COMECE
Giornate sociali cattoliche per l’Europa (Danzica, 8-11 ottobre 2009)
“Far toccare con mano – ma anche con la mente e con il cuore – ai giovani, che sono il futuro dell’Europa, un passato recentissimo ma per loro già lontano”. Questo, spiega a SIR Europa mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e vicepresidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), uno degli obiettivi della prima edizione delle “Giornate sociali cattoliche per l’Europa” che la Comece promuove dall’8 all’11 ottobre a Danzica. “La solidarietà. La sfida per l’Europa” è il tema dell’incontro ospitato, non a caso, nella città che fu culla di Solidarnosc. SIR Europa ha parlato dell’appuntamento con mons. Jarecki, che è anche il presidente della Commissione preparatoria delle Giornate.Quale l’obiettivo delle Giornate?“Cercare alla luce della dottrina sociale della Chiesa, applicata ai problemi politici, economici e sociali con i quali si trova a convivere l’Europa contemporanea, le strade di una solidarietà ‘europea’ di fronte all’attuale crisi mondiale. Solidarietà come sfida e come meta da raggiungere coinvolgendo anche i giovani, che vogliamo introdurre nel vivo del dibattito sui valori europei. E questo iniziando dalla visione dell’uomo – e dunque dal valore della dignità umana e del diritto alla vita oggi sempre più minacciati e che devono pertanto interpellare l’Unione europea in ambiti quali la bioetica, il lavoro, l’ambiente e le migrazioni – per concludere con il tema del bene comune in prospettiva globale e per le future generazioni. Ma il percorso di riflessione prevede anche i temi della famiglia, cellula vitale della società che nonostante la sua crisi rimane ancora principale valore di riferimento dei cittadini europei e ha bisogno di protezione e sostegno; delle linee guida cristiane per il modello economico e sociale europeo, tenendo conto che nei prossimi mesi verrà dibattuto e adottato il seguito della Strategia di Lisbona; della solidarietà coniugata con la sussidiarietà. Su tutti questi ambiti e partendo dall’ispirazione che può offrire la dottrina sociale della Chiesa, ci interrogheremo sulle possibili iniziative concrete a livello europeo e sul contributo dei cittadini”.Quali le motivazioni per la scelta della data e del luogo?“Abbiamo deciso di organizzare le Giornate nell’anniversario dei 70 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale, a 30 anni dalla prima visita di Giovanni Paolo II in Polonia (1979) e a 20 anni dalle prime ‘semilibere’ elezioni del Parlamento polacco e dal ritorno alla democrazia nell’Europa dell’est. La scelta è caduta simbolicamente su Danzica perché proprio nel cantiere navale della città il 31 agosto 1980 i lavoratori in sciopero firmarono con il governo polacco il cosiddetto ‘accordo di agosto’ che segnò la nascita di Solidarnosc che ha dato il via al cambiamento in Polonia e costituisce l’apripista dei cambiamenti in tutti i Paesi dell’Europa ex comunista”.Avete voluto coinvolgere un gran numero di giovani…“Circa il 50% dei partecipanti ha meno di 35 anni. Molti lavorano presso il “Centro europeo di Danzica”, attivo nel campo della ricerca storica e delle scienze sociali e coorganizzatore delle Giornate insieme all’iniziativa di solidarietà dei cattolici tedeschi “Renovabis”. Altri sono impegnati presso il “Centro sul pensiero di Giovanni Paolo II” di Varsavia. Numerosi, provenienti da vari Paesi, fanno parte della Commissione preparatoria. Sono i giovani i primi artefici dell’Europa del futuro; per questo vorremmo renderli consapevoli della radice che ha riportato la libertà e la democrazia nell’Europa dell’est consentendo l’avvio del processo di riunificazione del continente. Senza radici non c’è speranza per il futuro, ma per loro, che non hanno vissuto questi eventi, la storia di vent’anni fa è già lontana. Vogliamo fargliela toccare con mano, con la mente e con il cuore per farla vivere e fruttificare nei rispettivi Paesi. Dalla consapevolezza delle proprie radici e dall’esempio dei coraggiosi protagonisti di queste vicende, i giovani possono trarre motivazioni ed entusiasmo per dare nuovo slancio all’Europa”.Che cosa si attende la Comece da questo incontro?“Speriamo che questo appuntamento divenga un’occasione privilegiata di riflessione per i cattolici europei e al tempo stesso mostri quanto è indispensabile la solidarietà tra uomini e nazioni. Da esso ci attendiamo inoltre l’ispirazione ad un impegno sempre più profondo nella costruzione di una casa comune europea fondata sulla solidarietà e mirante al bene di ogni suo cittadino”.Come valuta il risultato del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona? “Il voto positivo aumenta la possibilità di concludere il processo di ratifica del Trattato entro la fine di quest’anno, e la sua successiva entrata in vigore porterà ad un migliore funzionamento delle istituzioni comunitarie, anche nell’ambito del processo di integrazione e di perseguimento del bene comune cui ho già accennato. Inoltre grazie all’art. 17, il dialogo Chiese-Istituzioni Ue, già consolidato negli anni, verrebbe ulteriormente rafforzato”.