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Europa-Africa: il card. Péter Erdő (Ccee) al Sinodo in Vaticano
“Un lavoro comune ormai consolidato”: il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), intervenuto alla seconda congregazione generale del Sinodo per l’Africa in corso in Vaticano fino al 25 ottobre, ha definito in questi termini l’attività svolta “con i vescovi africani nel quadro dei programmi comuni del Consiglio delle Conferenze episcopali europee e del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam)”. “In diverse città africane ed europee si sono svolti lavori comuni” su “argomenti come la migrazione, la schiavitù ed altri problemi umani e cristiani”. Il percorso comune. Nel 2003 il Ccee ed il Secam hanno considerato l’urgenza di approfondire la comune responsabilità tra i vescovi d’Africa e d’Europa, soprattutto per l’evangelizzazione, sulla base della comunione sacramentale. Nel 2004, decimo anniversario del Sinodo speciale per l’Africa (1994), si è realizzato a Roma un primo simposio storico a cui hanno partecipato 50 vescovi africani e 50 vescovi europei insieme a rappresentanti di organismi di solidarietà. Tema dell’incontro “Comunione e solidarietà tra l’Africa e l’Europa”. Oggi Ccee e Secam sono impegnati nella realizzazione del progetto quadriennale (2006-2010) “Comunione e solidarietà tra l’Europa e l’Africa nell’epoca della mobilità umana”, con seminari annuali. Questo progetto si concluderà nel 2010 con un secondo simposio di vescovi africani ed europei.Promuovere la riconciliazione. Con lo sguardo rivolto al continente africano il card. Erdő ha osservato: “Come sapete bene, anche la terra d’Europa è una terra bagnata di sangue”, e dopo avere richiamato la seconda guerra mondiale, ha ripercorso le vicende successive al crollo del muro di Berlino, quando “gli abitanti, e specialmente i cattolici della parte occidentale e di quella orientale del nostro continente, si sono liberamente incontrati” prendendo atto “di tutta la complessità della nostra storia comune. Soprattutto i popoli dell’Est europeo si sono sentiti spesso nella loro storia colonizzati e sfruttati. Persino nei primi secoli dell’epoca moderna vi sono stati interi villaggi del Sud-Est europeo di popolazione cristiana finiti nei mercati di schiavi dell’Oriente”. “La storia recente dell’Europa – ha proseguito il presidente Ccee – ha lasciato anche molte ferite che sono ancora lontane dalla piena guarigione”; per questo le Chiese sono in prima linea nel ricercare e promuovere “la riconciliazione dei cuori, la purificazione della memoria e la fratellanza costruttiva” nella “parte centrale ed orientale” del continente. I primi sono stati “i vescovi tedeschi e polacchi”, con “un grande atto di riconciliazione che all’inizio non è stato compreso da molti gruppi delle loro società. Voce della Chiesa e forza dei martiri. Eppure, secondo il porporato, “anche se la voce della Chiesa e la testimonianza di ciascun cristiano sembrano deboli, anche se essa spesso non appare in prima pagina sui grandi mezzi di comunicazione, questa voce sottile è più forte di ogni rumore, bugia, propaganda o manipolazione. Siamo testimoni della forza dei martiri”, di quelli europei e di quelli africani. “Adesso – ha aggiunto – cominciano a essere beatificati e canonizzati i testimoni dell’Agnello, uccisi per la loro fede nel XX secolo”, mentre “noi, cattolici d’Europa, abbiamo imparato dalla nostra storia a seguire con attenzione anche la sorte dei cristiani africani ed abbiamo imparato a stimare la vostra fedeltà, la vostra testimonianza, e i martiri africani che danno la loro vita – anno per anno in numero preoccupante – per Cristo e per la Sua Chiesa, dunque anche per noi. La Chiesa in Africa ha meritato la nostra gratitudine e la nostra profonda stima”. Per il presidente Ccee “lo scambio dei doni non è un programma che vale soltanto tra la parte occidentale ed orientale dell’Europa. Questo è doveroso anche tra i fedeli, tra le Chiese particolari anche a livello continentale ed universale. La possibilità della solidarietà” e “la determinazione di non dimenticare i fratelli bisognosi neanche in tempi di crisi è ferma tra i cattolici d’Europa”. Allo stesso tempo, ha concluso il card. Erdő, “desideriamo studiare meglio le vostre esperienze liturgiche, catechetiche, la dinamica delle vocazioni sacerdotali, le possibilità di costruire insieme la Chiesa di Cristo in Europa, in Africa e ovunque nel mondo”.