UE E IRLANDA
Ora si guarda a Varsavia e a Praga
“Teachtaireacht an-simplí atá agam inniu; Go raibh maith agat, a Éire: lá mór is ea é, d’Éirinn agus don Eoraip”: José Manuel Barroso ha stupito molti osservatori di questioni europee, ma non certo gli elettori irlandesi. Appena saputo dell’esito positivo del referendum per la ratifica del Trattato di Lisbona, il presidente della Commissione ha rilasciato una dichiarazione in gaelico, lingua ancora coltivata e parlata sull'”isola verde” e inserita tra i 23 idiomi ufficiali dell’Ue. “Il mio messaggio di oggi è semplice – ha poi tradotto Barroso -. Grazie Irlanda. È un gran giorno, per l’Irlanda e per l’Europa”. I timori di un nuovo stop alle riforme istituzionali si sono dissolti e ora gli sguardi si spostano da Dublino a Varsavia e Praga, dove sono attesi gli ultimi due via libera alla “mini costituzione”.“Europa più forte”. Il referendum del 2 ottobre ha visto crescere, rispetto a quello tenutosi 16 mesi prima, l’affluenza alle urne (59%), segno che il voto era ritenuto importante per il paese e per l’intera Europa. I “sì” al Trattato hanno raggiunto il 67,1% contro il 32,9% di “no”. Il premier irlandese Brian Cowen, favorevole al Trattato, sull’approvazione del quale aveva investito il suo futuro politico, ha affermato: “Il popolo irlandese ha fatto sentire la propria voce, forte e chiara. Abbiamo compiuto un passo decisivo per un’Irlanda più forte e per un’Europa più forte”. Declan Ganley, tra gli esponenti più in vista del fronte contrario, ha ammesso: “Era una decisione di cruciale importanza per l’Irlanda e la decisione è stata presa”. Riforme attese. Ora l’attenzione si volge ai due paesi in cui, pur essendo già stato ratificato il Trattato per via parlamentare, si attende la firma dei rispettivi presidenti: in Polonia il capo dello Stato è Lech Kaczynski, nella Repubblica ceca si tratta di Václav Klaus. Il primo ha già fatto sapere che apporrà il proprio sigillo al testo di riforma dell’Unione, il secondo attenderà invece un ultimo pronunciamento della Corte costituzionale. Entrambi sanno che ormai gli sguardi degli Stati membri e delle istituzioni Ue sono puntati su di loro e che un ulteriore ritardo costringerebbe a rimandare riforme attese e condivise, isolando i “ritardatari” dalla famiglia europea.Elettori rassicurati. Ovviamente positivi – a tratti addirittura entusiastici – i commenti dei responsabili di Consiglio, Commissione e Parlamento Ue; così come quelli della gran parte delle forze politiche presenti all’Europarlamento. Solo i conservatori, gli euroscettici e le sinistre estreme rimangono contrarie, seppur con motivazioni differenti, a Lisbona. “Oggi è una grande giornata per l’Europa – ha detto Fredrik Reinfeldt, primo ministro svedese e presidente di turno del Consiglio dei 27 -. L’Europa ha ascoltato le richieste emerse dal popolo irlandese e vi ha risposto”. Il riferimento va alle rassicurazioni fornite a Dublino circa la non ingerenza comunitaria sulle materie della tutela della vita, della legislazione familiare, del fisco e della neutralità militare. “Sono convinto – ha osservato Reinfeldt – che il Trattato di Lisbona renderà l’Unione allargata più democratica, più efficace e più trasparente”.La strategia di Reinfeldt. Lo stesso Reinfeldt ha messo a punto un piano per accelerare i tempi dell’entrata in vigore. Dando per scontata la firma del presidente polacco, è stata fissata una riunione per il 7 ottobre a Bruxelles per “verificare la situazione” con il premier ceco Jan Fischer. Sempre mercoledì 7 il tema viene discusso in plenaria al Parlamento europeo. L’8 ottobre, invece, il ministro degli esteri svedese Cecilia Malmström volerà a Praga. Tornando al voto, Barroso ha sostenuto che il “sì” è stato favorito dalla “mass di informazioni” giunte ai cittadini irlandesi, “assieme alle garanzie giuridiche” fornite da Bruxelles, “fra cui il mantenimento di un commissario per ogni Stato membro”, diversamente da quanto previsto dal Trattato.Lavorare insieme. Per Jerzy Buzek, presidente dell’Eurocamera, “il popolo irlandese ha dimostrato un grande attaccamento al progetto” comunitario. “Stiamo scrivendo insieme la storia dell’Europa”, ha aggiunto, con enfasi, il politico polacco. Il quale ora lancia lo sguardo in avanti: “Dobbiamo lavorare per superare le difficoltà. I nostri cittadini sono preoccupati dalle questioni economiche, dalla disoccupazione, dal problema energetico, dalle migrazioni e dalle tendenze demografiche. Dobbiamo agire insieme, come è successo nel passato, secondo uno spirito di solidarietà”. Joseph Daul, capogruppo dei Popolari, afferma: “Ringrazio gli elettori irlandesi per la saggezza di cui hanno dato prova”. Per il leader dei Socialisti, Martin Schulz, “questo voto apre le porte a un’Europa più forte, efficiente e prospera”. Guy Verhofstadt, capogruppo dei Liberaldemocratici, riflette: “L’Europa non è la causa, ma la soluzione ai grandi problemi che ci troviamo di fronte”.