato mons. Gregory, “sono una benedizione per questo pianeta e possono essere usate non solo per portare prosperità ai popoli dell’Africa, ma, se considerate correttamente”, anche per portare unità tra i popoli della terra.
Asia. Le Chiese in Asia e in Africa “hanno straordinarie somiglianze”. La sottolineatura è di mons. Orlando B.Quevedo, arcivescovo di Cotabato e segretario generale della “Federation of Asian Bishops’ Conferences” (“Fabc” – Filippine). Tra le sfide pastorali comuni: “inculturazione e dialogo interreligioso”, relativismo, “impatto negativo della globalizzazione sui poveri, declino dei valori morali”, minacce “al matrimonio e alla famiglia”, ingiustizie nei confronti delle donne e dei bambini, “violenti conflitti che turbano le società africane e asiatiche”. Non solo ombre, tuttavia: mons. Quevedo ha evidenziato anche la presenza di “movimenti di giustizia e di pace” impegnati per la trasformazione della società civile”, “per l’integrità nella vita pubblica e la cura del creato”. Motivo di gioia e di speranza, ha concluso, i “molti fermenti positivi in seno alla Chiesa, nelle piccole comunità cristiane, tra uomini e donne nella vita religiosa e tra il clero, che portano i valori del Regno di Dio nei nuovi areopaghi”.
Oceania. “Come in Africa, la Chiesa esiste in Oceania grazie a missionari eroici provenienti soprattutto da Irlanda, Francia, Germania e Italia”, ha detto mons. Peter William Ingham, vescovo di Wollongong, presidente della “Federation of Catholic Bishops’ Conferences of Oceania” (Fcbco – Australia). Nel suo continente, ha riconosciuto, “gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo sono ben lungi dall’essere raggiunti”, anche se la povertà, la violenza e l’ingiustizia “in Africa sono realtà ben più minacciose”. La Chiesa dell’Oceania, che sostiene progetti di sviluppo della Chiesa africana, ha “tanto da imparare” dalla sua testimonianza “malgrado le sue schiaccianti difficoltà” tra cui anche il flagello dell’Aids e le calamità naturali, ha aggiunto il vescovo. “Attualmente – ha concluso – stiamo accogliendo molti africani che hanno iniziato una nuova vita dopo conflitti tribali, violenze e regimi oppressivi” e “la mia diocesi e altre si stanno adoperando per accogliere candidati al sacerdozio provenienti da Paesi africani”.
Europa. “Il lavoro comune ormai consolidato con i vescovi africani nel quadro dei programmi comuni Ccee/Secam”, in particolare su migrazione e schiavitù, è stato richiamato dal card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccce). “Noi, cattolici d’Europa – le parole del cardinale – abbiamo imparato” a seguire “con attenzione la sorte dei cristiani africani” e a “stimare la vostra fedeltà, la vostra testimonianza e i martiri africani che danno la vita – anno per anno in numero preoccupante – per Cristo e la Chiesa”. La “determinazione di non dimenticare i fratelli bisognosi” è forte “tra i cattolici d’Europa”. Al tempo stesso, ha concluso il presidente Ccee, “desideriamo studiare meglio le vostre esperienze liturgiche e catechetiche, e la dinamica delle vocazioni sacerdotali”.